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Covid, Crisanti attacca Oms. E sul vaccino: «Quello di gennaio non lo farei»

Il professore dell'università di Padova è intervenuto al Festival del Futuro di Verona: «In Italia, ci siamo cullati sull'illusione che in estate la pandemia sarebbe finita»

 

«L'Oms non è stata all’altezza della situazione per due motivi. Uno strutturale, nel senso che è diventata un'organizzazione gigantesca, estremamente burocratica e molto distaccata dal campo. L'altro politico, perché è influenzata in modo sproporzionato da donatori esterni che hanno un'agenda politica, che possono essere case farmaceutiche, donatori privati o anche stati. Il fatto che l'Organizzazione mondiale della sanità per esempio non includa Taiwan è l'esempio dell'inadeguatezza di questa struttura, perché se si chiama Oms dovrebbe includere tutti, indipendentemente dalle relazioni politiche che i diversi stati hanno tra loro. Questa stortura è emblematica e sicuramente ha avuto un impatto su questa epidemia, perché gli allarmi lanciati da Taiwan sono stati completamente ignorati per il semplice fatto che non apparteneva all'Oms perché c'è un veto su Taiwan. Ecco, questa non è l'Organizzazione mondiale della sanità che noi vogliamo per il futuro». A dirlo è stato Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all'università di Padova, intervenuto ieri, 19 novembre, nella giornata inaugurale del Festival del Futuro di Verona.

Nel suo intervento, Crisanti non si è limitato ad evidenziare i limiti del più grande organismo mondiale che si occupa della sanità. Il professore ha parlato anche dell'Italia, che secondo lui non si è preparata adeguatamente all'attuale seconda ondata di contagi da coronavirus. «Ci siamo cullati sull'illusione che in estate la pandemia sarebbe finita», ha dichiarato Crisanti, che poi ha parlato degli approcci per uscire dalla pandemia. «Ce ne sono due. Uno più tradizionale, di contrasto delle catene di trasmissione sul campo, e diversi stati ne sono usciti con successo, come la Cina ma anche il Vietnam e Taiwan, la Nuova Zelanda e l'Australia. Hanno combinato il distanziamento sociale con misure estremamente incisive per bloccare la trasmissione sul territorio. Poi la tracciabilità e l'utilizzo dei tamponi per tracciare gli asintomatici, che purtroppo non abbiamo fatto in Italia».

Infine, il professor Crisanti al Festival del Futuro di Verona ha sottolineato l'importanza, di rispettare l'ecosistema per evitare nuove pandemie: «Per prevedere il futuro bisogna guardare al passato. Tutti i virus hanno colpito il mondo nel momento in cui i nostri antenati si sono dedicati all'allevamento degli animali e sono entrati in contatto con una nicchia ecologica diversa. Se invadiamo la nicchia ecologica degli animali il salto di specie aumenta, non nei viaggi». Crisanti ha sottolineato che «per diversi decenni nessuna pandemia è stata importante, a parte alcune variazioni del virus dell'influenza. Il salto di specie è un fenomeno già accaduto in passato, e anche di recente come per l'Hiv o la sifilide. E quello che stiamo facendo, distruggendo foreste tropicali o uccidendo animali selvatici per nutrimento, facilita il salto di specie».

Ma il professor Crisanti, oltre che al Festival del Futuro, ha partecipato anche al festival della divulgazione scientifica Focus Live, ed in quella occasione ha parlato anche del vaccino anti-Covid, su cui ha molte perplessità. Per Crisanti, la normale produzione di un vaccino va dai 5 agli 8 anni e quindi, pur essendo favorevole ai vaccini, lui non farebbe quello contro il Covid-19 che si presume potrebbe essere pronto il prossimo gennaio. Il professore dell'università di Padova si sentirebbe sicuro, perché quel vaccino potrebbe non essere stato opportunamente testato e quindi potrebbe non essere del tutto sicuro ed efficace.

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