Capoluoghi del Veneto chiedono un'equa distribuzione dei fondi del Governo

«Urge ora richiamare l’attenzione del governo anche sui parametri per la distribuzione dei primi finanziamenti riconosciuti in favore dei Comuni», ha detto il sindaco di Verona Federico Sboarina

Il sindaco di Verona Federico Sboarina

Giusti criteri per l’equa distribuzione dei 3 miliardi di euro stanziati dal Governo in favore dei Comuni. È una richiesta avanzata dai sette sindaci delle città capoluogo del Veneto che, lunedì mattina, si sono incontrati in video conferenza con il sindaco Federico Sboarina. Alla riunione, in cui è proseguita la stesura del documento delle municipalità venete da inviare al governo, hanno partecipato il sindaco di Vicenza Francesco Rucco, di Rovigo Edoardo Gaffeo, di Padova Sergio Giordani, di Venezia Luigi Brugnaro, di Treviso Mario Conte e di Belluno Jacopo Massaro.

«Oltre al documento condiviso – precisa il sindaco –, che punta a mettere in luce i veri bisogni dei cittadini e delle comunità venete, urge ora richiamare l’attenzione del governo anche sui parametri per la distribuzione dei primi finanziamenti riconosciuti in favore dei Comuni. I 3 miliardi messi a disposizione da Roma, che devono rappresentare solo una prima parte di quanto verrà garantito per la ricostruzione del tessuto sociale ed economico delle città, dovranno essere distribuiti secondo parametri precisi, che tengano conto di quanto i diversi territori e i singoli comuni sono stati colpiti dal COVID-19. È di tutta evidenza che i problemi affrontati non sono gli stessi in tutta Italia. Per questo è fondamentale individuare parametri in grado di garantire, nelle aree d’Italia più penalizzate dal virus, tra le quali il Veneto, le giuste risorse economiche. È uno stato di emergenza finanziaria che tocca duramente tutti i comuni veneti. Senza sostegni concreti ed importanti non sarà possibile una ripartenza. Dobbiamo salvaguardare gli equilibri di bilancio se vogliamo garantire i servizi e mantenere in piedi questo Paese. Senza risorse economiche adeguate i Comuni si inchiodano, perché non sarà possibile aiutare nel concreto i cittadini».

«I Sindaci Veneti di capoluogo intendono spuntare criteri di ripartizione più favorevoli sui fondi legati al nuovo Decreto Cura Città (3 miliardi ai Comuni, 500 milioni alle Provincie)? Ci provino, ma senza scimmiottare gli errori delle Regioni che, troppo prese a polemizzare e a distinguersi, si sono lasciate sfuggire di mano l’emergenza in troppi campi, a partire dalle case di riposo, e ora stanno facendo una confusione ingiustificabile sulla cosiddetta Fase 2».

A dirlo sono Federico Benini, Stefano Vallani ed Elisa La Paglia, del gruppo consiliare del Partito Democratico di Verona. 

«Un grosso errore molti Comuni Veneti lo hanno già commesso sottovalutando i 400 milioni di euro degli aiuti alimentari, ai quali all’inizio tanti Sindaci hanno irriso, ma che poi si sono rivelati provvidenziali anche nel ricco Nord, da Verona e Treviso.
Sboarina ha poco da filosofeggiare anche sull’enorme avanzo di bilancio di cui dispone il Comune di Verona, in parte sbloccato grazie al Governo. Esso infatti non è necessariamente il prodotto di virtù amministrative ma, piuttosto, di una clamorosa sproporzione tra alti livelli di tassazione locale e bassa capacità di concretizzare investimenti nell'ambito di un territorio relativamente ricco.
Compito dei Comuni è di fare il possibile per contenere l’enorme impatto della crisi sui servizi pubblici, mantenere la coesione sociale e costruire le possibilità di una ripresa. E questo si realizza con il Governo e con la Regione, non contro gli enti sovraordinati».

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