Domenica, 14 Luglio 2024
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Primo caso in Europa di febbre Oropouche diagnosticato a Negrar

Il virus è stato rilevato dal dipartimento di malattie infettive, tropicali e microbiologia del Sacro Cuore Don Calabria in una paziente con una storia recente di viaggi nella regione tropicale caraibica

È stato diagnosticato all'ospedale di Negrar il primo caso in Europa di febbre Oropouche. L'omonimo virus è stato rilevato dal dipartimento di malattie infettive, tropicali e microbiologia del Sacro Cuore Don Calabria in una paziente con una storia recente di viaggi nella regione tropicale caraibica. Il caso è stato già segnalato alle autorità sanitarie e alla Ulss di competenza della Regione Veneto, nonché ai servizi di informazione e monitoraggio internazionali.

Il virus è stato isolato nel laboratorio Bsl3 del dipartimento, primo passo per poter sviluppare test diagnostici specifici e studi sulla capacità di veicolarlo da parte di zanzare e moscerini diffusi anche da noi.

«La febbre Oropouche è causata da un virus scoperto nel 1955 nel sangue di un lavoratore forestale di Trinidad e Tobago - ha spiegato Federico Giovanni Gobbi, direttore del dipartimento di Negrar - Si tratta di un virus diffuso normalmente nella regione amazzonica, ma ciò che è più rilevante è che si tratta di un virus che viene trasmesso all’uomo dalle punture di insetti. La febbre Oropouche è una delle arbovirosi più diffuse del Sudamerica, con oltre 500mila casi diagnosticati dal 1955 a oggi. Un numero probabilmente sottostimato viste le limitate risorse diagnostiche disponibili nell’area di diffusione. I sintomi della febbre Oropouche si manifestano di solito dai 3 agli 8 giorni dopo dalla puntura dell’insetto vettore, e sono in gran parte sovrapponibili a quelli di altre febbri virali tropicali come dengue, zika o chikungunya: febbre superiore ai 39 gradi accompagnata da mal di testa, dolore retrorbitale, malessere generale, mialgia, artralgia, nausea, vomito e fotofobia. Sono stati inoltre registrati sporadici casi di interessamento del sistema nervoso centrale, come meningite ed encefalite. Nel 60% circa dei casi dopo la prima fase acuta i sintomi si ripresentano, in forma meno grave: di solito da due a dieci giorni, ma anche dopo un mese dalla prima comparsa».

«Le arbovirosi come la febbre Oropouche, o come dengue, zika, chikungunya - ha precisato Concetta Castilletti, responsabile dell'unità di virologia e patogeni emergenti dell'ospedale di Negrar - costituiscono una delle emergenze di salute pubblica con le quali dobbiamo abituarci a convivere. I cambiamenti climatici e l’aumento degli spostamenti delle popolazioni umane rischiano di rendere endemici anche alle nostre latitudini virus un tempo confinati nella fascia tropicale. È fondamentale essere sempre preparati a rispondere all’emergenza di patogeni che non sono abitualmente diffusi nella fascia mediterranea, e sotto questo aspetto l’essere riusciti ad isolare il virus ci fornisce un’arma in più per affinare la diagnostica e la ricerca. La diagnosi tempestiva e la sorveglianza costante, unite a interventi di salute pubblica come le disinfestazioni, rimangono lo strumento principale per contenere questi rischi».

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