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Disguidi sui buoni fruttiferi postali. «Per gli investitori il capitale non è perso»

Secondo l'associazione Consumatori 24 e sulla base di alcune decisioni prese dell'Arbitro Bancario Finanziario, è possibile ottenere almeno la restituzione del denaro investito

Il funzionamento dei bfp (buoni fruttiferi postali) è piuttosto semplice: si versa una somma di denaro, sulla quale vengono maturati periodicamente degli interessi. Il detentore dei bfp può farsi restituire il capitale quando preferisce, tuttavia gli interessi in genere maturano dopo un certo periodo di tempo, che varia in base alla cosiddetta "serie" del buono, identificata attraverso dei codici alfanumerici.
Errori e discordanze tra serie e scadenze in fase di emissione di questo prodotto, però, hanno provocato calcoli errati, liquidazioni sottostimate e una comunicazione di informazioni errate a discapito dei piccoli investitori. E per questo, i buoni fruttiferi postali restano ancora nell'occhio del ciclone.

Come moltissimi altri, nei primi anni 2000, quattro risparmiatori delle province di Venezia, Verona, Treviso e Vicenza hanno sottoscritto alcuni buoni fruttiferi postali essendo convinti che si trattassero di titoli con termine di 20 anni. Tuttavia, quando si sono presentati all'ufficio postale per l'incasso, è arrivata una doccia fredda: non solo i buoni della serie AA1 e AA2 avevano una scadenza di 7 anni, ma ormai erano anche decorsi i 10 anni di prescrizione. Pertanto, secondo Poste Italiane nulla era più dovuto.
Ovviamente, i poveri consumatori erano all'oscuro di tutto dal momento che alla sottoscrizione dei buoni nessuno aveva consegnato loro il foglio integrativo dove erano riassunti tutti i termini e le condizioni dell’investimento.
Non si tratta di episodi isolati: i casi sono molteplici e nella maggior parte delle occasioni gli investitori, già demoralizzati, si convincono che non vi sia nulla da fare. Ma non è così. Secondo l'associazione Consumatori 24, infatti, è possibile almeno ottenere la restituzione del capitale investito. Infatti, sono molte le decisioni di segno positivo dell'Arbitro Bancario Finanziario, il quale ha riconosciuto ai risparmiatori il valore nominale dei buoni condividendo le loro tesi. E non mancano nemmeno decisioni dei tribunali che sono ancor più favorevoli ai consumatori e con le quali i giudici hanno ammesso anche il pagamento dei tassi d'interesse medio tempore maturati.
Con l'aiuto di Consumatori 24, i risparmiatori veneti hanno prima presentato un reclamo formale a Poste Italiane per poi ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario. I procedimenti sono ancora nella fase inziale, ma le decisioni più recenti dell'Arbitro lasciano buone prospettive per una risoluzione rapida e positiva della vicenda.

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