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Caro bollette e aumento dei prezzi, pensionati veronesi in difficoltà

Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil chiedono al Comune di Verona di rivedere le soglie Isee che rischiano di tagliare fuori dai bonus gli anziani che percepiscono pensioni basse

Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, sindacati dei pensionati veronesi, denunciano lo stato di grave difficoltà per la progressiva e preoccupante impennata del costo dell'energia, che ha portato incrementi in bolletta di oltre il 50% e con inevitabili riflessi anche sulle spese condominiali e su tutti i beni di consumo. «L'Istat evidenzia una dinamica inflattiva generalizzata con un incremento dei prezzi del 4,9% a gennaio 2022 - hanno scritto Adriano Filice di Spi Cgil, Dino Andreone di Fnp Cisl e Gianluigi Meggiolaro di Uilp Uil - L'accelerazione è trainata dai beni energetici, che a gennaio fanno segnare un eccezionale +93,5%, ma riguarda anche i prezzi dei beni alimentari e della cura della casa (da +2,4 % di dicembre al +3,2% di gennaio) nonché tutti i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4% a +4,3%). Una crescita così non si registrava da aprile 1996».

Oltre al caro bolletta, pensionate e pensionati devono quindi far fronte anche ai rincari del carrello della spesa. E in questo quadro si aggiungono i rincari di alcune tariffe di servizi pubblici comunali a partire dalla Tari, la cosiddetta tassa sui rifiuti, che nel capoluogo nel 2022 costerà 1,6 milioni di euro in più, per un monte complessivo di circa 50 milioni di euro. «Considerando che nel Veronese 6,4 pensioni su 10 presentano importi inferiori ai mille euro mensili, e che tra queste l’importo medio è di appena 527 euro mensili, i rincari mettono in grave difficoltà chi percepisce gli assegni più bassi - hanno spiegato Filice, Andreone e Meggiolaro - Per il capoluogo scaligero parliamo di una platea stimata di circa 34mila pensionate e pensionati (il 61,30% del totale), percettori di assegni poveri o poverissimi sotto ai mille euro, con importi medi di appena 500 euro mensili. È il momento di intervenire a sostegno delle persone messe in difficoltà dall'attuale ondata inflattiva, che i vari bonus non riescono a proteggere a causa di importi insufficienti e di soglie di accesso risibilmente basse (8.265 euro di reddito Isee). Soglie che presuppongono condizioni di estrema indigenza e di pressoché totale mancanza di risorse che, per fortuna, non rispecchiano ancora la condizione diffusa nella stragrande maggioranza dei pensionati e delle pensionate veronesi. Secondo gli attuali parametri dei bonus energia, per un anziano o un'anziana che vivano soli, non basta percepire una pensione da fame inferiore ai 635 euro mensili. Bisogna anche non disporre di alcun risparmio sotto forma di deposito bancario e non essere titolare della casa in cui si vive».

Per questo i sindacati dei pensionati veronesi chiedono un adeguamento delle soglie Isee e, per quanto riguarda l'accesso alle agevolazioni sociali, un allineamento delle soglie ai livelli della pensione di cittadinanza che attualmente richiede un Isee di 9.360 euro. «Inoltre chiediamo un aumento di almeno il 50% della consistenza degli aiuti economici», concludono i segretari di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, che chiedono un confronto con il Comune di di Verona «per ricercare insieme le giuste soluzioni e venire incontro alle difficoltà e ai bisogni della parte più fragile della popolazione».

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