rotate-mobile
Lunedì, 27 Giugno 2022
Attualità Centro storico / Corso Porta Nuova

Tra l'emergenza Ucraina e quella Covid-19. «Un 8 marzo tutto particolare»

Nella Giornata Internazionale della Donna, il presidente del Veneto Luca Zaia esprime gratitudine per il genere femminile ma anche dolore per le vittime di violenza. «Dobbiamo impegnarci tutti in una battaglia culturale sempre più incisiva»

«Oggi è una giornata della donna tutta particolare». Un 8 marzo particolare quello che stiamo vivendo oggi e che il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha voluto sottolineare. Questa Giornata Internazionale della Donna è infatti incastrata tra due emergenze, quella del coronavirus da cui stiamo uscendo e quella ucraina in cui siamo appena entrati. «Vediamo donne coraggiose piangere ma resistere per i loro bambini e le loro famiglie sotto le bombe in Ucraina, o in fuga attraversando una specie di inferno, con le lacrime agli occhi ma con lo sguardo fiero - ha dichiarato Zaia - Torniamo qui da noi e troviamo donne in prima linea nella lotta alla pandemia, nelle corsie degli ospedali come nei laboratori di ricerca; donne alla guida di grandi università venete, donne che si fanno largo a colpi di capacità in ogni settore della vita sociale. Sono tutte queste le donne alle quali va dedicato questo 8 marzo. Senza retorica, con rispetto e ammirazione».
Ed è la gratitudine verso il genere femminile il sentimento espresso oggi dal presidente della Regione. Un grazie per ciò che la donna «rappresenta nel mondo, nell'impresa, nelle istituzioni e per quello che ogni donna, anche la più umile che pensa alla famiglia e al lavoro, getta in campo quotidianamente perché le cose vadano meglio, dalla famiglia, alla politica, alla grande impresa, al mondo della cultura». Ma alla gratitudine, Zaia ha affiancato anche il dolore ed il ricordo «per tutte le donne che, ancora nel terzo millennio, sono vittime di violenze inaudite, spesso perpetrate in ambito famigliare, e per le molte che hanno perso la vita. Dobbiamo impegnarci tutti in una battaglia culturale sempre più incisiva».

Una battaglia culturale che si deve concentrare su ogni genere di disuguaglianza tra uomo e donna, tra cui anche quella pensionistica. Il sindacato dei pensionati Spi Cgil Veneto ha infatti approfittato di questo 8 marzo per accendere i riflettori su questa discriminazione, figlia di una condizione femminile che, soprattutto negli anni passati, vedeva le donne costrette a lavori part-time e precari se non addirittura all’unico ruolo della casalinga. Secondo i dati elaborati dal sindacato regionale, In Veneto l'importo medio delle pensioni del settore privato riservate alle anziane è di 711,98 euro lordi. Al contrario, gli assegni previdenziali degli uomini ammontano a una media di 1.355,24 euro, circa il doppio. «Affrontare il problema del divario di genere sugli stipendi e sulle pensioni è fondamentale per combattere le discriminazioni - hanno commentato dalla segreteria regionale dello Spi Cgil - Teniamo conto che nella nostra regione contiamo circa 255mila vedove ultra65enni molte delle quali vivono con una pensione di reversibilità ben inferiore ai mille euro lordi. Come numeri i vedovi sono cinque volte di meno. Ovviamente è necessaria una riforma complessiva che invochiamo da tempo perché questo divario pensionistico è ingiusto e intollerabile».

Per fortuna che in campo economico qualcosa sta cambiando. Un quinto delle imprese veronesi, ad esempio, sono guidate da donne. Sono 19.581, in crescita dello 0,6% rispetto al 2019 ed i settori in cui aumentano di più le imprese in rosa sono le costruzioni (5,4%) e servizi (3,9%).
Le cifre sono state analizzate dall'Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Verona e Roberta Girelli, presidente del Comitato per l’imprenditorialità femminile, li ha commentati così: «In tre anni le imprese femminili si sono strutturate e hanno acquisito maggior peso specifico, pur mantenendo una percentuale sul totale delle imprese lievemente inferiore alla italiana (22,03%), probabilmente per la ricchezza del tessuto socio-economico per cui è meno sentita l’esigenza di mettersi in proprio rispetto ad altre aree. A fronte di un calo delle società individuali e personali, abbiamo rilevato infatti un aumento del 5,5% delle società di capitali. Con la Legge di Bilancio è stato istituito un fondo da 400 milioni di euro per le imprese femminili. Il fondo prevede finanziamenti fino a 400mila euro per progetti di investimento con contributi che vanno a finanziare anche il capitale circolante. Si tratta di un mix di contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero che si compone diversamente a seconda del progetto presentato. Non ci sono limiti all’anzianità d’impresa né alle forme: il fondo è rivolto sia alle imprese che alle libere professioniste. Ci sono già strumenti che finanziano le imprese anche con premialità per la presenza femminile ma su 54mila progetti di startup presentati, la presenza rosa nella compagine societaria è di una su 3».
Le imprese al femminile della provincia di Verona che si occupano prevalentemente di servizi sono 7.092 unità. Dopo i servizi, il settore a maggior presenza femminile è il commercio (4.396 imprese), seguito dall'agricoltura (2.979), da alloggio e ristorazione (2.297) e dall'industria (1.366). Quanto alle cariche societarie, le donne socie, amministratrici o titolari sono 39.894, il 26,4% del totale degli imprenditori veronesi. Di queste 4.703 sono straniere.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Tra l'emergenza Ucraina e quella Covid-19. «Un 8 marzo tutto particolare»

VeronaSera è in caricamento