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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Attualità Bussolengo / Strada del Gabanel

Disagio giovanile, una risposta della cooperativa Hermete arriva da Bussolengo

In una villa requisita alla mafia, gli educatori hanno creato un centro per la formazione degli insegnanti ma anche per dare supporto alle famiglie e creare progetti per e con gli adolescenti

Nel mondo giovanile c'è un'emergenza sociale ed una urgenza educativa. Lo denunciano gli studenti, che chiedono una maggiore attenzione al benessere psicologico. Lo dimostrano alcuni episodi di cronaca, come i reati compiuti da membri di baby gang o i due tentati suicidi capitati in un istituto scolastico veronese. Parole come paura, ansia, depressione e disagio sono ormai entrate nell'intercalare quotidiano. E poi c'è una struttura, quella di Santa Giuliana, ospedale per la cura e la riabilitazione di chi soffre di disturbi psichici. A Santa Giuliana hanno dovuto ampliare i posti letto nel reparto dedicato ai giovani tra i 14 e i 18 anni. Nonostante questo ampliamento, sono circa una quarantina le famiglie di adolescenti che cercano l'aiuto di questo ospedale, dove però le liste di attesa arrivano anche a nove mesi.

Ma cosa sta succedendo ai nostri adolescenti? Quanto li conosciamo? Quanto ne riconosciamo il disagio e quanto soprattutto siamo disposti ad accompagnarli, fianco a fianco, lasciando loro lo spazio di crescita di cui hanno bisogno? Su questo si è interrogata la cooperativa di educatori Hermete, la quale da 20 anni è impegnata a fianco dei giovani nella realizzazione di progetti che li vedano protagonisti.
Domani, 19 maggio, Hermete terrà a Bussolengo su questi temi un corso di formazione per insegnanti ed educatori perché «senza educatori capaci lo sviluppo nell’età dell’adolescenza procede ispirato dal solo condizionamento ambientale e sociale, e realizzato attraverso il consumo - ha dichiarato il dottor Amedeo Bezzetto, responsabile dell'area riabilitativa adolescenti dell'ospedale di Santa Giuliana - Lo sviluppo diventa allora una ricerca senza meta se non la soddisfazione personale e la conferma sociale rapida, di facile accesso, poco attenta al fatto che possa essere duratura e stabile perché il tempo futuro non esiste, l’importante è il presente e poco più».

Per Bezzetto sono diventate troppe le richieste che arrivano oggi dai giovani agli psicoterapeuti, quando ormai il problema si può solo tamponare. Ma tante sono anche le richieste d'aiuto delle famiglie, come confermato dalla responsabile dell'area "Nuove fragilità" di Hermete Marcella Esposito: «Non è facile entrare in contatto con i ragazzi che vivono situazioni di forte disagio. Dietro una ragazza recentemente assurta alla cronaca dei giornali, ad esempio, c'è stato un tentativo di fare breccia nel suo isolamento che è durato un mese. Trenta giorni a parlarle da dietro la porta della sua camera».

Ma quali sono i campanelli d'allarme? Il dottor Bezzetto ne ha evidenziati essenzialmente due: «La fragilità emotiva che si concentra sul proprio corpo fisico, sia nella ricerca di gratificazione e successo sociale, sia come spazio per esprimere e dare sofferenza. E, legato a questo aspetto principalmente dato alla esteriorità, si evidenza la carenza assoluta di mentalizzazione, di tempo e spazio di riflessione per costruire un proprio io a prova di contesto sociale. E così, se escono, quando escono, allo scoperto non sono attrezzati a farcela da soli, si accodano a chi gli è più vicino, che possibilmente sarà un altro coetaneo che alla sua sofferenza, aggiunge anche il suo carico».

Tentati suicidi ed episodi gravi di autolesonismo, rifiuto di contatti con l’esterno, rottura delle relazioni anche con i coetanei, è ciò che vivono anche sul campo gli educatori di Hermete. «Nel lungo lockdown pensavamo fossero bravi - ha detto Esposito - perché stavano a casa, e intanto si rinchiudevano ancora di più in se stessi. Cellulare e una dimensione di paura direttamente dentro casa, non visibile, non gestibile».
L'emergenza Covid ha acuito una situazione che comunque era già presente e l'ha fatta esplodere con più evidenza. Bambini di 11, 12, 13 anni che già conoscono la depressione e che esprimono una violenza impressionante. Giovani che si ritirano da scuola, non vogliono studiare, non vogliono lavorare. E ancora, ricoveri coatti settimanali in psichiatria per minorenni che improvvisamente vanno fuori di testa.

«I continui tagli al sociale, la burocratizzazione che frena l’organizzazione anche di piccoli eventi, l’opportunità di avere spazi in cui i ragazzi possono trovarsi insieme, alla pari, fuori cioè dal clima competitivo a cui li chiama ormai la scuola o il mondo del lavoro», tutto questo non aiuta, secondo il presidente di Hermete Simone Perina, il quale con i suoi educatori prova a dare una risposta con uno nuovo spazio che domani pomeriggio alle 16 sarà inaugurato a Bussolengo, prima dell'inizio del corso di formazione. In una villa requisita alla mafia, in località Gabanel, la cooperativa ha creato un Centro di formazione, ospitalità e turismo sociale. In questo centro, Hermete vuole fare formazione ad insegnanti ed educatori, vuole dare supporto alle famiglie e creare progetti per giovani e adolescenti.
Con adolescenti e giovani, Hermete già «crea progetti di re-start, di accompagnamento educativo perché riacquistino il desiderio di essere protagonisti e di scegliere il proprio presente - ha illustrato Giulia Lonardi, responsabile dell'area "Giovani e lavoro" - attraverso un’azione concreta, soprattutto manuale, spesso riusciamo a dare loro il senso di un progetto, che nasce, cresce e si completa. È un’idea diversa di successo ed è molto più gratificante».

Ma il processo educativo non può essere solamente affidato ad istituzioni o cooperative. Tutti gli adulti e tutta la società se ne devono occupare ed il dottor Bezzetto ha consigliato di dare un taglio all'autoritarismo. Andrebbe, invece, recuperata una dimensione orizzontale con l'adolescente perché l'adolescente non è un bambino da proteggere, controllare, giudicare e misurare, ma è un giovane che non ha ancora l’esperienza concreta e la struttura culturale per affermarsi individualmente in un mondo che fa paura, e che quindi va accompagnato con autorevolezza e lasciato libero di provarsi.

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