Verona Capitale della Cultura. «Nel dossier, la mia visione della città»

Il sindaco della città di scaligera che punta a diventare capitale italiana della Cultura nel 2022: «Un progetto che ha già avuto il merito di mettere insieme, come non è mai successo prima»

Briani, Sboarina e Segala

Ieri sera, 28 luglio, alla darsena dell'antica dogana d'acqua, si è tenuta la prima presentazione del dossier «Verona 2022. La Cultura apre nuovi mondi» per la candidatura della città di scaligera a Capitale Italiana della Cultura 2022. In concomitanza, la candidatura è stata consegnata al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact). Il dossier è composto da 22 progetti, strutturati su vari ambiti della città (sociale, urbanistico, ambientale, smart city, turistico ed economico) legati tra di loro da interventi culturali. Il documento descrive dettagliatamente tutti gli interventi, che al momento sono coperti dalla riservatezza imposta dalla selezione in corso.
Alla presenza del sindaco Federico Sboarina, degli assessori Francesca Briani e Ilaria Segala e di Paolo Dalla Sega di Ptsclas (società che ha redatto il documento in collaborazione con il Comune di Verona), il dossier è stato illustrato ai componenti del comitato istituzionale di sostegno alla candidatura di Verona 2022, ai rappresentanti di istituzioni locali, enti, aziende e associazioni.

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(Un momento della presentazione)

Linee guida

In piena coerenza con gli obiettivi del bando del Mibact, il progetto di Verona 2022 rafforza l'offerta culturale cittadina, valorizzando il patrimonio storico-artistico locale e l'insieme dei suoi eventi, con un forte accento sull'accessibilità e la partecipazione di diverse fasce e tipologie di pubblico. Inoltre, promuove la coesione e l'inclusione sociale, facendo della cultura uno strumento che crea legami e che favorisce il coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica. Ed ancora, è connesso alla promozione turistica di nuovi tempi e luoghi, provvedendo alla destagionalizzazione dei flussi e alla valorizzazione di spazi attualmente poco conosciuti. È inserito all'interno di processi e programmi di innovazione e di nuova imprenditorialità creativa, facendo dell'utilizzo delle nuove tecnologie la chiave per rendere Verona una smart city. È strumento di rigenerazione urbana e di promozione di nuove azioni per l'ambiente, il clima e la salute dei cittadini, in piena connessione con i principi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, di cui la cultura diventa strumento di sensibilizzazione.

Comitato Istituzionale

Compongono il gruppo di sostegno alla candidatura di Verona 2022: Regione del Veneto, Provincia di Verona, Diocesi di Verona, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, Università degli Studi di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Ulss 9 Scaligera, Camera di Commercio, Fondazione Cariverona, Confindustria Verona, Aeroporto Valerio Catullo, Consorzio Zai, Veronafiere, Fondazione Arena di Verona, Fondazione Verona Minor Hierusalem, Fondazione Biblioteca Capitolare.

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(Briani, Sboarina e Segala)

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«In questo dossier si raccoglie la mia visione della Verona del futuro - ha sottolineato il sindaco - Non è, quindi, una elencazione di progetti, ma un'idea di città che punta ad espandersi oltre alla cultura e alla storia, per pianificare e svelare nuovi modi di essere Verona. Un progetto che, prima ancora di trovare effettiva concretizzazione, ha già avuto il merito di mettere insieme, come non è mai successo prima, tutte le istituzioni cittadine più importanti. Una grande squadra, fatta delle migliori risorse di Verona, unita per la stesura di un progetto che rappresenta pienamente la città che ho in mente e che deve sempre di più aprirsi al mondo. Al di là di come andrà questa candidatura, Verona è già capitale della cultura e questo dossier fotografa una realtà di cui, probabilmente, molti veronesi ancora non si rendono conto. Dal punto di vista sociale, urbanistico e culturale, Verona sarà la capitale di un nuovo mondo».
«La candidatura - spiega Paolo Dalla Sega - è un percorso che affonda le sue radici in un lungo lavoro di ripensamento della vita culturale cittadina. Progettare un anno di Capitale italiana delle Cultura, significa sviluppare idee che andranno a coprire un tempo abbastanza lungo di attività. Gli eventi, infatti, saranno distribuiti tra i 18 e i 24 mesi, con appuntamenti pianificati nei sei mesi sia antecedenti che successivi il 2022. Nella squadra rientrano 15 partner istituzionali ed oltre 40 associazioni, soggetti di cultura, sociale e welfare, che hanno coprogettato con noi questa candidatura. È un sentiero che ha arricchito Verona a prescindere dal titolo, mobilitandone le forze creative verso un orizzonte comune».
«Quella che presentiamo del dossier di candidatura è una città nuova - ha dichiarato l'assessore Briani - che prende in considerazione tutto il suo territorio e che promuove un dialogo fra istituzioni e associazioni. Il fiume Adige è uno dei protagonisti della nostra storia di città, un racconto contenuto in sessanta pagine di documentazione, per 22 progetti. Una città contemporanea, che guarda al futuro e che sa declinare il suo straordinario patrimonio storico-artistico-architettonico attraverso i linguaggi più nuovi. Ad esempio, la caserma di Santa Caterina che diventerà deposito unificato per accogliere le collezioni artistiche, archeologiche e naturalistiche dei Musei civici, oggi sparsi in diverse strutture non visitabili al pubblico».
«Per la prima volta l'urbanistica entra nella dimensione culturale - ha spiegato l'assessore Segala - per far parte ufficialmente del dossier di candidatura. In particolar modo, per tutti quelli che sono i luoghi dismessi che devono avere una rigenerazione in questa città. I cantieri nati attorno all'Arsenale e il masterplan di Zai Life sono solo alcuni esempi dei progetti che la candidatura ha messo insieme, elevandoli a un'idea di sviluppo unitaria, mettendone a fuoco la vision e completandoli con un costante ascolto del territorio e delle sue progettualità».

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