Festa della Repubblica a Verona, il sindaco Sboarina: «È un’Italia che vuole rialzarsi»

«Quella rinascita postbellica mi spinge oggi ad un naturale parallelismo perché il 2 giugno 2020 vede il nostro Paese in una analoga situazione di ricostruzione», ha detto il sindaco

Il sindaco Sboarina, il prefetto Cafagna e il presidente della Provincia Scalzotto

Si è svolta stamattina, in forma ristretta e statica per il rispetto del distanziamento sociale, la cerimonia del 2 giugno per la festa della Repubblica. In piazza Bra si è tenuto l'alzabandiera, seguito dagli interventi del sindaco Federico Sboarina e del Prefetto Donato Cafagna, che ha poi letto il messaggio del presidente Mattarella. Presenti le autorità civili, i rappresentanti delle Forze dell'Ordine e dell'Esercito, il vescovo e, per la prima volta, anche alcuni esponenti delle categorie sanitarie.

Erano presenti il professor Enrico Poletti, il dottor Albano Montresor e la coordinatrice del settore infermieristico Elena Rizzi, ai quali è stato rivolto l'applauso del pubblico presente. In applicazione alle norme anti assembramento dovute alla pandemia, la manifestazione di quest'anno non ha potuto svolgersi con il consueto programma, non ci sono state le cerimonie al chiuso in Gran Guardia così come non si è tenuto l'ammainabandiera nel pomeriggio.

Il discorso del sindaco di Verona Federico Sboarina

Di seguito riportiamo il testo integrale del discorso tenuto dal primo cittadino di Verona Federico Sboarina in occasione della cerimonia per la festa della Repubblica svoltasi quest'oggi i piazza Bra:

«Il 2 giugno del 1946, con un referendum, gli italiani decisero di ricostruire il nostro Paese partendo dalla forma repubblicana. Dopo 74 anni, questo giorno è la Nostra festa, la ricorrenza nella quale rendiamo omaggio ai simboli della vita democratica e ai valori che ci rendono una comunità. L’orgoglio dell’identità nazionale ha nella Festa delle Repubblica la sua massima espressione.

Quella rinascita postbellica mi spinge oggi ad un naturale parallelismo perché il 2 giugno 2020 vede il nostro Paese in una analoga situazione di ricostruzione. È un’Italia che vuole rialzarsi dopo un’emergenza che è stata prima sanitaria e poi economico-sociale. Non a caso, in molti abbiamo paragonato questi mesi ad una guerra che abbiamo combattuto con tanta forza e determinazione.       

Orgoglio e unità nazionale furono le leve che allora portarono alla democrazia, al diritto di voto alle donne e alla nostra Costituzione, ancora adesso la Legge che con grande modernità governa la convivenza civile del nostro popolo. Allo stesso modo oggi siamo chiamati a rimboccarci le maniche e la Festa della Repubblica assume un significato ancora più profondo e partecipato. Quel Tricolore che da marzo ad oggi ci ha accompagnati in tanti momenti di sofferenza, ci ricorda di essere un popolo unito da una storia, una cultura e un insieme di valori. Con lo stesso orgoglio, coesione e unità nazionale dell’Italia post bellica dobbiamo oggi ripartire perché la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, perché le disuguaglianze siano colmate affinché nessuno resti indietro e le famiglie abbiano il sostegno per crescere.  

Questa festa nazionale è l’occasione per mandare un pensiero e chiedere un applauso agli operatori sanitari che più di ogni altro sono stati in prima linea per fare in modo che noi oggi siamo qui a festeggiare. Con uguale trasporto voglio ricordare chi invece non c’è più, veronesi vittime di una pandemia che non verranno mai dimenticati.

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