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Rischio contagio trascurabile a un metro con Ffp2: la ricerca patavina. Zaia: «Scienza vicina alla gente»

«La ricerca svolge un ruolo fondamentale nella lotta che tutti stiamo conducendo contro il Covid», ha detto il governatore Zaia ringraziando i ricercatori dell'università di Padova

Senza la mascherina, le goccioline di saliva emesse quando si parla da una persona che ha l'infezione da Sars-CoV-2 possono raggiungere la distanza di poco più d'un metro, mentre starnutendo arrivano fino 7 metri in condizioni di elevata umidità. La mascherina chirurgica dà invece una protezione misurabile e una ancora maggiore si ha utilizzando la Ffp2. Tuttavia è impossibile stabilire una distanza di sicurezza universale. Lo indicano, secondo ciò che riporta l'Ansa, i risultati ottenuti dal gruppo di ricerca di Francesco Picano, del dipartimento di Ingegneria Industriale dell'università di Padova, pubblicati sul Journal of the Royal Society Interface.

Secondo quanto si apprede, i ricercatori propongono «un modello di quantificazione del rischio di contagio da Covid-19 in funzione della distanza interpersonale, condizioni ambientali di temperatura e umidità e tipo di evento respiratorio considerato (parlare, tossire o starnutire) con o senza l'utilizzo di mascherine». Dall'applicazione del modello per la stima del rischio di contagio si evincerebbe che «non esiste una distanza di sicurezza "universale" in quanto essa dipende dalle condizioni ambientali, dalla carica virale e dal tipo di evento respiratorio». Ad esempio, considerando un colpo di tosse (con media carica virale) si potrebbe avere «un alto rischio di contagio entro i 2 metri in condizioni di umidità relativa media, mentre diventano 3 con alta umidità relativa, sempre senza mascherina». Ad ogni modo, la ricerca dimostrerebbe inoltre come l'«utilizzo della mascherina, chirurgica e ancor di più se Ffp2, si dimostra essere un eccellente strumento di protezione abbattendo il rischio di contagio che diventa trascurabile già a brevi distanze (circa 1m), indipendentemente dalle condizioni ambientali o dall'evento respiratorio considerato».

Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, rispetto alle conclusioni dello studio pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface che, come appena visto puntava a dare una misura del rischio che si corre in base alla distanza tra le persone, alla temperatura e l’umidità, al tipo di respirazione e all’effetto delle mascherine, ha così commentato: «La ricerca svolge un ruolo fondamentale nella lotta che tutti stiamo conducendo contro il Covid. Come veneto sono orgoglioso che la nostra Università di Padova sia tra i protagonisti di uno studio estremamente significativo, che punta a dare risposte alle domande che tutti ci poniamo sulle modalità di diffusione del virus sull’efficacia delle protezioni, a cominciare dalle mascherine e dalle misure di distanziamento da rispettare. Ringrazio per il prezioso lavoro fatto l’ateneo patavino e il gruppo di ricerca del professor Francesco Picano del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università di Padova, in squadra con le Università di Udine, Vienna e Chalmers».

Lo stesso governatore del Veneto Luca Zaia ha poi aggiunto: «Aldilà degli aspetti tecnico-scientifici utilizzati da questi bravi ricercatori colpisce positivamente l’assonanza di quanto studiato con alcune delle principali domande e preoccupazioni che la gente pone, cercando di capire come difendersi meglio. Questi scienziati - ha concluso Luca Zaia - hanno quindi profuso il loro sapere in una delle ricerche forse più vicine in assoluto alle necessità delle persone comuni».

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