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Lunedì, 27 Maggio 2024
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Il futuro delle città. «Ricreare senso di comunità e recuperare spazio pubblico»

Urbanisti, pianificatori, docenti universitari, professionisti, imprese e amministratori si sono dati appuntamento a Verona per cominciare un dibattito sulle linee da seguire per la pianificazione urbanistica

Un confronto a tutto campo tra urbanisti, pianificatori, docenti universitari, professionisti, imprese e amministratori pubblici italiani e stranieri su come dovrà essere, in un futuro non lontanissimo, il volto delle nostre città. Lo ha avviato, partendo da Verona, il consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc), presentando "Progetto di futuro - In quali città e territori vogliamo vivere?", con una serie di proposte alla politica sviluppate nel corso del convegno internazionale "Il futuro delle citta - Ripartire dai quartieri" che si è tenuto ieri, 22 aprile, all'Auditorium Verdi di Veronafiere. Proposte che, come ha spiegato Massimo Crusi, presidente del Cnappc, consentano di riprendere il tema della rigenerazione urbana di città e territori, immaginando nuovi modi di abitare, lavorare, spostarsi. Un nuovo modello di città, che in tutto il mondo si sta dimostrando ottimale per migliorare gli spostamenti, ridurre l’inquinamento, migliorare l’economia e trasformare lo spazio urbano, grazie anche ad un ruolo decisivo svolto dalla cura del paesaggio.

Un modello di città illustrato da Carlos Moreno, professore alla Sorbona di Parigi, ideatore e teorico della città di 15 minuti. «Di fronte alle crescenti crisi climatiche, economiche ed energetiche - ha detto - l'urgenza di adattare i nostri stili di vita è tangibile. Questo adattamento passa innanzitutto attraverso una ridefinizione delle nostre prossimità, trasformando i nostri ambienti in ecosistemi locali interconnessi dove la frugalità è la norma e dove nel frattempo si sviluppano l'economia locale e le relazioni sociali. Il concetto di città di 15 minuti e di territorio di 30 minuti è radicato in questa logica, offrendo una vita in cui il policentrismo e uno stile di vita più decarbonizzato promuovono anche l'occupazione locale e il consumo di risorse in una filiera corta. Questa nuova geografia sostenibile di prossimità diventa una traiettoria di resilienza, una risposta concreta alle crisi visibili e in via di peggioramento. Mira a sviluppare quartieri ricchi di interazioni e qualità di vita, ridefinendo la nostra quotidianità verso una maggiore solidarietà e interdipendenza. In questo approccio di prossimità felice, ogni passo verso un'organizzazione locale più integrata è un passo verso un futuro più sicuro e armonioso per tutti. Gli eventi meteorologici estremi e il continuo degrado delle risorse naturali aggiungono ulteriore emergenza a questo riorientamento. L'effetto devastante del Covid-19, così come la minaccia di nuove pandemie, accrescono la necessità di rafforzare la nostra resilienza locale. Allo stesso modo, conflitti come la guerra in Ucraina e in Medio Oriente rendono indispensabile la rilocalizzazione di alcune attività economiche e una maggiore indipendenza dei nostri approvvigionamenti. Queste sfide globali rendono evidente la necessità di ridefinire i nostri modelli di sviluppo e consumo per un futuro più sicuro e sostenibile».

Convegno futuro città

«Sviluppare la prossimità urbana, affinché diventi una leva di trasformazione, secondo i principi guida dell’ecologia, della prossimità, della accessibilità, della solidarietà e della partecipazione è una esigenza ineludibile - ha spiegato Giuseppe Cappochin, responsabile del dipartimento "Legislazione Urbanistica e Futuro della Città" - Le città di domani dovranno trovare nuovi modi di tessere relazioni tra, tempo e spazio, le due componenti essenziali della vita cittadina. Tutto ciò per garantire che la città, nel suo valore di bene comune, rappresenti concretamente il luogo dove si realizzano i diritti di cittadinanza».

«La città che vorremmo è quella che - ha spiegato Matteo Faustini, presidente dell’Ordine degli architetti di Verona - partendo da esperienze e da visioni di urbanisti esperti nello sviluppo delle città di medie dimensioni come Moreno, predisponga in questa fase di revisione del Piano di Assetto del Territorio (Pat) un progetto di sviluppo a lungo termine, immaginando un percorso di almeno 50 anni. La nostra è un’idea di città inclusiva e a servizio dei cittadini. Occorre ricreare il senso di comunità nei quartieri e nel centro storico, recuperando spazio pubblico che va messo in rete per essere reso più fruibile e rigenerando parti di città con funzioni e destinazioni che riportino come punto centrale le persone, senza consumo di nuovo suolo. Penso al Parco delle Mura che andrebbero collegate con parchi, scuole e quartieri, da piste ciclabili. Un altro tema caldo è quello dell’housing sociale per gli studenti universitari, va pensato in ottica più ampia rendendolo disponibile anche per gli studenti delle scuole superiori costretti a lunghi spostamenti quotidiani, come quelli provenienti dalla provincia. È tempo che Verona torni ad essere quella città vivace e lungimirante del Secondo dopoguerra, anche con scelte coraggiose».

«Il tema della qualità della vita nella città dovrebbe, e spesso non lo è nei fatti, il primo punto in una progettazione urbanistica - ha commentato ieri il sindaco di Verona Damiano Tommasi - La visione della città e del suo piano urbanistico viene più volte visto secondo esigenze e con investimenti spesso privati senza una visione organica del bene comune. La cura della città nel suo insieme è invece uno dei punti fondanti su cui intendiamo lavorare. Per farlo bisogna portare avanti in primis una fase di ascolto, con la raccolta delle sollecitazioni e delle sensibilità. Una fase che cerca di raggiungere nel modo più capillare possibile le percezioni che non emergono usualmente e che non hanno probabilmente un luogo dove esprimersi. Dobbiamo sperare che tutti gli specialisti che hanno delle deleghe in un'amministrazione abbiano una visione politica del loro ruolo e sentano la responsabilità in tal senso. Certo è che se si portano avanti le scelte sempre e solo sulla base del riscontro con l’elettorato si rischia che le cose non vadano più avanti o che vengano portate avanti solo da chi non pensa al confronto elettorale. L’istinto è quello di rincorrere il consenso attraverso un riscontro immediato, con la paura di fermarsi al primo commento o senza saper dialogare con mondi che possono essere problematici ma di cui serve tener conto. Progettazioni complesse che sappiano dare risposte lungimiranti necessitano tempi lunghi».

«Una iniziativa davvero molto importante - ha concluso la vicesindaca e assessora alla pianificazione urbanistica Barbara Bissoli - frutto di un percorso avviato ormai un anno e mezzo fa, nell’ottobre 2022. Quello che stiamo portando avanti a Verona è una visione urbanistica che pone al centro donne, bambini, anziani, persone con disabilità di ogni tipo e, in particolare, i giovani. Il futuro è loro, che sono fra i soggetti a cui è rivolta la nostra attenzione, portata avanti in primis attraverso l’ascolto delle cittadine e dei cittadini».

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