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Pietro Maso - Immagine d'archivio

Pietro Maso - Immagine d'archivio

Ricca eredità per Pietro Maso da una pensionata? Quasi certamente una bufala

Non sono stati trovati ulteriori riscontri dopo la notizia pubblicata nella giornata di lunedì, dove si parlava di un'ex professoressa originaria di Salerno che avrebbe nominato Maso erede di una cospicua fortuna

Alla fine dell'articolo da noi pubblicato lunedì lo avevano scritto ed evidenziato "il condizionale è d'obbligo" ed infatti la notizia della professoressa 97enne che avrebbe lasciato a Pietro Maso una cospicua eredità, pari a circa 850 mila euro, sarebbe in realtà una bufala, o se preferite fake news. 

Alla nostra redazione, così come ad altre testate, nella serata di domenica era arrivata la comunicazione via mail dall'associazione Giustitalia, secondo la quale la professoressa scomparsa avrebbe deciso di nominare Maso erede del suo patrimonio «in ragione del pentimento e del ravvedimento dimostrato, perchè possa rifarsi una nuova vita onesta». A sostenere tale notizia erano stati allegati il testamento olografico lasciato dalla donna e alcuni suoi documenti come la Carta d'Identità e la Tessera Sanitaria, coperti però nei "punti giusti", ovvero il cognome, l'indirizzo, gli occhi, così da rendere anonima la donna. 
Contattati telefonicamente dalla nostra redazione, i rappresentanti di Giustitalia avevano affermato che stavano cercando di mettersi in contatto con Maso senza avere fortuna, così da comunicargli la lieta la sua inaspettata fortuna. 

La notizia allora è stata pubblicata con il doveroso utilizzo del modo condizionale, visto che gli accertamenti sono proseguiti poi nelle ore successive. Nessun fondamento però è stato riscontrato, così come non è stato possibile risalire all'identità della signora. Le ricerche invece porterebbero a pensare che le stesse persone che hanno contatto la nostra redazione, in precedenza avessero messo in piedi altre associazioni come "Agitalia", le cui fake news sono riportate da butac.it
Tutta la vicenda sembra essere dunque una grossa presa in giro, che ha coinvolto anche testate giornalistiche nazionali. 

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