Medici e infermieri presi di mira per il caso citrobacter. «Intollerabile»

Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up, stigmatizza «il clima di violenza inaudita che ha invaso il web contro gli operatori sanitari dell'ospedale veronese»

(Foto di repertorio)

Alle prime tre sospensioni sono seguite le nuove nomine e così l'Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) cerca di uscire da questo complicato momento legato al caso citrobacter.
La vicenda del batterio killer che per anni è rimasto annidato nell'ospedale della donna e del bambino di Verona (infettando circa 100 neonati, 4 dei quali sono morti e altri 9 hanno subito gravi lesioni) è stata esaminata dalla commissione ispettiva voluta dalla Regione Veneto. Al termine del proprio lavoro, la commissione ha prodotto una relazione e i primi effetti di questa relazione sono state le sospensioni cautelativa decise dal commissario dell'Aoui Francesco Cobello.
Altri provvedimenti non sono esclusi, ma intanto si moltiplicano altri effetti collaterali alla divulgazione di alcuni dettagli della relazione. Alcuni operatori sanitari dell'ospedale veronese sono stati presi di mira da messaggi di odio. Per questo Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up è intervenuto personalmente, scrivendo: «Ci sentiamo in dovere, da un lato di appoggiare in pieno i provvedimenti messi in atto dalla Procura per chiarire le pesanti responsabilità che aleggiano su episodi che hanno distrutto per sempre la vita di intere famiglie; anche se nessuna indagine, nessuna punizione esemplare, potrà restituire a questi genitori le vite spezzate. Ma nello stesso tempo dobbiamo stigmatizzare il clima di violenza inaudita che ha invaso il web contro medici ed infermieri dell'ospedale veronese. Non entriamo nel merito delle indagini, avendo piena fiducia nell'operato della magistratura, ma non possiamo tollerare le minacce di morte nei confronti dei colleghi. Questo clima da "caccia alle streghe" non ci porterà da nessuna parte. Risulta soprattutto lesivo per l’immagine di tanti infermieri che ogni giorno si battono per salvare vite umane. Ci risulta che le intimidazioni non stiano perseguitando solo i medici ma anche gli infermieri della terapia intensiva pediatrica e neonatale che al momento sono assolutamente estranei ai fatti. La negligenza di pochi, che dovranno pagare per gli errori imperdonabili commessi, non sia l'occasione per macchiare un'intera categoria che non merita quanto di scabroso e irripetibile stiamo leggendo sui social network».

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