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Il discorso del premier Draghi davanti agli alunni della scuola media "Dante Alighieri"

In merito al conflitto in Ucraina Draghi ha detto: «La guerra: naturalmente chi attacca ha sempre torto. Chi attacca usando la violenza ha sempre torto. Quindi c’è una differenza tra chi è attaccato e chi attacca: questo bisogna tenerlo in mente»

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si è recato quest'oggi, venerdì 20 maggio, in visita a Sommacampagna dove ha incontrato gli studenti della scuola secondaria inferiore "Dante Alighieri". In seguito il presidente Draghi ha deposto una corona di alloro all’Ossario di Custoza ed ha infine visitato l'azienda "Masi Agricola" .

Nel corso del suo intervento dinanzi alle classi, il premier ha spiegato: «Mi hanno veramente commosso le parole di chi ha parlato prima. Credo non ci sia molto che vi possa dire. Una cosa però mi è venuta in mente quando mi è stato presentato quel bellissimo dono, quella bellissima rosa per mia moglie. Una delle domande previste in questa conversazione in classe era “Presidente quale è il suo idolo?”. Più che pensare a idoli, spesso viene in mente: devo qualcosa a qualcuno nella mia vita per quel che sono diventato, per quello che ero, per tutto. E mi vengono in mente tre gruppi di persone: innanzitutto devo moltissimo ai miei genitori, non tanto devo dire dal punto di vista materiale, ma dal punto di vista spirituale, psicologico, formativo, l’amore per il lavoro. Il fatto che bisogna lavorare, è importantissimo, è parte della nostra esistenza. Il rispetto delle regole, ma anche una consapevolezza, sapere chi sei, che cosa ci stai a fare qui, cos’è che combini. Te lo devi chiedere tutti i giorni, cos’è che ho fatto oggi. Ecco, questa è una delle cose che vengono da parte della mia famiglia di origine. Poi ho avuto degli insegnanti straordinari, a scuola, all’università, e anche dopo negli studi successivi che ho fatto in America e anche in Italia. Quanti insegnanti bravi ci siano la gente non lo capisce, lo ignora. Ma sono tanti e bravissimi, e in un certo senso voi li avete davanti. Come ha detto il presidente Zaia prima, sono veramente quelle persone che non solo si sacrificano, perché il sacrificio ha l’idea di una persona che è triste e che deve fare qualcosa perché lo deve fare, ma si divertono a stare con voi. E sono coloro che vi danno i primi messaggi della vita. Sono coloro che vi dicono: “ma tu che hai fatto?“. Sono coloro che vi aiutano a trovare la consapevolezza di voi stessi. Gran parte di loro lo fanno col sorriso».

«Per tornare alla rosa, - ha proseguito Mario Draghi - la terza persona più importante a cui effettivamente devo gran parte di quel che ho fatto negli ultimi 40-50 anni è mia moglie. Ogni tanto mi viene in mente la quantità di fesserie che avrei fatto se non ci fosse stata lei. E anche alla capacità di capire il momento psicologico - ne ho attraversati tanti nella mia vita. E poi la famiglia che si è creata, i figli, i nipoti della vostra età. E' tutta una storia bella che si centra su di lei, un applauso per lei. La canzone è stata bellissima, veramente bella. La pace, la libertà, la democrazia, la pari dignità: come diceva il presidente Zaia prima, questo è uno Stato dove si curano tutti, non ci sono differenze. Naturalmente noi facciamo di tutto perché questi valori siano verificati nella realtà, perché spesso uno dice delle parole che poi non hanno riscontro nei fatti. Ecco, quello è uno dei doveri che abbiamo tutti noi: cercare di far sì che alle parole corrispondano i fatti. Che alle parole della Costituzione, che sono bellissime, le parole della vostra canzone, corrispondano i fatti. È una cosa complessivamente semplice a capirsi, non è molto difficile, però richiede una partecipazione, una voglia di cambiare le cose. Perché le cose da sole non vanno verso quei valori, vanno diversamente: vanno male. È questo il fatto, quindi voglia di cambiare le cose, di cercare di puntare sempre a questi valori. Questo è un po’ quello che veramente dà senso a quello che noi siamo».

Il presidente del Consiglio ha quindi affrontato direttamente il tema del conflitto in Ucraina: «La guerra: naturalmente chi attacca ha sempre torto. Chi attacca usando la violenza ha sempre torto. Quindi c’è una differenza tra chi è attaccato e chi attacca: questo bisogna tenerlo in mente. È come se vedessimo uno grosso grosso dare schiaffi a uno piccolo piccolo. Secondo me le donne questo non lo fanno. E noi che facciamo, l’istinto qual è? È quello di andare lì, dire di smetterla, aiutarlo, aiutare il piccolino. Quello che è successo in Ucraina è che il piccolino è diventato sempre più grande e ora si ripara bene dagli schiaffi. È diventato sempre più grande per due motivi: prima di tutto perché è stato aiutato da tutti gli amici, in tantissimi modi. E poi perché combatte, si difende per un motivo, la libertà. Noi italiani viviamo questa guerra, per fortuna, di riflesso, da lontano. Ci chiediamo e mi chiedo cos’è che si può fare oltre ad aiutare quello che era un piccolino e ora è grosso. Per aiutare l’amico, l’amica. Quello che si può e si deve fare è cercare la pace, cercare di fare in modo che i due smettano di sparare e comincino a parlare. Questo è quello che noi, italiani, io, dobbiamo cercare di fare. L’ultima volta che ho parlato con il presidente Putin ho cominciato la telefonata dicendo: “La chiamo perché voglio parlare di pace“. E mi ha detto: “Non è il momento”. “La chiamo perché vorrei che ci fosse un cessate il fuoco”. E lui: “non è il momento”. ”La chiamo perché forse molti di questi problemi li potete risolvere solo voi due: lei presidente Putin e lei presidente Zelensky. Perché non vi parlate?”. “Non è il momento”. Invece ho avuto più fortuna l’altra settimana quando sono andato a Washington. Parlando con il presidente Biden, gli ho detto che forse è solo da lui che Putin vuole sentire una parola. E quindi gli ho detto di telefonare a Putin. Devo dire che il suggerimento ha avuto più fortuna, perché il giorno dopo, non lui, ma i ministri della Difesa russo e americano si sono sentiti».

