Ricciardi: «Dpcm con misure di facciata, servono dei lockdown veri»

A costo di sembrare impopolare, il consigliere del ministro della salute ha espresso la sua opinione durante «Oltre l'emergenza», evento organizzato da Veronafiere dopo il forzato rinvio di Innovabiomed

Walter Ricciardi (Foto Veronafiere)

Si è tenuto ieri, 26 ottobre, il seminario online «Oltre l'emergenza», organizzato da Veronafiere, dopo il forzato rinvio al prossimo anno della seconda edizione di Innovabiomed, l'esposizione sull'innovazione biomedica.

Innovabiomed non si è potuto svolgere a causa dei dpcm con cui il Governo ha imposto importanti restrizioni anche alle attività economiche. Limitazioni che sono state duramente criticate, ma proprio all'interno di «Oltre l'emergenza» si è alzata una voce fuori dal coro. È quella di Walter Ricciardi, professore ordinario di igiene all'Università Cattolica del Sacro Cuore ed anche consigliere del ministro della salute. Se, anche con manifestazioni di piazza, è stata espressa contrarietà alle misure del governo, perché troppo limitanti, per Ricciardi andrebbero prese decisioni ancor più restrittive.
«È necessario vedere con concretezza quali sono le soluzioni da adottare nel brevissimo, nel medio e nel lungo periodo - ha detto ieri Ricciardi - Il presente ci dice che in Europa la situazione è fuori controllo perché i governi esitano a prendere le decisioni coraggiose che servono al momento giusto, anticipando il virus e non rincorrendolo. In Italia, con un indice di contagio pari a 2,5 e decine di migliaia di focolai, il coronavirus non si riesce a contenere: è necessario mitigare, e questo avviene solo con dei lockdown veri, non con queste misure di facciata. Se abbiniamo gli strumenti tecnologici che abbiamo al pensiero razionale, possiamo invertire la curva e affrontare un inverno non così drammatico come invece si sta prospettando. La via da seguire è quella delineata da una ricerca dell’Università di Edimburgo, pubblicata su Lancet la scorsa settimana: per ridurre l’indice di contagio del 24% è necessario un lockdown, un'altra riduzione del 15% si avrebbe con la chiusura delle scuole, un altro 13% con lo smartworking generalizzato nel pubblico e nel privato e un 7% con interventi sul trasporto pubblico. Procedure che in otto giorni stabilizzerebbero e farebbero poi calare drasticamente la curva del contagio. Affidarsi alla responsabilità dei singoli cittadini, nella migliore delle ipotesi, porterebbe invece ad una riduzione dei contagi di appena il 3%».

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Mauro Ferrari (Foto Veronafiere)

Un intervento decisamente impopolare, anche se sostenuto da solide ragioni. Ma quello di Ricciardi non è stato l'unico intervento impopolare. Molti, infatti, ripongono grandi speranze nei vaccini che si stanno sviluppando contro Covid-19 e Mauro Ferrari, presidente e ceo di Dompé X-Therapeutics, professore di scienze farmaceutiche dell'Università di Washington ed ex presidente del Consiglio Europeo della Ricerca, ha raffreddato queste speranze.
«Non credo che ci sarà un vaccino singolo in grado di funzionare per tutti e nemmeno per una percentuale sufficientemente alta di persone - ha dichiarato Ferrari - È irrealistica l'idea secondo cui all'arrivo del vaccino tutti i problemi saranno risolti. Più realistico è il fatto che ci vorrà una combinazione di approcci diversi, magari anche personalizzati, insieme a una serie di farmaci per gestire le varie rappresentazioni di questo virus. Dovremo convivere con questo virus molto a lungo, ma è auspicabile che saremo presto in grado di gestirlo. Non potremo arrivare a una situazione di rischio zero e, come per tutte le altre malattie che conosciamo, bisognerà trovare un punto di equilibrio per il bene di tutti. Il mondo scientifico per natura tende ad aggregarsi e a collaborare, il mondo politico tende a frammentare questo desiderio di condivisione. Oggi con il Covid-19 vediamo questa divisione radicale della comunità, quando crescono le tensioni ogni realtà si concentra sul proprio orticello e questo dal punto di vista scientifico si traduce in una grandissima perdita di opportunità che ha effetti dannosi a livello globale».

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