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Balasso cancella il post su Facebook che ha dato origine alla querela di Zaia

L'attore e comico ha però scritto un lungo messaggio che non suona come una scusa: «Non ho problemi ad ammettere i miei torti quando lancio accuse sbagliate. Ma in questo caso non ho lanciato nessuna accusa, nessuno mi ha mai contattato per dire che il post era stato smentito»

Natalino Balasso (Foto di repertorio)

«Lo cancello in questo momento, ma se invece di dirmelo oggi me lo diceva qualcuno un anno fa non era meglio?». Oggi, 11 maggio, Natalino Balasso ha cancellato il post pubblicato un anno fa sulla sua pagina Facebook su cui era stata incardinata la denuncia per diffamazione presentata dal presidente della Regione Luca Zaia.

Sulla querela, l'attore e comico aveva realizzato un video satirico di accuse rivolte al presidente del Veneto. Video pubblicato domenica scorsa su Youtube e a cui Zaia ha replicato ieri, rispondendo alla domanda di una giornalista durante l'appuntamento con gli aggiornamenti sull'emergenza coronavirus.

Luca Zaia ha voluto precisare che l'intento della sua denuncia non voleva essere un atto di censura nei confronti di un artista, tra l'altro apprezzato da Zaia stesso. Il problema era un messaggio pubblicato da Balasso su Facebook. O meglio, l'immagine di un messaggio in cui veniva riferito di un presunto tentativo di reato commesso da Zaia diversi anni fa. Episodio risultato falso. Per più di un anno, l'immagine di quel messaggio è rimasta visibile sul social network dell'attore, raccogliendo numerose reazioni. «Balasso non si deve preoccupare - ha dichiarato ieri Zaia - Si può risolvere tutto in cinque secondi e senza impegnare i tribunali, basta che chieda scusa».

Oggi, Natalino Balasso ha cancellato il post incriminato, scrivendo però al tempo stesso un lungo post che non suona come un tentativo di scuse

«E così abbiamo scherzato - ha esordito Balasso - Da un anno c'è gente che lavora per costruire una trappola giuridica attorno al sottoscritto, quando bastava tirare su un telefono. Diciamo al tribunale, ai giudici che abbiamo scomodato, alla macchina già intasata della giustizia che contribuiamo a ingolfare con una mole di denunce e querele evitabilissime, che in realtà era solo una cazzata, come dice Zaia. Sì, da regnante d'altri tempi dà un buffetto al suo suddito indisciplinato e dice "Basta che chieda scusa, che dica ho fatto una cazzata e la finiamo lì". Il fatto che forse qualcuno gli ha detto che nessun giudice al mondo potrebbe mai dargli ragione su un punto tanto fumoso può saltare in mente a qualcuno, ma ci si deve rassegnare a una cosa che taglia la testa al toro: io vedo nemici dappertutto».
Ed l'artista ha proseguito scrivendo: «Per tentare di darmi colpevolezza di qualcosa di cui non potrei mai essere accusato, si cerca di buttare sul fuoco cose a caso, davvero difficili da credere. Insomma, loro hanno detto all'autore di un post che io avrei condiviso di cancellare quel post e lui l'ha fatto subito, ma io non ho cancellato nulla. Che sia perché a me nessuno ha detto nulla? Nessuno ha detto nulla al punto che io il motivo per la mia convocazione davanti al gip lo vengo a sapere leggendo il resoconto di una conferenza stampa di chi mi ha denunciato, ed ha voluto continuare a perseguirmi nonostante il giudice fosse del parere opposto. Che nell'era della comunicazione in tempo reale nessuno riesca a dirmi che la cosa che avevo condiviso non era veritiera, quando io avevo tutto il diritto di credere che lo fosse, può sorprendere davvero. Quale sarebbe dunque la cazzata che io avrei fatto? Quella di pensare che nelle discoteche girassero le troie? Quale sarebbe l'insulto? Quello di indicare ciò come un difetto di moralità? Io?! Ma siamo sicuri che state parlando di me?! Il difetto della moralità ai miei occhi sarebbe la schiavitù sessuale, ma il fatto riportato non parlava di questo, un racconto goliardico fatto tra l'altro in modo scanzonato e che non suonava affatto offensivo e che parlava di secoli fa. Il presidente vuole che gli chieda scusa, ma onestamente non so di cosa. Io non ho problemi a chiedere scusa e ad ammettere i miei torti quando lancio accuse sbagliate. Ma in questo caso non ho lanciato nessuna accusa, nessuno mi ha mai contattato per dire che il post condiviso era stato smentito dal suo autore. Sicuramente mi dispiace umanamente, per l'empatia che mi sento di provare nei confronti di chi dice che ci è rimasto male e che ci ha sofferto, ecco, mi dispiace, ma invece di meditare vendette legali, sarebbe stato molto meglio tirare su il telefono, se era così importante. Se davvero voleva le scuse non avrebbe dovuto pretenderle un anno fa? Ovviamente non è che posso aspettare le conferenze stampa e leggere tutti i giornali del Veneto per sapere com’è andata la faccenda, né credo che debba essere la velina di un giornale a spiegarmi come devo comportarmi, perciò a giugno mi presenterò al tribunale di Venezia e sentirò cosa il gip mi vuole chiedere. Forse sarò una persona semplice, ma per me la convocazione di un giudice non è uno scherzo».

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