Contro il dpcm, esercenti in piazza: «Siamo a terra, ma ci vogliamo rialzare»

Diverse centinaia le adesioni alla protesta organizzata da Fipe-Confcommercio. Due le richieste: indennizzi rapidi e a fondo perduto per la categoria e la possibilità di poter tornare a lavorare in sicurezza

Manifestazione di Fipe-Confcommercio in Piazza Bra

C'erano baristi, ristoratori e gelatieri, ma anche i gestori di discoteche e dei locali notturni ed esponenti di altri settori come i titolari di agenzie di viaggio, i tassisti e chi gestisce palestre e piscine. Questa mattina, 28 ottobre, diverse centinaia di manifestanti hanno partecipato alla mobilitazione nazionale della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) di Confcommercio, organizzata in Piazza Bra a Verona ed in altre 23 piazze di tutta Italia.

Gli esercenti hanno steso delle tovaglie e le hanno apparecchiate, come se ci fossero dei tavolini. Ma i tavoli non c'erano e così sono stati apparecchiati solo dei rettangoli di piazza, davanti a Palazzo Barbieri. Una protesta simbolica, visto che lo slogan della manifestazione era «Siamo a terra». È stato apparecchiato per terra perché così si sentono i manifestanti, a terra, sia moralmente che economicamente.

La principale ragione della protesta è l'ultimo dpcm, entrato in vigore lunedì scorso. Il provvedimento impone la chiusura al pubblico alle 18, permettendo a ristoratori e baristi di continuare la loro attività in orario notturno solo per le consegne a domicilio. Una limitazione motivata dall'emergenza coronavirus, ma che per molte attività economiche potrebbe significare la chiusura definitiva.

Due le richieste della piazza: indennizzi rapidi e a fondo perduto per la categoria e la possibilità di poter tornare a lavorare in sicurezza.

Per Fipe-Confcommercio hanno preso la parole il presidente della sezione di Verona Paolo Artelio ed presidente regionale Erminio Alajmo.

IL DISCORSO DI PAOLO ARTELIO

«Oggi siamo qui, siamo a terra, siamo qui come in altre 23 altre piazze italiane, in una delle città e delle province più visitate del Paese, che vive anche e direi soprattutto di turismo e di ospitalità. Numerosi, coraggiosi, pacifici si, ma determinati, noi siamo quelli che ogni giorno si rimboccano le maniche. Ma di fronte a questa tragedia, purtroppo, non basta. Siamo a terra economicamente. Il settore dei pubblici esercizi perderà quest’anno almeno 27 miliardi di euro su 96 di fatturato complessivo. 300mila posti di lavoro nel nostro settore rischiano di scomparire definitivamente. L’ulteriore imposizione della chiusura alle 18 ci costerà da sola 2,1 miliardi di euro, impedendo a 600mila persone di lavorare. Tutto questo oggi costa caro a noi, ma il conto lo pagherà tutto il Paese. Se è vero, come è vero, che bar, ristoranti, pizzerie, catering, discoteche e sale da ballo popolano paesi, città, metropoli, vie e piazze del nostro Paese, dando a questi luoghi, vita, luce, socialità. Prima di questa tragedia, ogni giorno davamo da mangiare a oltre 11 milioni di persone, siamo il luogo del primo caffè e sorriso al mattino, del pranzo d’affari, della cena fra amici, spesso rappresentiamo i luoghi dove la memoria ha fissato i ricordi più intimi e belli della nostra e vostra vita. Ma siamo imprese anche noi, con i nostri bilanci e i conti da far tornare a fine serata. Siamo più di 300mila e diamo lavoro a più di 1milione e duecentomila persone in tutta Italia, e sulle nostre imprese vive un indotto importante. Siamo infatti la parte terminale della lunga filiera del cibo, la filiera agroalimentare, a cui ogni anno garantiamo acquisti per 20 miliardi di euro. Siamo parte fondamentale dell’identità italiana, ragione primaria per il turismo e componente del vantaggio competitivo del Made in Italy, il primo motivo per cui i turisti stranieri scelgono di tornare nel nostro Paese. Nella provincia di Verona sono oltre 7.000 le imprese dei pubblici esercizi attive, quasi 4.000 delle quali nella città capoluogo; insieme al commercio, questo settore che è presidio e ambasciatore del nostro territorio dà lavoro a quasi 100mila dei 410mila occupati del territorio veronese, stando ai dati della Camera di Commercio. In Veneto i pubblici esercizi sono circa 26mila con quasi 85mila occupati, per un valore dei consumi che nel 2019 ha toccato 8,3 miliardi di euro. Eppure, siamo a terra. Comprendiamo e siamo responsabili di fronte ad una tragica emergenza sanitaria, subiamo però da mesi la sconfortante definizione di attività non essenziali ogni volta in cui la situazione si complica. Eppure, tutte le attività economiche sono essenziali quando producono reddito, occupazione, servizi. E tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari assegnati. E noi li abbiamo applicati, accollandoci spesso costi importanti e responsabilità spinose. Per questo, infine, siamo a terra moralmente. Perché dopo tutto questo, a quasi otto mesi dal primo lockdown, non veniamo considerati alleati dell’ordine pubblico e non vediamo riconosciuto il nostro valore sociale, ma ci sentiamo usati ancora una volta come capro espiatorio di socialità per controlli che mancano e misure di organizzazione che fanno difetto. Ci sfibra l’incertezza e ci demotiva l’instabilità, in un’insensata gara all’untore, e allora lo vogliamo dire con forza. Non siamo noi i responsabili della curva dei contagi. Noi non siamo il problema. Possiamo e vogliamo essere parte della soluzione. Siamo a terra, ma non ci arrendiamo ne abbiamo intenzione di farlo. Lo diciamo con il pensiero che va agli amici e colleghi hanno chiuso definitivamente e a quelli che si sono tolti la vita o hanno perso la voglia di viverla. Oggi siamo in 24 piazze anche per loro, per dire a tutti voi e a tutti noi che un’altra strada è possibile. Anche per loro, noi ci vogliamo rialzare».

