Agsm, opposizioni: «Croce sfiduciato». L'azienda: «Cda ostile alla città»

Scontro tra il consiglio di amministrazione e il presidente della partecipata. In una nota ufficiale Agsm parla di «un fatto che va contro gli interessi strategici della città», ma intanto le minoranze vanno alla carica

Federico Sboarina e Michele Croce

Il fatto che il consiglio di amministrazione di Agsm si autoconvochi dopo mesi di totale inattività e molti dei suoi membri prendano posizione contro le scelte controverse della presidenza nell'ultimo anno a mezzo, è un chiaro segnale di una sfiducia nei confronti di Michele Croce che se non viene formalizzato è soltanto per amor di patria, essendo l'azienda nel bel mezzo di un delicato processo di fusione societaria.

È questa la descrizione di quanto avvenuto oggi, 9 marzo, fornita dal gruppo consiliare del Partito Democratico di Verona, formato da Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, e dal segretario cittadino del PD Luigi Ugoli. Un presa di distanza del cda di Agsm dal presidente MIchele Croce, un assist formidabile per l'opposizione veronese che in coro parla di «presidente di Agsm sfiduciato» e attacca sia Croce sia colui che lo ha nominato presidente della più importante azienda partecipata del Comune di Verona, ovvero il sindaco Federico Sboarina.

Vengono evidentemente al pettine i nodi che da mesi denunciamo: gli sprechi mai frenati, l'opacità con cui continuano ad essere distribuite le consulenze, l'inettitudine nell'affrontare le ferite aperte di Amia - scrivono i consiglieri e il segretario del Partito Democratico - Ma questa è chiaramente anche una sfiducia nei confronti del sindaco Sboarina che questo sistema vischioso e inefficiente ha promosso e difeso, negando l'evidenza anche di fronte agli appelli delle organizzazioni sindacali. Altro che cambiamento: tra la città e i privilegi della politica, Sboarina ha scelto i secondi, trasformando le partecipate in tanti feudi politici privi di strategia, incapaci di affrontare il passaggio verso il mercato aperto e, nel caso di Amia, perfino di chiudere il ciclo dei rifiuti. Un sistema malato che, allo stato, nessuno in maggioranza è in grado di governare.

Di conferma «dell'insostenibilità di una gestione troppo personalistica, poco concreta e che ha mancato tutti gli appuntamenti importanti», parla il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco. «Con Croce hanno ripreso il sopravvento le spese pazze e le consulenze incontrollate - scrive Bertucco - Ma questa sfiducia attesta anche il fallimento delle nomine operate dal sindaco Sboarina, tutte incentrate sulle fedeltà politiche prima ancora che sulle competenze dei nominati. Sboarina ha avuto occhi soltanto per gli equilibri politici e nessuna attenzione per il futuro delle aziende. Un metodo sbagliato che ha portato sull'orlo del tracollo economico anche l'altra grande partecipata veronese, Amia. Ora la palla è in mano, purtroppo, ancora a Sboarina, un sindaco debole, ostaggio delle ali estremiste della propria maggioranza, che probabilmente commetterà ancora gli stessi errori promuovendo a capo di Agsm altre figure border-line. Personalmente non ho dubbi: in Agsm devono andare tutti a casa e si deve procedere a nomine serie con regole nuove che premino il merito oltre la fedeltà politica».

Marta Vanzetto, capogruppo 5 Stelle in Comune a Verona descrive quella di Croce come una gestione di Agsm «ricca come non mai di consulenze esterne quanto meno opinabili, con un piano industriale riciclato dagli anni '90 e nessun cambiamento rispetto al passato. Michele Croce si è presentato alle elezioni promettendo la riduzione dei posti nei consigli di amministrazione e delle spese superflue. Invece ci siamo trovati una moltiplicazione di incarichi, un presidente più preoccupato della propria immagine personale che del futuro dell'azienda e la vicenda Albania ancora più incancrenita di prima».

E l'ex sindaco Flavio Tosi trova comprensibile la scelta del consiglio di amministrazione di Agsm. «Croce ha impantanato l'azienda con pochi investimenti e spese discutibili per gli affidamenti diretti a pochi privilegiati».

Terminata la carica delle opposizioni, Agsm è passata subito al contrattacco, con una nota ufficiale dell'azienda in cui non si fa menzione del presidente Michele Croce e dove si critica la posizione presa dal consiglio di amministrazione.

Alla vigilia del processo di aggregazione fra le multiutility del Veneto, alcuni consiglieri d'amministrazione di Agsm hanno accolto le istanze di chi vuole bloccare questo processo, cercando motivi pretestuosi per minare la governance della multiutility di Verona - si legge nella nota di Agsm - Si tratta di un fatto senza precedenti, gravissimo, che va contro gli interessi strategici della città, e che soprattutto contraddice quanto fatto da questo stesso consiglio d'amministrazione per rendere Agsm più snella, più efficiente, in grado di crescere e di generare reddito.
Soltanto pochi dati:
- Nell'esercizio appena conclusosi, il fatturato di gruppo è salito a 814 milioni di euro, un valore che salirà ulteriormente nel 2019 a oltre un miliardo di euro in virtù delle gare Consip vinte nel 2018. In percentuale la crescita è stata del 13,6%.
- Gli investimenti nel 2018 sono saliti a 32 milioni di euro, con una crescita del 10% sull'esercizio precedente.
- La posizione finanziaria netta è scesa a 196 milioni di euro, meno 15,8%, il più basso livello di indebitamento negli ultimi anni.
- Il mercato ha recepito questo ed ha dato più fiducia ad Agsm: nel 2018 i clienti complessivi hanno superato le 566mila unità, più 2,9%, ma sono triplicati i clienti "business" in tutta Italia.

Si è posto ulteriormente l'accento sulle spese e le consulenze - prosegue il comunicato di Agsm - Doveroso, per rispetto dei veronesi e dell'azionista, ricordare come l'azione dell'ultimo anno e mezzo sia stata improntata alla razionalizzazione delle spese, alla loro messa sotto controllo, così da far convergere tutte le risorse possibili alla crescita. Non era mai stato fatto prima. In particolare:
- Sponsorizzazioni, liberalità e pubblicità deliberate sono state contratte del 76,6% con un risparmio monetario di oltre tre milioni di euro.
- Le spese per consulenze legali, atti notarili e progettazioni sono state abbassate del 29,2% con un risparmio più di 740mila euro.
- I costi di gestione dell'holding albanese sono stati dimezzati.

Davanti ad azioni così nette, a risultati così positivi, ad un evidente ruolo aggregante di Verona nel settore energetico, si è scelto di privilegiare un disegno ostile ad Agsm ed alla città. Una grave responsabilità politica che i consiglieri di Agsm Verona si sono assunti e della quale risponderanno ai veronesi.

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