Crisanti: «Prima dei tamponi di Vo' non c'era nessun piano anti-Covid»

Il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'azienda ospedaliera di Padova torna sulla gestione dell'emergenza coronavirus da parte della Regione Veneto

(Fermo immagine dell'intervista a Crisanti in Primus Inter Pares)

In più di un'ora di intervista sono stati tanti gli argomenti toccati dal professor Andrea Crisanti, il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'azienda ospedaliera di Padova, uno dei protagonisti della cosiddetta «squadra veneta» a cui molti riconoscono il merito di aver gestito ottimamente l'emergenza coronavirus. Crisanti è stato ospite di Primus Inter Pares, programma di Tv7 Triveneta, e ad intervistarlo è stato il direttore della testata Giorgio Borile.

Tra i tanti argomenti toccati se ne possono isolare alcuni. Uno di questi è di stretta attualità, ovvero il caso dei cittadini positivi al coronavirus provenienti dal Bangladesh e bloccati in aeroporto a Roma. Come sono stati fatti i tamponi a questi cittadini atterrati dal Bangladesh, così si sarebbero dovuti fare i tamponi ai cittadini cinesi, prima che in Italia scoppiasse l'epidemia di Covid-19. «Il tampone come presidio attivo era una intuizione giusta - ha dichiarato Crisanti - Se non fossimo stati fermati l’11 febbraio avremmo intercettato i cinesi infettati e la storia sarebbe stata molto diversa. Ma non era previsto dalle direttive».

Il tema più spinoso affrontato dal professore è quello del piano per l'emergenza preparato dalla Regione Veneto. «Il piano è cambiato dopo la raccolta dei risultati dei tamponi a Vo', il 17 marzo, con delibera regionale. Prima non c'era l'idea di utilizzare i tamponi come sorveglianza attiva. Il 21 febbraio, Luca Zaia ha autorizzato i tamponi a Vo' senza comprenderne le esigenze scientifiche. Il 6 marzo scopriamo che gli asintomatici sono infettivi. E così nasce il modello Veneto».

E sul fatto che il presidente della Regione lo abbia prima esaltato e poi sminuito, Crisanti commenta così: «Ogni politico vuole incassare il merito. Merito che ha avuto perché mi ha dato retta. Ma non capisco perché ha voluto a un certo punto ridimensionare il mio ruolo». 

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