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Durata dei fallimenti, migliorano i tribunali veneti: procedure più rapide

Lo rivela il report «La durata dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sui crediti deteriorati» rilasciato da Cerved e dalla società tra avvocati La Scala

Un portafoglio di 100 euro di crediti bloccati in società fallite potrebbe valere 27 euro nei tribunali più efficienti e solo 5 in quelli più lenti. L'equivalente fermo in esecuzioni immobiliari varrebbe fino a 60 euro a Trieste, il foro più rapido, ma appena 8 euro a Locri.
Nel complesso, il valore netto stimato delle sofferenze sul mercato si attesta a circa 25 miliardi di euro se si valuta con la prospettiva di un investitore specializzato, mentre dal punto di vista delle banche, che possono finanziarsi a tassi decisamente più favorevoli, risulterebbe pari a 34,5 miliardi. Secondo le elaborazioni di Cerved e La Scala questo valore potrebbe aumentare in modo consistente se tutti i tribunali si uniformassero per efficienza a quello di Trieste: 12 miliardi in più (37 in totale) nell’ottica di un investitore e 8,3 miliardi in più in quella di una banca.
Sono alcune delle evidenze contenute nel report «La durata dei fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sui crediti deteriorati» appena rilasciato da Cerved, data-driven company specializzata nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, e dalla società tra avvocati La Scala.

Velocità ed efficienza sono i principi che dovrebbero guidare l'attività di recupero dei crediti - ha commenta Valerio Momoni, direttore marketing e business development di Cerved - La lentezza in questo processo, effettiva o anche solo percepita, riduce il valore dei crediti deteriorati con impatti importanti sui bilanci delle banche e sull'economia dell'intero Paese.

Infatti, nonostante gli indubbi miglioramenti dei numeri della giustizia civile (le cause pendenti sono diminuite del 3,1%, per un totale di circa 3 milioni 460mila fascicoli giacenti), nel 2018 i tempi di chiusura delle procedure fallimentari rimangono lunghi e fortemente differenziati sul territorio: in media è necessario attendere 7,1 anni per la chiusura di un fallimento (4 mesi in meno del 2017), con un gap che va da circa 4 anni nei tribunali più efficienti, in genere al Nord, a oltre 15 anni nei meno performanti. Discrepanze che si ripercuotono in maniera significativa sul valore dei crediti deteriorati. «Valutare l'impatto dei tempi di durata delle procedure, esecutive e fallimentari, significa verificare la capacità del sistema di smaltire l'arretrato accumulato, l'incidenza delle riforme legislative, il miglioramento delle singole fasi del processo e, non ultimo, la concentrazione geografica e numerica dell'efficienza o inefficienza. I dati analizzati confermano un trend positivo e un'inversione di rotta determinata anche dalle recenti riforme: si inizia a recuperare l'arretrato e migliora la produttività degli uffici giudiziari. Il futuro delle procedure potrebbe essere sempre più vicino alle medie europee», hanno dichiarato le partner di La Scala Società tra Avvocati Tiziana Allievi, responsabile del team esecuzioni immobiliari, e Luciana Cipolla, responsabile del team concorsuale.

I dati analizzati da Cerved e La Scala relativi alle procedure fallimentari e alle esecuzioni immobiliari confermano un quadro in miglioramento, in particolare grazie all’introduzione delle aste telematiche. Ora si tratta di applicare correttamente le Linee guida del Csm con le buone prassi in materia di esecuzioni immobiliari e il nuovo Codice della crisi d'impresa, che riformerà la disciplina fallimentare.

I dati del 2018 evidenziano un aumento dell'efficienza media dei tribunali italiani, ma i tempi di chiusura dei fallimenti variano molto per area territoriale, con le regioni del Nord caratterizzate da performance migliori rispetto al Centro e al Sud, anche se dal 2017 ovunque i fallimenti chiusi hanno superato le procedure aperte nello stesso anno.
I tribunali del Veneto sono diventati più rapidi nel chiudere i fallimenti (6,6 anni nel 2018 contro 7,1 del 2017) e più efficiente per carico di procedure pendenti (63,3% nel 2017 contro il 61,1% del 2018).

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