Capannone di rifiuti a San Massimo: «L'ordinanza del sindaco non basta»

L'amministrazione aveva sollecitato la presentazione di un piano di smaltimento, di cui però ancora non c'è traccia. PD: «Occorre ben altra azione per ripristinare lo stato dei luoghi e liberare il quartiere dalla minaccia»

Foto di repertorio

A distanza di otto mesi dalla scoperta, i rifiuti illegalmente stipati dentro una magazzino abbandonato a San Massimo sono sempre lì, con il loro carico di odore neuseabondo e il loro potenziale di minaccia per il quartiere. A San Massimo, si vive con l'incubo che qualcuno appicchi un incendio come già accaduto diverse volte nel Veronese e centinaia di volte nel resto d'Italia.

Il Partito Democratico di Verona tiene ancora alta l'attenzione sul capannone utilizzato illecitamente come discarica in via Lugagnano. Le forze dell'ordino lo trovarono lo scorso febbraio e a distanza di mesi il senatore veronese Vincenzo D'Arienzo chiese al Comune di Verona di attivarsi. Ora, al senatore D'Arienzo, si sono aggiunti il consigliere in terza circoscrizione Sergio Carollo e il consigliere comunale Federico Benini, perché l'amministrazione comunale ha emesso un'ordinanza lo scorso 2 ottobre per sollecitare la presentazione di un piano di smaltimento dei rifiuti stoccati illegalmente. Il tempo concesso era di 20 giorni e il mancato rispetto dell'ordinanza poteva costare l'arresto. Il limite però è stato superato e del piano di smaltimento non c'è traccia.

Del resto, la ditta titolare del capannone è fallita - scrivono D'Arienzo, Benini e Carollo - La disposizione del Comune è stata indirizzata principalmente agli affittuari e ai subaffittuari del magazzino, uno dei quali però risulta essere stato arrestato. Per quanto emerge dalle indagini, il capannone di via Lugagnano 41 faceva parte di una vasta rete di traffico e smaltimento illegale di rifiuti scoperta dalla direzione distrettuale antimafia di Milano. Se tutti questi elementi sono veri, è facile ipotizzare che l'ordinanza del sindaco, benché dovuta, sia poco efficace di fronte ad una situazione di questo livello. Non siamo di fronte ad una banale pratica burocratica. Dal Comune occorre ben altra azione e livello di mobilitazione per ripristinare lo stato dei luoghi e liberare il quartiere dalla minaccia. Chiediamo pertanto al sindaco di specificare che cosa intenda fare in concreto per far fronte a tale situazione.

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