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Carenza di medici in Veneto, sindacato risponde a Zaia: «Ne mancano "solo" 1210»

CIMO Veneto ha replicato alle parole dei giorni scorsi del presidente regionale, contestando anche le affermazioni sulle alte retribuzioni e incalzando sulla spesa per il personale sanitario, inferiore «di ben 400 milioni di euro rispetto all’Emilia Romagna»

«Ringraziamo il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia per l’attenzione alla nostra categoria sul tema della carenza dei medici. In tema di numeri, ci permettiamo di sottolineare che quando afferma che tra il 2021 e questo scorcio di anno 2022 il numero dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Regionale è stato incrementato di 85 unità, corre l’obbligo di fare riferimento alla carenza di 1.295 medici al 12/2018 da documento ufficiale nel 2018 dal Segretario Regionale alla Sanità dottor Mantoan». È CIMO Veneto, il sindacato che rappresenta i medici, i veterinari e gli odontoiatri in servizio ed in quiescenza, a rispondere alle parole del presidente Veneto Luca Zaia, che nei giorni scorsi era intervenuto sui problemi che sta affrontando la sanità regionale, anche in tema di carenza di personale. 
Zaia infatti ha affermato che tra la fine del 2019 e la fine del 2021 in regione sarebbero stati assunti 85 medici in più, ma per il sindacato la risoluzione del problema è ancora molto lontana. «Come CIMO-FESMED - prosegue la nota - stiamo ancora aspettando l’aggiornamento delle carenze rispetto a quei dati: seguendo la logica, la conclusione potrebbe essere che adesso mancano “solo” 1.210 medici dipendenti a tempo indeterminato.
Quanto alla retribuzione media, non è dato di sapere se poi nel calcolo delle retribuzioni sono compresi anche i numerosi contratti libero professionali
».

Anche sulla questione relativa alle retribuzioni, il sindacato non condivide le parole del presidente veneto. «Si parla di 174 assunzioni complessive, di 385 rientri in servizio di medici pensionati e ben 2.261 rapporti libero professionali. I contratti libero professionali hanno un costo decisamente superiore alle retribuzioni del medico dipendente e che se cumulati nella spesa complessiva innalzano molto la cifra della retribuzione media.
Ma naturalmente possiamo sbagliarci, in attesa di precisazioni sulla tipologia di spesa.
I dati sulla evoluzione della carenza dei medici dipendenti sono stati chiesti più volte dalle organizzazioni sindacali, senza avere risposta rispetto al dato originario del “meno 1.295” del dicembre 2018
».

La nota poi prosegue incalzando sulla situazione della sanità regionale, messa anche a confronto con quella romagnola. «Ci sembra che non vengano smentiti – e del resto non potrebbero esserlo, trattandosi di dati ufficiali – i numeri della spesa complessiva per il personale sanitario che nel Veneto sono inferiori di ben 400 milioni di euro rispetto all’Emilia Romagna che pur ha quasi 500 mila abitanti in meno. Non proprio “meno di qualche decina di euro”.
Resta poi il problema dei Pronto Soccorso, oramai affidati quasi interamente a cooperative esterne. E preoccupa l’enorme sproporzione tra i nuovi contratti a tempo indeterminato rispetto ai contratti libero professionali, dato che probabilmente il numero citato (2.261) comprende i rinnovi in corso d’anno, quindi molti meno in termini di numeri assoluti.
CIMO-FESMED Veneto resta sempre a disposizione per un progetto con la Regione e le altre rappresentanze sindacali che renda nuovamente desiderabile il ruolo di medico dipendente del Servizio Sanitario della Regione Veneto a favore di una costante assistenza di qualità per tutti i cittadini
».

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