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Casello A22 (Foto di repertorio)

Casello A22 (Foto di repertorio)

Concessione A22, D'Arienzo (PD): «Stralciata soluzione "in house"»

Il senatore veronese: «La gara europea si avvicina a passi da gigante, se non si liquidano i soci privati. Rischiamo di perdere tanti milioni di euro di investimenti»

«La soluzione che il Governo aveva inserito nella Legge di Bilancio 2021 favorevole al rinnovo della concessione "in house" per la tratta autostradale Modena-Brennero è stata stralciata alla Camera dei Deputati. La gara europea si avvicina a passi da gigante». Lo dice il senatore veronese Vincenzo D’Arienzo, capogruppo del Partito Democratico nella commissione infrastrutture. «Sembrava fatta - ha aggiunto - Invece, siamo passati ad un punto di non ritorno».

Il problema è il rinnovo della concessione autostradale ad Autobrennero, la società che gestisce la A22 e che è mista, cioè in parte pubblica ed in parte privata. La concessione è scaduta dal 2014 ed alcuni soci pubblici, tra cui il Comune e la Provincia di Verona, chiedono che semplicemente venga prorogata per altri 10 anni. Il senatore D'Arienzo è però convinto che l'affidamento senza una gara pubblica non sia compatibile con la normativa europea e per questo era contento per l'inserimento nella Legge di Bilancio della soluzione da lui avanzata: il rinnovo "in house" dopo la liquidazione dei privati. «La proposta consentiva anche di superare i diktat dell'autorità garante della concorrenza e del mercato e della Corte dei Conti che, insieme, avevano chiesto al Parlamento di avviare la gara europea per il rinnovo della concessione autostradale», ha spiegato D'Arienzo.

Ora, però, una parte di quella norma è stata stralciata perché dichiarata di natura regolamentare e non economica. «Un errore grave e spero fatto in buona fede - ha commentato il senatore PD - Infatti, è stato stralciato solo il comma 2 dell'articolo, quello che prevedeva il meccanismo giuridico per la liquidazione dei privati. In realtà, quel comma era tutt'uno con il primo comma dell’articolo stesso che trattava la parte economica, ovvero il versamento alle casse dello Stato del fondo ferrovia che è strettamente legato alla concessione. Il paradosso è che, adesso, anche il primo comma è inattuabile perché quel versamento doveva seguire al rinnovo della concessione che non sarà più possibile perché è stato stralciato il comma 2. Ora esulteranno i contrari alla soluzione "in house", ma la loro è una vittoria contro Verona. Infatti, se non si possono liquidare i privati, condizione essenziale per rinnovare la concessione "in house", l’unica soluzione che resta è la gara europea. E ci vorranno almeno tre anni, ma è anche probabile che la concessione passi di mano ad un russo o a un cinese, per esempio. Quindi, visto che sono già passati oltre sei anni dalla scadenza, ne serviranno altri tre per la gara europea ed in più potrebbe esserci un possibile nuovo concessionario. Possiamo dire che i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio rischiamo di scordarceli. Con buona pace di chi ci ha condotti in questa situazione assurda».

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