Discarica Cà Bianca, nessun ampliamento. D'Arienzo intimidito sui Pfas

Il sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello: «L'ambiente e la salute dei cittadini non possono sottostare a logiche economiche». E il senatore PD è stato diffidato dal legale rappresentante della società che gestisce la discarica

Discarica Cà Bianca

Non abbassare la guardia, perché la vicenda potrebbe non essere chiusa. Il sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello è felice per la sentenza del Consiglio di Stato sulla discarica di Cà Bianca, ma non vuole che questo risultato rompa le righe degli enti locali e del comitato cittadino che hanno combattuto insieme contro l'ampliamento della discarica.
«La pronuncia è chiara - ha scritto Gastaldello su Facebook - L'ampliamento di 300.000 metri cubi di rifiuti provenienti da chissà dove non migliora l'ambiente del territorio circostante, soprattutto quando la finalità è quella di recuperare soltanto 25.000 metri cubi di rifiuti da un sito posto a 14 chilometri di distanza, presente da trent’anni. L'unico che sicuramente ci guadagna è l'imprenditore, ma l'ambiente e la salute dei cittadini non possono sottostare a logiche economiche». C'è dunque soddisfazione, ma durante l'incontro pubblico organizzato dal comitato nato per l'emergenza Cà Bianca Gastaldello ha comunque chiesto a tutti di rimanere vigili, per evitare che il problema si ripresenti.

E ad essere vigile è anche il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo, il quale aveva segnalato la presenza di Pfas nell'acqua di falda dei pozzi di controllo collocati sul perimetro della discarica di Cà Bianca. Questa sua segnalazione ha provocato una reazione che agli occhi di D'Arienzo è sembrata un'intimidazione.

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Avevo segnalato ai ministri dell'ambiente e della salute la riscontrata presenza di Pfas nel percolato della discarica Cà Bianca e nelle acque di falda - ha raccontato D'Arienzo - Successivamente, ho ricevuto una comunicazione scritta da parte dell'avvocato del legale rappresentante della società che gestisce la discarica che ribadisce quanto ho sostenuto nell'interrogazione, ovvero che per l'acqua di falda i valori rilevati sono sotto la soglia prevista per il consumo umano dell'acqua potabile. E sono stato «diffidato per il futuro a divulgare diffamanti e soprattutto allarmanti notizie» e a «tenere in debita considerazione la nota, fatto naturalmente salvo ogni e più ampio diritto di natura risarcitoria». Posso ragionevolmente ritenere che la nota assume i contorni di una velata intimidazione ed io la respingo con forza e convinzione. Non finirò di seguire la vicenda fino a quando i contaminanti in questione non saranno debellati. Ho il concreto il timore, però, che se ciò è avvenuto nei confronti di un parlamentare, possono essere poste in essere medesime modalità nei confronti di chiunque esprime il proprio pensiero o agisce pubblicamente dimostrando la propria contrarietà. Per questo, a tutela di chiunque, ho segnalato al ministro Salvini la necessità di agire per contrastare ed impedire ogni azione intimidatoria ai danni di cittadini e amministratori locali che democraticamente manifestano il proprio pensiero in ordine alla discarica Cà Bianca di Zevio. Altresì, ho scritto ai presidenti Casellati e Vignaroli affinché valutino il contesto ed assumano iniziative volte a contrastare ed impedire ogni azione intimidatoria nei confronti di un senatore nell'esercizio delle proprie funzioni.

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