Il concerto "nazi-rock" e il suicidio del filosofo Jan Palach. Protestano gli studenti praghesi

«Il gesto radicale di Jan Palach, - scrive in una nota divulgata in queste ore il Consiglio degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Praga "Carlo IV" - è stato motivato da un desiderio di democratizzazione e umanità. I movimenti identitari e gli altri gruppi dell’estrema destra interpretano erroneamente, con la loro stessa esistenza, l’eredità morale di Palach»

Jan Palach

Una recente mostra fotografica, allestita lo scorso giugno presso Palazzo Reale a Milano, dal titolo "La Primavera di Praga 1968 –’69", si concludeva con le immagini scattate il giorno del funerale di Jan Palach, il giovanissimo studente di filosofia, iscritto alla facoltà Carlo IV di Praga, che il 16 gennaio 1969 si diede fuoco per protesta dinanzi al Museo Nazionale in Piazza Venceslao. Le immagini, riviste oggi, hanno ancora un potere ammaliante. La più incisiva, è forse una veduta dall'alto del lungo "serpentone" di persone che si andò formando spontaneamente il 25 gennaio, il giorno del funerale di Palach, con i suoi concittadini che, lentamente, aspettavano di poter sostare un istante nei pressi della bara del 19enne per dargli un ultimo saluto. 

Non è un dettaglio indifferente che Jan Palach fosse uno studente di filosofia, così come non può passare inosservato il fatto che quello del giovane 19enne fu un lento, l'agonia durò circa tre giorni, ma inesorabile suicidio. Il suicidio è forse un gesto filosofico, il gesto filosofico par excellence, non tanto in se stesso, quanto piuttosto perché rivela una zona di soglia, un qualche cosa cioè che nella vita ordinaria di tutti i giorni si tenderebbe piuttosto a voler rimuovere. Rivela un tra la vita e la morte, il luogo di una volontà di padroneggiamento di ciò che è l'impadroneggiabile (la morte), e al contempo di disappropriazione di ciò che costantemente, forse soltanto illudendoci, crediamo essere quanto di più proprio possediamo (la vita). Il suicidio ha in sé una forza di rottura che fa tutt'uno con l'indeterminatezza e, al tempo stesso, la volontà di determinare, il non padroneggiabile e il tentativo di dominio (entrambi orizzonti strettamente filosofici). Può essere considerato una negazione della vita, ma non meno una sua strenua affermazione. E la figura di Jan Palach, come forse quelle di Carlo Michelstaedter, Walter Benjamin ed altri grandi "pensatori suicidi", sono lì dinanzi a noi a testimoniarlo. 

Non è cosa semplice volersi appropriare di un filosofo. E Jan Palach, come detto, era un filosofo, certo molto giovane, un giovane studente filosofo come, pare strano a dirsi, ma ancora oggi ve ne sono molti. Sono tanti anche a Praga, i giovani studenti di filosofia, colleghi postumi di Jan proprio in quella stessa facoltà all'università Carlo IV, dove ogni anno il suo gesto viene ricordato in nome delle idee che lo ispirarono. La protesta contro l'oppressione imposta dal regime sovietico nella Praga occupata del tempo, fu innanzitutto ed essenzialmente un moto di ribellione contro un regime, per l'appunto. Fu un moto di sovversione contro una forma di dittatura, contro le restrizioni delle libertà, non ultima quella di stampa, imposte ai praghesi nella loro città dove scorrazavano liberamente i carri armati russi. Ci vuole tutta la malafede possibile immaginabile, o nella migliore delle ipotesi l'incapacità di leggere la storia, per pensare di poter rinserrare Jan Palach nell'alveo degli eroi anticomunisti che possano alimentare sciovinismi odierni, propri di gruppi politicizzati di un'area dichiaratamente di destra. 

Non stupisce dunque che l'eco del concerto/evento "Terra e libertà", in programma nel Veronese il prossimo 19 gennaio con tanto di patrocinio della Provincia e di Serit, sia giunto fino a quella Praga dove un tempo soffiò la primavera. La presenza annunciata, durante la serata in omaggio al «sacrificio di Jan Palach», di band considerate da alcuni, a torto o ragione, "nazi-rock", ha inevitabilmente suscitato la pronta risposta di quegli stessi studenti praghesi che, oggi come allora il 19enne suicida, frequentano le aule dell'università Carlo IV.

«L'anniversario dell’autoimmolazione di Jan Palach è quest’anno in qualche modo più significativo rispetto agli anniversari precedenti. - si legge in una nota del Consiglio degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Carlo IV di Praga - 50 anni esatti ci separano infatti dall’atto con il quale Palach scosse il mondo. È pertanto chiaro che a tale anniversario sarà dedicata un’attenzione ben maggiore rispetto agli anni precedenti. Abbiamo appreso con indignazione la notizia relativa al concerto in programma a Verona al quale dovrebbero partecipare gruppi musicali legati all'estrema destra italiana. In quanto membri del Consiglio degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Carlo IV di Praga, dunque dell’organizzazione che ogni anno commemora il gesto di Palach, ci opponiamo nettamente a tale concerto. Riteniamo inoltre del tutto riprovevole il patrocinio di tale concerto da parte delle autorità, in questo caso della provincia di Verona».

Una presa di posizione netta ed indignata che il Consiglio degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia praghese ha voluto ulteriormente specificare, richiamando alle reali motivazioni che spinsero Jan Palach a compiere il suo estremo gesto di protesta:

«L’eredità morale di Palach è oggi ancora viva, da qui la necessità, in questo contesto, di ricordarne l’elemento essenziale, un elemento dal significato più che univoco. Il gesto radicale di Jan Palach, studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, è stato motivato da un desiderio di democratizzazione e umanità. I movimenti identitari e gli altri gruppi dell’estrema destra interpretano erroneamente, con la loro stessa esistenza, l’eredità morale di Palach.

È pertanto inconcepibile e del tutto deprecabile che Palach venga celebrato da tali movimenti. La storia italiana è segnata dall'epoca del fascismo, tuttavia l'Italia di oggi si regge sui valori della democrazia, della libertà umana e dell'uguaglianza, dunque su valori totalmente inconciliabili con il movimento fascista».

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