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Bandiera arcobaleno, simbolo lgbt

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«Orientamento sessuale non incide su idoneità all'assunzione di responsabilità genitoriale»

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale vagliando il caso di una coppia omosessuale veronese che chiede il riconoscimento del figlio nato in Canada attraverso la tecnica della maternità surrogata

Sono state pubblicate oggi, 9 marzo, le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di Cassazione in merito alla tutela dei minori nati attraverso la maternità surrogata.

Il caso era nato dalla vicenda di una coppia omosessuale formata da due uomini veronesi. La coppia si è sposata in Canada, dove i matrimoni gay sono ammessi. E in Italia il loro rapporto è inserito nel registro delle unioni civili. In Canada, però, i due non si sono solo sposati, ma hanno avuto un figlio attraverso la tecnica della «gestazione per altri», meglio nota come maternità surrogata. In pratica, nell'utero di una donna consenziente è stato impiantato un ovulo di una donatrice anonima fecondato con il seme di uno dei due uomini. In Canada, il bimbo nato in questo modo è riconosciuto come figlio della coppia omosessuale, la quale sta portando avanti il procedimento per vedersi riconosciuta la genitorialità anche in Italia.

«Seppur il caso riguardasse due padri - ha commentato Alexander Schuster, l'avvocato che ha assistito la coppia veronese insieme al professore e avvocato Antonio Saitta - la Corte Costituzionale ha giustamente confermato l'impostazione già fatta propria dalle sezioni unite della Cassazione nel 2019, secondo cui l'orientamento sessuale e il sesso della coppia non solo elementi che consentono di porre la questione su binari diversi. Infatti, i diritti dei minori vanno garantiti, scrive la Corte, "anche laddove il nucleo in questione sia strutturato attorno ad una coppia composta da persone dello stesso sesso, dal momento che l'orientamento sessuale della coppia non incide di per sé sull'idoneità all'assunzione di responsabilità genitoriale"».

La Corte Costituzionale, infatti, pur ribadendo che in Italia la maternità surrogata è vietata, ha inteso che la questione posta dal caso non è incentrata sulla maternità surrogata ma sugli interessi del minore. «La sentenza segna un punto importante di svolta, perché si afferma che i minori non possono essere più discriminati in ragione del sesso o dell'orientamento dei loro genitori - ha aggiunto Schuster - La nostra Costituzione garantisce il bambino in tutti i suoi rapporti affettivi e rispetto a tutti i suoi diritti di cura, senza distinzioni. La Corte di fatto congela la Costituzione, nuovamente e nonostante la storia costituzionale attesti ampiamente di una ricorrente inerzia, se non ignavia, del Parlamento».
Difatti, la Corte non è intervenuta direttamente, ma ha ceduto il passo alla discrezionalità del legislatore, chiedendo un intervento legislativo che possa porre rimedio ad una situazione che attualmente non tutela pienamente gli interessi del minore. «Significa che esiste nel nostro diritto un limbo in cui sono riposte senza scadenza situazioni di certificata violazione di obblighi internazionali, di certa lesione di diritti che i minori derivano dalla Costituzione, limbo che priva i minori degli strumenti per conseguire la protezione dei propri interessi», ha concluso l'avvocato Schuster.

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