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Due ore di rock, pioggia e un black out: a Villafranca 40 anni di Litfiba...e lo spettacolo deve ancora cominciare

Tanta musica, acqua (e birra) per tutti, qualche imprevisto e la solita energia della storica band fiorentina: ecco come è andata al castello scaligero di Villafranca di Verona

Pronti via, è subito Ritmo2#! Il primo brano che Piero Pelù intona dal palco del castello scaligero di Villafranca di Verona fa letteralmente saltare la folla, già fradicia da testa a piedi, complice il beffardo clima che, nell'estate più torrida degli ultimi anni, ieri sera ha riservato secchiate d'acqua per tutti. La storica band fiorentina è in tour per l'Italia, portando i brani del passato per quello che viene definito l'utimo girone del gruppo.

Piero ne ha fatti sessanta quest'anno, nasceva il 10 febbraio del '62 e a 18 anni, nello scantinato di via dei Bardi a Firenze, si metteva per la prima volta al microfono di una band che, tra fasi inevitabilmente alterne, comunque segnerà poi la storia della musica italiana: i Litfiba, per l'appunto. Oggi come allora, sul palco, si dimena, indiavolato, elettrico come Ian Curtis, dialoga col pubblico, scherza e, cosa non da poco, si diverte davvero. 

Mentre all'ingresso del castello scaligero i cani della guardia di finanza annusavano i fan più ritardatari, sul palco Piero già intonava Proibito, un tuffo indietro negli anni '90, la svolta propriamente rock dei Litfiba. L'introduzione al brano è un invito alla liberalizzazione, ma senza dimenticare che di droga (quella pesante) si muore anche. E lo ricorda poco dopo lo stesso Piero, prima con quel «...e io mi sento tradito, se ti spari le pere e poi non esisti più», quindi ancor più direttamente ricordando il compianto Ringo De Palma, ex batterista dei Litfiba scomparso a 26 anni per overdose. A lui, come sempre, Piero ha dedicato Il Volo.

L'ultimo girone - Litfiba tour 2022-2

L'ultimo girone - Litfiba tour 2022

Il viaggio temporale nell'universo Litfiba va avanti, in un crescendo di ricordi e stili diversi: dal palco risuonano ora le note di un pezzo datato 1983, La preda, uscito come singolo e poi incluso nel primo vero disco del gruppo, Desaparecido, anno domini 1985. L'occasione è buona anche per sfoderare qualche immancabile accenno politico: il «signore con il colbacco» non pare piacere troppo a Piero che, ripetutamente, si appella alla pace. Ma il momento forse più autentico, sotto questo punto di vista, arriva quando i Litfiba riportano in auge una toccante versione di Istanbul, sempre dal loro primo disco, città «baluardo sacro per l'incrocio delle razze degli uomini brucerà». Piero la canta dopo una secca invettiva indirizzata al presidente della Turchia Erdogan, ricordando così il popolo curdo, a lungo mantenendo issata dinanzi al proprio volto e poi avvinghiata al microfono, la bandiera stessa del Kurdistan.

Litfiba a Villafranca di Verona-2

I Litfiba in concerto a Villafranca di Verona

Sotto la pioggia battente, veri eroi nel vento (ovviamente immancabile), il pubblico dei Litfiba più o meno giovane (qualche bimbo presente coi genitori, momenti intergenerazionali francamente belli da vedere, tanti "ragazzi" dai trenta ai quaranta e pochi pochissimi del duemila), si è lasciato trasportare dolcemente sulle onde per la prima oretta di concerto. Il "chitarrone" di Ghigo ha dato il meglio di sé in qualche accenno virtuoso per Woda Woda, poi Fata Morgana. Quindi è arrivato l'imprevisto: nel cuore dell'assolo di batteria che fiammeggiava a metà esecuzione di Paname, il black out. Luci e suoni giù, incredulità, buio, Piero che prima gigioneggia un poco col suo pubblico e poi si ritira dietro le quinte. L'affetto dei presenti è tanto, troppo anche per fischiare soltanto un po'. Si aspetta, e si spera. La pioggia cade, la notte affonda, «saremo tempesta, tempesta e calore».

Black out al castello scaligero

E luce fu, si torna in scena. Piero scherza ancora, presentandosi nuovamente sul palco, questa volta a torso nudo: «Basta parlare di rivoluzione e subito scatta il sabotaggio!». La festa può però ricominciare, e la musica torna a farla da padrone. È la fase due del live, segnata dal celebre auspicio, buon viaggio, Lacio Drom. Anche perché di «posti dove c'è del buon vino» il Veneto è pieno almeno tanto quanto la Toscana, e Piero pare dunque sentirsi davvero a casa in quel di Villafranca. Ci si rituffa dunque negli anni '90 con El Diablo, improvvisando pure un esorcismo collettivo in ginocchio, per poi abbandonarsi alle sonorità sconfinanti nel metal di Terremoto. Qui torna anche la politica, che è musica e viceversa, la condanna della mafia, sempre attuale, sintetizzata in quel «fanculo l'onore e l'omertà» che chiude l'esecuzione graffiante di Dimmi il nome.

C'è stato spazio anche per un po' di mondi sommersi: «...e andiamo con sto' cazzo di tormentone», dice Piero dal palco introducendo Regina di Cuori. Esibizione goliardica, boccaccesca, condita dall'invito licenzioso rivolto al gentil sesso di partecipare al rito dello "scapezzolamento" (sic). Come sia andata a finire l'hanno potuto vedere solo dal palco, ma Piero ha lanciato segnali inequivocabili, parlando di una «grande generosità del Veneto», ricordando anche a tutti i presenti che, si sa, «dai che è venerdì...» e quindi, bè sì, insomma, bighe a nastro...

L'acquazzone sul castello scaligero si abbatte ora con forza, il pubblico c'è, canta, balla: Lo spettacolo vede Piero salire sulle balaustre, impavido, atletico, euforico ed entusiasta, perché in quella gabbia seducente del piacere a tanta gente, alla fin fine, il modo giusto di starci si può dire che lui e i Litfiba l'abbiano davvero trovato. Lo show si chiude così con l'elettrizzante Cangaceiro, la folla acclama il bis ma non si farà. Piero e Ghigo escono una seconda volta, ma solo per un saluto silenzioso e comunque generoso. I volti tra il pubblico sono alla fine sorridenti, felici, nonostante la colossale doccia; qualcuno all'esterno del castello viene persino avvistato in accappatoio, e no, non è una metafora. Sarà anche l'ultimo girone, ma l'impressione è che, forse, lo spettacolo deve ancora cominciare...

Lo spettacolo - Litfiba live a Villafranca di Verona - 29 luglio 2022

La scaletta del concerto a Villafranca di Verona

Di seguito l'elenco completo dei brani eseguiti durante il concerto dei Litfiba il 29 luglio al castello scaligero:

  • Ritmo 2#
  • Proibito
  • Tex
  • La preda
  • Eroi nel vento
  • Apapaia
  • Woda woda
  • Istanbul
  • Vivere il mio tempo
  • Fata Morgana
  • Bambino
  • Il volo
  • Spirito
  • Regina di cuori
  • Paname
  • Lacio drom (Buon viaggio)
  • El diablo
  • Lulù e Marlene
  • Dimmi il nome
  • Lo spettacolo
  • Cangaceiro
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