Il premier ha quindi aggiunto: «Noi viviamo questa guerra anche in un altro modo. Ci sono tanti rifugiati ucraini. In Italia avevamo già una comunità ucraina molto grande in Italia, la più grande in Europa di circa 230 mila persone. Ora sono arrivati con la guerra quasi 120.000 rifugiati, gran parte di loro sono donne e bambini, e ci sono molti bambini minori non accompagnati, cioè soli. Di fronte a questa ondata di persone che scappano dalle bombe con le loro case distrutte, l’Italia e le famiglie italiane sono state straordinarie. Hanno aperto le porte delle loro case, i rifugiati sono accolti e - altra cosa straordinaria - i bambini e i ragazzi sono tutti a scuola. Le scuole italiane, questo va detto è un capolavoro di amore e di efficienza, sono state straordinarie. Sono stati incanalati nei percorsi scolastici e persino ai bambini che vanno all’asilo è stata data l’assistenza sanitaria immediatamente, assistenza finanziaria, un po’ di soldi. Questo Paese è stato straordinario per l’amore che ha mostrato. Questo è il modo in cui noi italiani partecipiamo a questa guerra: da lontano, aiutando gli amici, ma aiutando anche i piccoli amici che arrivano. Questo è stato un esempio di cui noi dobbiamo essere orgogliosi. Tra l’altro, la parola ‘amore’ figura molto chiaramente nella canzone che ho appena sentito».

Affrontando quindi da vicino il contenuto di una delle lettere che ha ricevuto dagli studenti e che hanno spinto il premier Draghi alla sua visita odierna nella scuola di Sommacampagna, il presidente del Consiglio ha spiegato: «In una delle lettere che ho ricevuto, c’è una frase molto giusta che dice: “Non dobbiamo vederli, i russi, solo come cittadini russi, ma anche come cittadini del mondo”. La leggo in questo modo: i cittadini russi non sono colpevoli per quel che fa il loro governo. I cittadini russi quindi dobbiamo e dovremo, quando la guerra sarà finita e le condizioni, le circostanze ce lo permettano, considerarli non come nemici. Perché non sono loro i nemici: questo è importante ricordarselo. Significa cercare la pace». 

Cambiando tema, il premier si è soffermato sulla questione della pandemia e delle mascherine in classe: «Si diceva prima che questa guerra non ci voleva proprio e soprattutto perché viene dopo la pandemia. Capisco che voi abbiate sofferto tantissimo con la mascherina in classe. Soffro regolarmente quando me la metto. A proposito, il presidente Zaia ha detto qualcosa sui pessimisti: il pessimista non serve a niente. Perché il pessimista, o la pessimista, sta lì seduto a dire che le cose non vanno bene e non fa niente però. Sta lì a criticare, si dispiace, è arrabbiato e triste. Una cosa la fa: spesso ti fa capire delle cose di cui tu magari non ti accorgi. Però, a parte questo, è uno stato d’animo che non produce. Quindi bisogna essere ottimisti, bisogna guardare al futuro come una opportunità, non come un rischio. Non vi dovete preoccupare, e guardare con ansia al futuro: guardate con ottimismo il futuro. Il futuro è lì perché voi ve ne impadroniate, perché voi diventiate protagonisti del futuro. Bisogna guardare al futuro come a una partita: la volete vincere? Senno perché giocare se già la volete perdere. Questo è il futuro: bisogna vincere ed essere contenti soprattutto di starci nel futuro. E niente ansia, - ha esortato il premier Draghi - mi raccomando. Quindi, a proposito della pandemia, avete fatto cose straordinarie, siete stati bravissimi. Avete rispettato le regole e - grazie anche al vostro rispetto delle regole ma anche soprattutto ai vaccini - spero proprio che con l’anno prossimo non ci sia più bisogno di mascherine. Spero proprio che la pandemia non ritorni. So quanto avete sofferto perché la cosa più importante alla vostra età, ma anche dopo, è stare insieme. Parlavo prima della consapevolezza. I vostri insegnanti vi aiutano ad acquistare consapevolezza, i vostri genitori vi aiutano, ma sono anche i vostri amici che vi aiutano. Lo stare insieme vi aiuta a capire chi siete. Ricordatevi sempre con amore, con bontà, con allegria. Vi dovete divertire, - ha concluso il presidente del Consiglio Mario Draghi - e su questo del divertimento vi saluto e vi faccio tante congratulazioni ancora».

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