IL DISCORSO DI ERMINIO ALAJMO

«Il Governo ha preso provvedimenti per garantire ristori ad indennizzo delle perdite di fatturato. Non vogliamo essere disfattisti, apprezziamo gli impegni espressi, ma dopo mesi di burocrazia esigiamo che arrivino non presto, ma subito, come avviene negli altri Paesi europei. E speriamo che arrivino accompagnati da interventi di mitigazione dei costi a partire da interventi sulle locazioni, dal prolungamento degli ammortizzatori sociali e dalla cancellazione di impegni fiscali e sulle moratorie dei pagamenti. Gli indennizzi al settore sono un atto dovuto, non una misura compensativa: nulla può compensare la negazione del diritto al lavoro. Queste misure sono necessarie per rimetterci in piedi. Chiediamo con forza che si renda giustizia ad un settore che oggi è sì a terra, ma che vuole tornare a correre sulle sue gambe. Lo chiediamo per la storia delle nostre imprese, per il presente delle nostre famiglie, ma soprattutto per il futuro dei nostri figli, delle nostre città e del nostro Paese».

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(Sboarina con i manifestanti e Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona)

LA SOLIDARIETÀ DELLA POLITICA

Questa mattina è sceso in piazza per esprimere la propria vicinanza alle categorie colpite dal dpcm anche il sindaco di Verona Federico Sboarina. «Dobbiamo bloccare la diffusione del virus - ha sottolineato Sboarina - ma non si può continuare a colpire il diritto al lavoro, rischiando di far morire di fame intere categorie di commercianti e imprenditori. Sono qui perchè come voi trovo illogiche alcune misure prese dal Governo. Sono sempre al fianco della mia comunità, tanto più ora che si trova ad attraversare questo difficile momento. Il vostro dissenso, espresso nel rispetto del civile confronto, è anche il mio. Non siete soli, sono dalla vostra parte. Farò di tutto per aiutarvi. Intanto cominciamo a farci sentire a Roma, insieme ai sindaci della provincia che vorranno, ho firmato la lettera di Confcommercio alla Presidenza del Consiglio in cui si chiedono tre cose: l'allungamento degli orari, tempi certi per gli aiuti economici prima di arrivare ai fallimenti e potenziamento dei controlli. La città di Verona chiede di poter lavorare, il messaggio che parte da qui oggi è di usare il buon senso, il virus non gira solo di notte. I nostri imprenditori commerciali hanno già fatto investimenti per mettersi in regola per questo il Comune ha già fato quelò poco che è in suo potere per sostenerli. Dopo l'ultimo dpcm, come Comune abbiamo immediatamente provveduto ad aprire la ZTL e a prorogare i plateatici. Misure volte a dare una mano a tutte quelle attività che hanno dimostrato di lavorare in sicurezza».

Dalla parte dei manifestanti anche l'ex sindaco di Verona Flavio Tosi ed il commissario provinciale Lega Verona Nicolò Zavarise.

«È vergognoso che ci si trovi costretti a dover manifestare per un diritto che è costituzionalmente garantito: quello al lavoro - ha detto Zavarise - Imprenditori e titolari di imprese, attività, bar e ristoranti hanno speso migliaia di euro per adeguarsi alle normative del Governo e nonostante questo ora si trovano obbligati a non poter svolgere il loro lavoro. Questa è una palese violazione dei principi fondamentali del nostro paese oltre che una grave presa in giro verso i cittadini. Le persone non hanno bisogno dell’elemosina del presidente Conte e del suo Governo, che per altro per moltissimi non è neanche mai arrivata, ma di riaprire i propri locali e proseguire le loro l’attività in sicurezza e tranquillità».

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