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Nell'anno del Covid sono aumentati i donatori di sangue e plasma in Veneto

I dati sulla donazione sono stati mostrati durante l’assemblea di Avis regionale

Assemblea Avis Veneto 2021

Nell’anno critico del Covid, 9.715 cittadini sono diventati nuovi donatori di sangue e plasma in Veneto, superando l’anno precedente, che ne aveva registrati 9.660. Molte nuove leve si sono iscritte ad Avis e Abvs-Belluno nel bel mezzo della pandemia, sono in stragrande maggioranza giovani e per il 54% donne. «Una boccata d’ossigeno per l’associazione - ha spiegato il presidente di Avis Veneto Giorgio Brunello - frutto del forte messaggio esercitato nell’opinione pubblica perché si continuasse a donare e a diventare donatori anche durante il lockdown, quando i cittadini erano intimoriti dal dover entrare negli ospedali e confusi dalle normative relative agli spostamenti. È stata dura, perché nessuno era preparato ad uno sconvolgimento simile, ma i veneti hanno capito che dietro i nostri inviti c’erano e ci sono i malati e si sono fatti avanti».

DONAZIONI

È così che l’Avis regionale, con le sue 6 Avis provinciali, Abvs Belluno e le 356 Avis comunali, è riuscita a coprire ogni necessità di terapia trasfusionale in tutti gli ospedali del Veneto, grazie all’efficace interscambio tra le varie provincie, con quelle eccedenti a supportare le carenti.
Nel 2020 sono state raccolte da donatori Avis e Abvs in totale 199.347 donazioni tra sangue (169.864), plasma (26.499) e piastrine/altro (2.984). Con il massimo rigore in osservanza delle disposizioni ministeriali, in tutte le province si è continuato a donare in sicurezza presso i centri trasfusionali degli ospedali (per un totale di 154.240 donazioni) e nelle province di Padova, Treviso e Venezia anche presso i centri di raccolta gestiti da Avis (che hanno contribuito con 45.107 donazioni, pari al 22% del totale. Nello specifico Padova per il 24,7%, Treviso per 28,87% e Venezia per il 44,63%) in convenzione con le aziende ospedaliere e sanitarie provinciali, alle quali viene conferito tutto il sangue raccolto.
Criticità ci sono state alla chiusura/riconversione in strutture Covid di alcuni ospedali che hanno bloccato temporaneamente anche l’attività donazionale dei loro centri trasfusionali, all'iniziale confusione delle autocertificazioni e alla precarietà del lavoro. Ma il rallentamento e il blocco per mesi di reparti e interventi chirurgici in Veneto ha "bilanciato" il calo generale delle donazioni.
Se, infatti, la raccolta di sangue è diminuita del 6.95%, sono calati del 6.33% anche i consumi. «Ciò ha fatto sì che a nessun ammalato sia mancato il sangue nel momento del bisogno, e che si sia riusciti a mandarne anche in Sardegna - ha detto Brunello nel corso dell’assemblea di Avis regionale, tenutasi il 5 giugno a distanza, dopo un rinvio di due mesi a causa della pandemia - e di questo dobbiamo andare tutti fieri in Veneto. Non era così scontato in una situazione tanto difficile e nuova, ma donatori, volontari, dirigenti e tantissimi cittadini si sono impegnati al massimo e alla fine ce l’abbiamo fatta».

DONATORI

Il numero complessivo dei donatori Avis e Abvs in Veneto è, tra l’altro, finalmente tornato a crescere dopo qualche anno di calo ed è arrivato a 129.881. Quasi un terzo dei donatori è sotto i 35 anni. L’analisi dei dati ci dice anche che in Veneto i donatori di origine straniera sono il 4,4%, (3% da altri Paesi europei, ad esempio dell’Est Europa e l’1,4% da fuori Europa, per lo più dall’Africa). La provincia con più donatori Avis è Treviso con 30.874, seguita da Venezia 26.394, Padova 25.541, Verona 20.712, Rovigo 10.428, Vicenza 9.565. L’Abvs Belluno ha 6.367 donatori.

«Se la pandemia ha portato a uno slancio di nuovi donatori e ad una maggiore costanza degli abituali, ora occorre fare di tutto per garantire loro una donazione agevole, ma per farlo occorre la volontà di Regione e Aziende sanitarie di risolvere alcuni gravi problemi del sistema trasfusionale veneto da noi più volte denunciati - ha concluso Brunello – primi tra tutti la carenza di medici e una maggiore flessibilità negli orari di apertura dei centri trasfusionali e di raccolta e incremento e ripristino del personale che va in quiescenza». Ma anche una maggiore uguaglianza tra i dipartimenti immuno-trasfusionali del Veneto, che viaggiano su binari diversi. «Ogni dipartimento risponda alle esigenze del suo territorio, ma dia anche risposte omogenee a tutti i donatori veneti. Non è possibile che in alcune province si possa donare fino a 70 anni, e in altre no, che alcuni non accettino le idoneità fatte in altri, che alcuni blocchino le donazioni e altri le intensifichino, che ci siano enormi differenze anche in fatto di tamponi Covid e le vaccinazioni. I donatori di sangue sono veneti e non di una o dell’altra Ulss. Va attivata urgentemente una conferenza programmatica con tutti gli attori e con le associazioni dei donator. Deve aumentare lo scambio informativo e il coordinamento con il centro regionale attività trasfusionale e con Avis regionale. Ed è tempo di revisione del Piano sangue regionale, nel quale molte criticità potrebbero trovare soluzione».

PLASMA IPERIMMUNE

La donazione del plasma iperimmune ha interessato molti donatori Avis, recatisi a donarlo dopo aver contratto ed esser guariti dal Covid. L'utilizzo clinico del plasma iperimmune ha funzionato bene ed in Veneto più di 1.200 pazienti sono stati trattati con ottimi risultati. Il passaggio successivo è da un lato legato alla vaccinazione di massa e dall’altro all’utilizzo in fase precoce degli anticorpi monoclonali.

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