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Il professor Bellavite replica all'università di Verona sui vaccini anti-Covid

L'ateneo si era dissociato dalle posizioni espresse del professore al programma di La 7 Di Martedì, ma lo ha fatto con un comunicato in cui figurerebbero delle inesattezze

Il professor Bellavite in collegamento con lo studio di Di Martedì su La 7

Il suo intervento alla trasmissione di La7 Di Martedì aveva scatenato la presa di posizione dell'università di Verona, che attraverso il proprio rettore Pier Francesco Nocini si era dissociata da quanto lui aveva affermato. Il professor Paolo Bellavite ha voluto esercitare il suo diritto di replica ed ha espresso alcune precisazioni su quanto comunicato dall'ateneo scaligero.

L'università di Verona aveva, infatti, affermato che il professor Bellavite era in pensione e che non erano attive collaborazioni con gruppi di ricerca dell'ateneo. «Tale affermazione non è corretta - risponde Paolo Bellavite - Come molti altri professori, dopo il pensionamento lavoro ancora all'università di Verona in veste ufficiale di "cultore della materia" e negli ultimi quattro anni sono stato referente scientifico di un programma di ricerca di immunofarmacologia. E tra i diversi argomenti di cui mi sono recentemente occupato c'è anche il Covid-19, su cui ho pubblicato già due lavori nella letteratura scientifica internazionale, precisamente uno in agosto 2020 sul potere antivirus degli agrumi e un altro nel marzo 2021 sul meccanismo dei danni cardiovascolari del vaccino. Stupisce che illustri colleghi, che si pregiano di studiare un vaccino "italiano", non li conoscano».

Un'altra precisazione del professor Bellavite riguarda un passaggio del comunità dell'università che contestava le sue considerazioni espresse a Di Martedì in quanto fondate su dati non documentati. «Ovviamente non contesto all'ateneo il fatto che esprima opinioni, anche prevalenti, diverse dalla mie - ha proseguito Bellavite - Ma afferma che avrei citato "dati non documentati", senza dire quali. In realtà i dati sugli effetti avversi sono ben documentati, come lo è la differenza tra i diversi metodi di farmacovigilanza, che ho menzionato. Tutti sanno che in queste trasmissioni televisive si hanno pochi minuti (a volte pochi secondi) per spiegarsi e nessuno ha tempo, ovviamente, di citare la bibliografia scientifica che sta dietro alle proprie affermazioni. Ovviamente io la bibliografia la conosco e posso fornirla a chiunque fosse interessato, compreso chi, senza conoscerla e senza interpellarmi, ha steso un comunicato che potrebbe ledere la figura scientifica di un medico, cultore della materia, afferente alla stessa università».

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