Festa della Liberazione, Sboarina: «Si superino le contrapposizioni»

Il sindaco è intervenuto alla cerimonia commemorativa in Gran Guardia e ha detto: «Questa è una giornata che serve a smuovere la coscienza collettiva e a costruire una democrazia sempre più solida»

Foto di repertorio

Oggi è il 25 aprile, Festa della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo e sono state tante le celebrazioni che si sono svolte a Verona e in tutta la provincia.

Nel capoluogo, il sindaco Federico Sboarina ha partecipato alla messa in piazza Bra, a cui è seguito l'alzabandiera vicino al monumento di Vittorio Emanuele. Il corteo si è poi spostato in piazza Viviani per la deposizione delle corone alla targa dei Caduti della battaglia in difesa del palazzo delle Poste e alla Sinagoga, davanti alla targa in memoria della medaglia d'oro Rita Rosani. Poi, il ritorno in piazza Bra per la deposizione di tre corone ai piedi del monumento ai Caduti di tutte le guerre, del monumento al Partigiano e della targa dei Deportati nei campi di sterminio.

Dopo le 11, Sboarina è intervenuto alla cerimonia commemorativa in Gran Guardia, il cui oratore ufficiale è stato il professore Stefano Biguzzi, presidente dell'Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea.

Un'occasione per riflettere sui valori fondanti della patria e sull’identità della nostra nazione - ha detto Sboarina nel suo discorso - Un tempo per parlare di libertà, unità nazionale, giustizia e solidarietà civile. Una celebrazione, quella del 25 aprile, che appartiene a tutti gli italiani e che, a 74 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, non deve essere solo una mera ricorrenza formale, ne uno strumento divisivo ma un'opportunità per mettere in moto un autentico processo di pacificazione nazionale. Quando nel 1945 venne annunciata la fine della guerra, iniziò un nuovo cammino democratico, sul quale oggi abbiamo il dovere di lasciare anche le nostre orme. Ecco perché le contrapposizioni ideologiche di 74 anni fa oggi devono essere superate. Questa è una giornata che serve a smuovere la coscienza collettiva e a costruire una democrazia sempre più solida. Senza dimenticare quanto successo, ma anzi conservando vivo il ricordo e la memoria storica, a monito di quella che fu una tragedia che non si deve ripetere mai più. Ma con lo sguardo proteso al futuro e alle nuove generazioni, affinché a loro giungano forti i valori di queste celebrazioni. È ai giovani, ai nostri figli e nipoti, che dobbiamo trasmettere non solo la conoscenza ma anche una coscienza capace di imparare dalla storia e di rifiutare la violenza, per promuovere la pace e la democrazia, che con fatica in passato sono state conquistate. A loro dobbiamo dire che anche oggi possono essere protagonisti di un percorso di unità, che veda al centro il bene comune e non i singoli interessi. Princìpi che fanno delle persone donne e uomini di valore. In grado di fare la differenza. Oggi tutti ci dobbiamo riconoscere nei simboli della nostra patria: il tricolore e il canto degli italiani, per il quale tanti uomini e tante donne hanno dato la vita. Ma anche la Costituzione, che di quel 25 aprile 1945 è figlia, ed è proprio l'esempio e il simbolo tangibile di quella pacificazione e di quella unità nazionale che la giornata di oggi deve rappresentare. I nostri padri costituenti ci hanno lasciato in eredità lo strumento supremo a cui tutte le leggi devono conformarsi. La Costituzione è anche il simbolo e l'insieme di regole per garantire una vera pacificazione che resti duratura nel tempo, oltre le ideologie e le diverse appartenenze. Non dimentichiamo mai la lezione che ci hanno dato, ci serve quotidianamente per costruire un futuro di pace e serenità per i nostri figli.

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