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Anche il Consiglio di Stato blocca il corso complementare della Regione per gli oss

Confermata la sentenza del Tar, che aveva accolto il ricorso degli ordini professionali degli infermieri Opi e Fnopi. Bigon (PD): «Adesso si accantonino le soluzioni "creative" per cominciare a risolvere il problema della carenza di personale»

Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar del 9 luglio scorso con cui il tribunale amministrativo regionale aveva accolto le ragioni di due ordini professionali degli infermieri, Opi e Fnopi, contro l'istituzione da parte della Regione Veneto di un corso complementare per oss (operatore socio-sanitario) e Osss (operatore socio-sanitario specializzato). È stata dunque bloccata la soluzione con cui la Regione sperava almeno di tamponare il problema della carenza di personale nelle strutture extra-ospedaliere.
Una soluzione difesa dall'assessore regionale alla saluta Manuela Lanzarin e criticata dal Partito Democratico, che ha commentanto la decisione del Consiglio di Stato. «Non avevamo dubbi, l'operatore socio-sanitario non è ascrivibile al novero delle professioni sanitarie - ha dichiarato la consigliera regionale Anna Maria Bigon - Adesso si accantonino definitivamente le soluzioni "creative" per cominciare a risolvere il problema della carenza di personale, aumentando i corsi per oss e i posti per i corsi da infermiere. Dobbiamo agire senza perdere altro tempo. Non si può sopperire ad anni di programmazione sbagliata con proposte inadeguate che rischiano soltanto di peggiorare la situazione. Avevamo chiesto di stoppare la delibera e ascoltare i dubbi e le proposte delle parti interessate, la Regione ha preferito tirar dritto e questo è il risultato».

«Un mini-corso, per di più da remoto, non può essere sufficiente a sostituire tre anni di studi universitari - ha aggiunto la parlamentare veronese del PD Alessia Rotta, insieme a Bigon - Agli ospiti delle rsa, persone particolarmente fragili, dobbiamo garantire un'assistenza di qualità, che può essere fornita solo da chi ha i requisiti necessari. Viceversa rischierebbero di ricevere in maniera impropria delle prestazioni senza sufficienti criteri di sicurezza. Così si aggravano i problemi anziché risolverli».

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