Coronavirus, Giuseppe Zenti: «Non è stato mandato da Dio per punirci»

Il vescovo di Verona ha condiviso le sue riflessioni su questo periodo con due lettere, una indirizzata ai presbiteri e l'altra ai fedeli

Il vescovo di Verona Giuseppe Zenti (Fonte foto: Diocesi di Verona)

Anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti è intervenuto oggi, 5 marzo, sul coronavirus. Lo ha fatto con due lettere, una ai fedeli e l'altra ai presbiteri, per condividere le sue riflessioni su questo momento di emergenza.

Avevamo tanto sperato che il coronavirus, con il suo devastante influsso, avesse termine entro pochi giorni. La realtà si sta mostrando più seria del previsto - scrive il vescovo ai fedeli - La affrontiamo senza allarmismi, ma anche con senso di grande responsabilità. Questa è la ragione per la quale noi, vescovi del Veneto, abbiamo accolto l'istanza delle autorità preposte, regionali e statali, per non renderci anche noi complici di una eventuale e possibile diffusione del virus. Per questo motivo, con una sofferenza che ci lacera il cuore, abbiamo stabilito che si evitino le celebrazioni eucaristiche assembleari. Auspicando che la situazione di contagio si attenui progressivamente fino a scomparire. Speriamo almeno in occasione della Pasqua.

Nel frattempo, Zenti chiede ai fedeli di trovare momenti per la lettura del Vangelo, per un rosario o per una preghiera. «Tenetevi in contatto con i vostri preti, magari attraverso il cellulare, per una confidenza, una preghiera, la richiesta di un colloquio, la possibilità di confessarsi o di fare la comunione - prosegue il vescovo di Verona - Penso con indicibile sofferenza alle situazioni incresciose che si stanno creando: il clima di sospetto e di paura, la paralisi di negozi e di alberghi, la chiusura di imprese, il crollo del turismo, l’angoscia per non intravvedere un orizzonte con spiragli di luce. E gli infiniti disagi delle famiglie con figli in età scolare, ora a casa, o con familiari ammalati e infermi a casa o all’ospedale e anziani alla casa di riposo. E il non poter celebrare i funerali con una adeguata partecipazione di persone amiche. Tutte situazioni pesanti da gestire. Una cosa è certa: questo virus non è stato mandato da Dio per punire l’umanità peccatrice. È effetto della natura nel suo tratto di matrigna. Ma Dio affronta con noi questo fenomeno e probabilmente ci farà capire, finalmente, che l’umanità è un villaggio unico. Siamo tutti responsabili gli uni degli altri, a cominciare dai capi di Stato e di Governo. Un virus invisibile sta mettendo in ginocchio l’intera umanità. Si ritrovi unita l’umanità a combatterlo, perché è un danno per tutti. Ma si trovi non meno unita a combattere virus peggiori, quelli dell’individualismo, dell’egoismo, della volontà di dominio e di quell’indifferenza che lascia del tutto sotto traccia, ad esempio, l’ondata impressionante di profughi dalla Siria, costretti a girovagare disperati, senza un approdo».

E ai presbiteri, Zenti scrive: «In questi momenti di profondo travaglio e di aspra sofferenza, il Signore ci chiede di rinvigorire la fede in Lui, che in ogni caso, nella sua Provvidenza guida la storia; la nostra fraternità sacerdotale, compartecipi come siamo della medesima sofferenza; la solidarietà con i fedeli, specialmente se in difficoltà».

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Possano comunque mettersi in comunicazione mediatica con te gli ammalati, i disabili, gli anziani e, non di meno i giovani con i quali sei interconnesso; insomma, tutti i fedeli affidati al tuo ministero - scrive il vescovo ai confratelli - Si sentano tutti liberi e invogliati a confidarti i loro problemi, a chiederti un colloquio personale, a confessarsi, a ricevere la comunione. Tieni il cellulare sempre a disposizione. Non c’è dubbio che stiamo affrontando una prova dalle imprevedibili conseguenze. Viviamo anche questa come un sacrificio, che ci fa sanguinare, da unire a quello di Cristo nella celebrazione dell’Eucaristia: sono convinto che tu abbia vivo il desiderio di celebrare la messa ogni giorno per la tua gente e per l’intera umanità. In certi momenti non ci resta altro che affidare tutto a Dio, come mi confidava il mio padre spirituale, don Luigi Bosio, oggi venerabile, negli ultimi tempi della sua vita terrena, quando era praticamente immobile: "Quanto è crocifiggente non riuscir più a fare niente … ma quanto è beatificante lasciar fare tutto a Lui!". Forse con questa forzata pausa di attività pastorale il Signore ci sta ammaestrando, ricordandoci che l'impresa pastorale sostanzialmente è affare suo. Ora ci chiede di sintonizzarci con Lui, con la sua sensibilità, facendoci entrare in animo ad uno ad uno i fedeli, affidandoli a Lui nella preghiera molto più assidua del solito. Per il tuo popolo in combattimento sii Mosè sul monte. E lasciamo fare a Lui, in questo venerdì santo prolungato, speriamo non per l’intera Quaresima, unendo alla sua sofferenza di crocifisso per amore quella che stiamo sperimentando come una passione.

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