La richiesta del bonus Covid e le spiegazioni dei tre esponenti della Lega in Veneto

Il consigliere regionale veronese Montagnoli non sarebbe il solo ad aver richiesto il bonus

Inps

Il bonus da 600 euro riservato agli autonomi in difficoltà durante l'emergenza coronavirus sarebbe stato richiesto anche da due consiglieri regionali del Veneto e dal vicepresidente della giunta, tutti appartenenti alla Lega. Uno di loro è il veronese Montagnoli, il quale in un messaggio pubblicato sulla propria pagina Facebook ha spiegato di aver «deciso con mia moglie di richiedere il bonus con l’intento fin da subito di devolverli per l’emergenza Covid e a chi lavora nella protezione civile». L'esponente veronese della Lega poco dopo aggiunge: «Ho sbagliato: con il senno di poi ho fatto una leggerezza, ma in buona fede».

Post Facebook Alessandro Montagnoli
Post Facebook Alessandro Montagnoli

Gli altri suoi colleghi di partito che avrebbero fatto la richiesta sarebbero il consigliere regionale Riccardo Barbisan e il vicepresidente della giunta Gianluca Forcolin. A confermare la notizia, secondo ciò che riporta l'agenzia Ansa, sarebbero delle «fonti interne al Carroccio veneto». Stando alle ricostruzioni sin qui emerse, ad effettuare la domanda nel caso di Forcolin non sarebbe stato lui personalmente, bensì un socio nel loro studio associato di tributaristi. La cosa sarebbe insomma avvenuta a sua insaputa e, peraltro, il bonus Covid in oggetto non sarebbe stato nemmeno concesso dall'Inps nel caso specifico. A fronte della richiesta da parte dell'Inps di ulteriore documentazione, la domanda in oggetto si sarebbe infatti arenata e quindi non sarebbe in realtà nemmeno stata completata. Lo stesso Forcolin avrebbe spiegato così la vicenda sempre all'agenzia Ansa: «Lo studio di fiscalista di cui sono socio di minoranza - avrebbe detto Forcolin - ha dovuto far fronte ad un crollo del lavoro, ha dovuto mettere in ferie forzate sette dipendenti che poi sono andate in Cig. Proprio in questa fase lo studio, in automatico, ha provveduto a presentare domande di bonus per i clienti ma anche per i propri dipendenti e nel gioco delle pratiche sono finito anch'io, non lo sapevo. - chiarisce Forcolin - Ne sono venuto a conoscenza da un sms di un socio che mi chiedeva ulteriore documentazione a quanto già in suo possesso: ho lasciato perdere, come mi sembrava giusto, e non ho preso un soldo».

Per quanto riguarda poi la vicenda della domanda inoltrata all'Inps a nome Barbisan, consigliere trevigiano della Lega, questi parrebbe effettivamente aver ottenuto il beneficio, ma avrebbe poi anche fornito pubblicamente una sua versione dei fatti. A riportarla è TrevisoToday che rivela come il consigliere trevigiano si sarebbe accorto dell'avvenuto bonifico sul suo conto e a quel punto avrebbe chiesto spiegazioni al proprio commercialista. Questi gli avrebbe confermato di aver inoltrato la richiesta per tutti i suoi assistiti con partita Iva, pertanto ancora una volta la richiesta del bonus non sarebbe stata "consapevole". Una volta avutane notizia, il consigliere Barbisan avrebbe subito deciso di devolvere in beneficienza la somma ricevuta, nella fattispecie al Comune di Treviso per sostenere le famiglie in difficoltà. In merito vi sarebbero anche dei documenti che attesterebbero il tutto.

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Giova quindi ricordare che non si tratta naturalmente di alcunché di illegale, quanto piuttosto di una questione di "opportunità politica". Motivo per il quale anche lo stesso governatore del Veneto Luca Zaia, già nel corso della conferenza stampa di ieri aveva usato toni piuttosto severi: «Parliamo di un bonus che, se incassi, ti poni dalla parte di chi va in difficoltà. - aveva sottolineato Zaia - Nel mio partito si affronterà questo tema, il segretario (Mattero Salvini in riferimento al caso in Parlamento, ndr) è stato chiaro, ha parlato di sospensione. Io faccio appello perché tutti chiariscano la propria posizione».

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