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Brescia "frena" sul collettore del Garda: «Si rischia di mettere in pericolo la salute del lago»

Il Consiglio Provinciale bresciano avrebbe rimesso in discussione il progetto del doppio depuratore a Gavardo e Montichiari a servizio della sponda lombarda

Il Comitato Istituzionale del Consiglio di Bacino Veronese, composto da Bruno Fanton, Marco Padovani, Alessandra Ravelli, Luca Sebastiano e Denise Zoppi, si è riunito in videoconferenza il 3 dicembre, durante la quale ha espresso profonda preoccupazione per l'ennesima battuta d'arresto nel progetto di salvaguardia e tutela delle acque del lago di Garda.
A Brescia, infatti, il Consiglio Provinciale avrebbe rimesso in discussione il progetto del doppio depuratore a Gavardo e Montichiari a servizio della sponda lombarda.
La mozione approvata stabilisce un principio: i nuovi depuratori vanno localizzati nei territori afferenti agli impianti stessi. Ora la parte bresciana ha tempo sei mesi per studiare un’alternativa al doppio impianto a Gavardo e Montichiari.
«È l'ennesima battuta d'arresto che rischia di mettere in pericolo la salute del lago di Garda. Nei prossimi giorni - dichiarano il presidente dell'Ato Veronese Bruno Fanton e il consigliere Luca Sebastiano, a termine della seduta del Comitato Istituzionale - organizzeremo un incontro con i sindaci e i parlamentari veronesi per discutere della vicenda e condividere posizioni e azioni comuni». 

Un appello per una pronta soluzione e ripartenza del progetto, è arrivato anche da Vania Valbusa, deputata veronese della Lega e membro della commissione ambiente e infrastrutture.
«La Lega ha sempre lavorato e continuerà a farlo per realizzare quanto prima il nuovo collettore del Garda. Occorre realizzare l’opera quanto prima se vogliamo preservare e tutelare le acque del lago. Conosciamo benissimo quali sono le problematiche legate all’impianto attuale che mostra evidenti segni di cedimento e deterioramento dati dal tempo e, soprattutto, si tratta di un sistema non più adeguato allo sviluppo urbanistico di un’area a forte vocazione turistica. Il continuo procrastinare l’avvio dell’opera potrebbe fatale per l’intero ecosistema del Lago di Garda. Stop quindi a ripensamenti e inutili battaglie campanilistiche e via ai lavori quanto prima. In ballo c’è la salute e la salvaguardia di un patrimonio naturale unico e la tutela di migliaia di posti di lavoro strettamente legati al Lago di Garda». 

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