La proposta di Benini: «Intitoliamo una via o una piazza a Giorgio Gaber»

«Non è solo stato uno dei cantautori più influenti del ‘900. Oggi molti professori hanno inserito nel loro programma scolastico un approfondimento su Giorgio Gaber e sul suo “Teatro Canzone”»

Federico Benini

Il 25 gennaio di 80 anni fa nasceva a Milano Giorgio Gaber. Nella notte del 31 gennaio 2002 ci ha lasciato dopo una lunga malattia.
A 17 anni dalla sua scomparsa Verona non ha ancora una via o una piazza intitolata a una delle figure più eclettiche del secolo scorso.

A lanciare la proposta è il consigliere comunale del Partito Democratico di Verona, Federico Benini

Giorgio Gaber, infatti, non è solo stato uno dei cantautori più influenti del ‘900, che con ironia e sagacia ha saputo descrivere i cambiamenti della società, il rapporto tra singolo e massa, tra dominati e dominatori, ma è anche l’inventore del “teatro canzone” uno stile teatrale in cui la prosa diventa musica e viceversa, un modo per arrivare direttamente al cuore dello spettatore catturando la sua attenzione con una commistione tra teatro e musicalità.
Oggi molti professori hanno inserito nel loro programma scolastico un approfondimento su Giorgio Gaber e sul suo “Teatro Canzone” e molte città hanno dedicato vie, piazze, teatri e scuole allo stesso artista.
È dovere e compito di una amministrazione pubblica promuovere la divulgazione di figure come Giorgio Gaber che hanno dato lustro al nostro Paese.
Per questo motivo lo scorso 17 giugno ho depositato una mozione al fine di chiedere al comune di Verona di intitolare una via o una piazza a Giorgio Gaber e lunedì è stata inserita all’ordine del giorno del consiglio di giovedì 14 febbraio.
Mi auguro che il consiglio comunale accolga positivamente la mozione.
Rilancio un messaggio che Gaber ha voluto dare agli Italiani e che io penso debba essere valido per tutti i politici, una sorta di elogio alla sensibilità.

L'appartenenza

non è un insieme casuale di persone

non è il consenso a un'apparente aggregazione

l'appartenenza

è avere gli altri dentro di sé.

(Giorgio Gaber - Canzone dell’appartenza)

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