Cinghiale, sì all'autoconsumo. Enpa: «Veneto premia ancora l'illegalità»

L'ente nazionale per la protezione degli animali critica la posizione dell'ente regionale, che invece viene applaudita dal consigliere Giorgetti: «Insisto: servono azioni forti, per esempio la caccia notturna»

(Foto di repertorio)

«Che gli operatori siano ora autorizzati, al pari dei cacciatori, a gestire in proprio la carcassa è un ulteriore passo avanti verso la limitazione della presenza di questi dannosi animali». Il consigliere regionale veronese Massimo Giorgetti ha accolto con favore la precisazione della Regione Veneto sull'autoconsumo dei cinghiali abbattuti. Un chiarimento che ha di fatto parificato il trattamento per i cacciatori e per gli operatori autorizzati al prelievo di questo animale nell'ambito del piano regionale. In sostanza, gli operatori non avranno più l'obbligo di passare da macelli autorizzati, ma potranno gestire in proprio le carcasse.
«I cinghiali si sono moltiplicati e infestano il territorio, rovinando i pascoli e attaccando altri animali, talvolta addirittura persone - ha commentato Giorgetti - Da tempo insisto: servono azioni forti, per esempio la caccia notturna con dispositivi come il visore notturno, che permetterebbe di ottenere risultati concreti nell'immediato. Non va perso altro tempo, a maggior ragione quest'anno in cui l'emergenza sanitaria ha spinto molti cittadini veronesi verso un turismo di prossimità e a frequentare le zone della Lessinia e l'area del Baldo».

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Opposta è invece la posizione dell'Enpa, l'ente nazionale per la protezione degli animali, la quale ha condannato duramente la posizione espressa dalla Regione Veneto, non solo per i rischi sanitari ma anche perché potrebbe incrementare il mercato nero delle carni. «Il Veneto continua a premiare l'illegalità - si legge in una nota dell'Enpa -  Sono scelte che stimolano solamente ad uccidere più animali, in nome di una eradicazione scientificamente impossibile da raggiungere per moltissime specie e in particolare per quelle così diffuse come il cinghiale. Il Veneto dovrebbe adoperarsi per una seria gestione faunistica che rispetti legge, scienza e buonsenso. Premiare chi uccide raccontando la favoletta che lo fa solo per contribuire alla diminuzione del numero di esemplari non solo è discutibile, ma anche pericoloso in assenza di ferrei controlli. Gli abbattimenti di cinghiali vanno avanti con varie modalità da oltre 20 anni e nessun problema è mai stato risolto».

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