Covid-19, uomini più gravi delle donne: a Negrar si studia il perché

“Sex Difference”, è il nome del progetto ideato da Ilaria Capua, direttore dell’One Health Center dell’Università della Florida, coordinato dall'ospedale Sacro Cuore

L'ospedale di Negrar - Immagine d'archivio

L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è centro coordinatore per l’Italia del Progetto di studio “Sex Difference”, ideato da Ilaria Capua, la nota virologa italiana, direttore dell’One Health Center dell’Università della Florida, vincitrice del Premio Masi 2020. Lo studio multicentrico si pone come obiettivo di scoprire le ragioni per cui se, come è accaduto in Italia, quello femminile è stato il sesso maggiormente colpito dall’infezione Covid-19, secondo le casistiche internazionali i casi più gravi e i decessi sono in prevalenza maschili. Un dato confermato anche nel nostro Paese dove il rapporto di mortalità per l’infezione da Coronavirus è di circa 3:1 a favore delle donne.

“Sex Difference” rientra in un progetto più ampio della dottoressa Capua chiamato “E-ellow Submarine”, un sottomarino elettronico di pensatori provenienti da tutto il mondo che già durante i momenti più critici della pandemia si sono riuniti virtualmente, per trovare nuove linee guida in grado di condurre a una migliore gestione e preparazione delle crisi sanitarie. Quindi sotto la lente di ingrandimento sono finiti non solo la differenza di genere, ma anche il clima, gli animali, la vaccinazione contro l’influenza… fattori che potrebbero aver contribuito all’andamento dell’infezione. I gruppi di studio non sono formati solo da medici, ma anche da biostatistici, matematici, analisti, biologi…

Per quanto riguarda l’Italia, allo studio hanno aderito per il momento anche l’Humanitas Ospedale di Milano e il Policlinico di Monza, ma il gruppo è aperto a nuove collaborazioni e progetti. All’ospedale di Negrar è stata assegnata anche una borsa di studio all’interno del “One Health Leonardo Fellowship program” dell’University of Florida per una biologa, la dottoressa Michela Deiana, che si dedicherà allo sviluppo del progetto.

«Identificare le differenze con le quali il virus si manifesta (clinicamente e per quanto riguarda gli esiti) in base al sesso del paziente assume un’importanza rilevante per definire i protocolli di prevenzione e per pianificare le misure di controllo dell’epidemia», spiega la dottoressa Anna Beltrame, infettivologa del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia, diretto dal professor Zeno Bisoffi, e principale sperimentatore italiano dello studio a cui collabora anche la dottoressa Lucia Moro, sempre di Negrar. Non a caso più di una volta, in occasione dei numerosi interventi televisivi, la dottoressa Capua ha proposto che le prime a ritornare al lavoro dopo il lockdown fossero proprio le donne.

La differente risposta immunitaria (che caratterizza i due sessi ed è influenzata dai diversi ormoni), gli stili di vita (le donne sono più attente alla salute), ma anche il ruolo sociale (è il sesso femminile in genere ad essere maggiormente impegnato nell’accudimento familiare e nell’ambito della sanità) influiscono sulla patogenesi e sulla clinica delle malattie virali. Tuttavia poiché c’è ancora molta incertezza riguardo ai fattori rilevanti e ai potenziali meccanismi coinvolti nell’infezione SARS COV 2, «l’analisi retrospettiva di una corte di pazienti potrebbe aiutare a fare chiarezza sull’argomento», sottolinea Beltrame.

«Lo studio prevede l’analisi dei dati di circa 1600 pazienti ricoverati per Covid 19 dal 20 febbraio al 30 maggio 2020 – continua l’infettivologa –. Il confronto sarà fatto su classi di età omogenee, avendo già osservato che le differenze sul decorso della malattia tra maschi e femmine sono più marcate nei giovani adulti».

Degli oltre 1.600 pazienti arruolati, 400 saranno oggetto di studio anche per quanto riguarda i campioni di sangue congelato donati dagli stessi pazienti a scopo di ricerca durante il ricovero. «Saranno testati il livello di alcuni ormoni (estradiolo, progesterone, testosterone e deidroepiandrosterone) per verificare quanto essi abbiano un ruolo protettivo nella donna in età fertile», conclude la dottoressa Beltrame. I campioni di siero forniti da tutte le strutture aderenti allo studio saranno analizzati presso l’IRCCS di Negrar.

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