Coronavirus, Verona lancia la campagna contro gli allarmismi infondati

Materiale informativo in distribuzione nelle Circoscrizioni e negli sportelli comunali, mentre il sindaco Sboarina si preoccupa per le ripercussioni su economia e posti di lavoro, e lancia un appello al Governo

Palazzo Barbieri

Partita la campagna di informazione del Comune di Verona per evitare gli allarmi infondati da Coronavirus. Manifesti, depliant e materiale informativo, contenenti il decalogo del Ministero della Salute e i corretti comportamenti da seguire, sono in distribuzione nelle Circoscrizioni e negli sportelli comunali aperti al pubblico.

Dal punto di vista della prevenzione, queste sono le norme cui attenersi, mentre invece, le attività consentite e i limiti agli eventi pubblici sono uguali in tutto il Veneto, in quanto determinati dall’ordinanza della Regione e dalla successiva circolare.

I cittadini devono attenersi alle disposizioni del decalogo ministeriale e della Regione, e anche l’Amministrazione ha provveduto ad acquistare, per gli operatori degli uffici soprattutto quelli a contatto con il pubblico, flaconi di gel disinfettante per le mani. Così come si è dotata di apposite mascherine per i dipendenti, da indossare solo nei casi previsti dal punto 7 del decalogo.

Per quanto riguarda le richieste di informazione all’Urp e agli uffici comunali, le telefonate sono diminuite perché molti dei dubbi sono stati chiariti dall’ultima comunicazione della Regione. Adesso i quesiti più comuni riguardano l’utilizzo delle palestre e le modalità di accesso ai pubblici esercizi. Gli impianti sportivi sono aperti per i normali allenamenti e anche le palestre delle scuole possono essere utilizzate dalle società sportive, anche con le scuole chiuse. Sono vietati, invece, tornei e partite con la presenza del pubblico.

IL NUMERO VERDE ATTIVATO DALLA REGIONE

Nel caso delle attività economiche e degli esercizi, non sono previste limitazioni d’orario e i bar, a differenza della Lombardia, non devono chiudere alle 18. Nemmeno i ristoranti sono soggetti a limitazioni per pranzi o cene, purché non siano programmati eventi che prevedano la concentrazione di molta gente. Rimane, infatti, il divieto di realizzare feste, anche in spazi privati, con la partecipazione di molte persone.

«In parallelo alla difesa della salute, altrettanto importante adesso è la tutela delle attività economiche e dei posti di lavoro - ha detto il sindaco -. Mi preoccupa il turismo che è uno dei nostri principali settori e che sta già subendo contraccolpi e disdette, come la fiera che è un altro asset fondamentale che sta annullando eventi. L’ordinanza di Zaia per evitare il contagio è uno strumento indispensabile che in Comune a Verona stiamo applicando, ma adesso serve anche altro. Dobbiamo tutti occuparci anche della fase successiva e fare pressing sul Governo, già iniziato dai governatori del Nord, affinché si agisca in maniera seria a sostegno delle nostre imprese. Ai veronesi dico di non farsi prendere da nessun allarme e di non credere alle molte bufale che girano. I nostri bar non chiudono alle 18 come in Lombardia e nei ristoranti non sono ammessi solo gli eventi, le cene non hanno niente a che fare con l’ordinanza. Anche la città di Verona reclama aiuti economici per le sue categorie».

Il decalogo distribuito dal Comune

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