Capannone di rifiuti a San Massimo, D'Arienzo: «Ancora tutto fermo»

Il senatore veronese del PD chiede che nel rispetto delle indagini sia avviata una bonifica. «Già in passato è stata segnalata la diffusione di un odore nauseabondo. Con l'arrivo del caldo, la storia si ripeterà»

Foto di repertorio

Lo scorso 27 febbraio, la Squadra Mobile di Milano eseguì quindici arresti, coordinata dall'Antimafia, nell'ambito di un'indagine sul traffico illecito di rifiuti. L'indagine toccò anche Verona perché l'organizzazione criminale aveva stoccato dei rifiuti anche all'interno di un capannone di via Lugagnano, in zona San Massimo. «Quel capannone è ancora lì, pieno di rifiuti», denuncia il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo

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Da mesi, nulla si muove, se non le indagini - ha proseguito D'Arienzo - La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per le persone coinvolte nell'illecito traffico.
Già in passato è stata segnalata la diffusione di un odore nauseabondo dovuto al deperimento organico dei rifiuti. Con l'arrivo del caldo, la storia si ripeterà, se nessuno li sposta.
Le indagini sono finite, i responsabili sono stati individuati, il processo è stato avviato, a chi spetta bonificare il capannone di San Massimo? Qualcuno in Comune si sta occupando della vicenda a tutela della salute dei residenti?
Leggendo la risposta data in terza circoscrizione al consigliere PD Sergio Carollo, sembrerebbe che la cosa sia nota, ma nessuno finora ha mosso un dito. Capisco la difficoltà di agire ad indagini in corso, ma adesso è ora di muoversi. Provo ad immaginare un percorso: l'Amia provveda in accordo con la Procura di Milano a ripulire l'area rivalendosi economicamente sui responsabili che saranno condannati.

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