App "Immuni" contro il contagio, cos'è e come funzionerà. Conte: «Non sarà obbligatoria»

Per essere efficace circa il 60% o persino il 70% della popolazione dovrebbe farne uso

App Immuni - foto Ansa via Today

Secondo quanto comunicato dal ministero della Salute in una nota, si chiamerà "Immuni" la App italiana per il tracciamento del contagio del nuovo coronavirus durante la fase 2. Con un’ordinanza del 16 aprile il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha disposto la stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing (tracciamento dei contatti ndr) e di appalto di servizio gratuito con la Bending Spoons spa, la società progettatrice della app.

Il sistema di tracciamento digitale, secondo quanto si legge sempre nella nota del ministero della Salute, dovrebbe essere utile per contenere e contrastare l’emergenza epidemiologica Covid-19, perché può «aiutare a identificare individui potenzialmente infetti prima che emergano sintomi e, se condotto in modo sufficientemente rapido, può impedire la trasmissione successiva dai casi secondari», come riportato letteralmente nell’ordinanza firmata da Arcuri.

Il software, spiegano dal ministero della Salute, è tra quelli selezionati dagli esperti della task force istituita dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione in accordo con il ministero della Salute, e quello ritenuto alla fine più idoneo. L'App si potrà scaricare e installare su telefonini con sistema operativo ios o android. Non sarà obbligatoria, anche perché a ben guardare non esiste alcun obbligo in termini di legge a possedere un telefono smartphone o altro dispositivo sul quale installarla, e funzionerà grazie all'attivazione del bluetooth (low energy).

L’applicazione di contact tracing, secondo quanto riferisce il ministero della Salute, «registrerà la prossimità tra cellulari delle persone con i quali il soggetto è venuto a contatto tramite dati non direttamente idonei a rivelare l'identità di una persona. Tali dati rimarranno all’interno del cellulare fino all’eventuale diagnosi di contagio. Il sistema non ha l’obiettivo di geolocalizzazione ma quello di tracciare per un determinato periodo di tempo degli identificativi criptati dei cellulari con il quale il soggetto positivo al virus è entrato in stretto contatto. Questo accade solo se in entrambi i cellulari è presente l'applicazione di tracciamento». 

Come funziona la App "Immuni"

La nuova App, in teoria scaricabile da maggio ma parrebbe inizialmente solo in alcune regioni come progetto pilota, dovrebbe in sostanza essere costituita da due parti fondamentali: la prima è appunto il sistema di tracciamento dei contatti che avverrebbe attraverso la tecnologia bluetooth di ciascun telefonino cellulare smartphone, la seconda è invece una sorta di "diario clinico" che dovrebbe consentire all'utente di segnalare l'eventuale comporsa di sintomi e quindi registrare lo stato di salute di chi utilizza l'App.

Tutti quanti questi dati verrebbero archiviati e resterebbero "dormienti", diciamo così, fino a quando non sia necessario risvegliarli perché o il singolo utente, o uno degli altri utenti che hanno scaricato la App e con i quali il singolo utente è entrato casualmente in contatto, si riveli essere diventato positivo al coronavirus. È in questa circostanza che tutti gli utilizzatori della App che sono entrati in contatto col soggetto positivo rilevato, verrebbero anzitutto "tracciati" e quindi allertati da un messaggio fatto pervenire sulla stessa App che, a quel punto, dovrebbe indicare all'utente un protocollo da seguire, verosimilmente il rispetto dell'isolamento essendo ciascuno di loro il "contatto" di un soggetto positivo al virus. 

Riassumendo, nel momento in cui i cittadini scaricano l’App e iniziano ad utilizzarla viene creato un registro dei contatti in cui ci sono tre informazioni:

  1. Qual è il dispositivo con il quale sono stato in contatto.
  2. A che distanza.
  3. Per quanto tempo.

«Qualora un soggetto risulti positivo a seguito di un test, - si legge nella nota del ministero della Salute - l’operatore medico autorizzato dal cittadino positivo, attraverso l’identificativo anonimo dello stesso, fa inviare un input/messaggio di alert per informare tutti quegli utenti identificati in modo anonimo che sono entrati in contatto con lui». Al momento non è però chiaro quale dovrebbe essere l'esatto contenuto scritto in questo messaggio di alert inviato agli altri utenti.  

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Pur tralasciando le molte perplessità sollevate finora da più parti in materia di privacy dei cittadini, restano comunque ancora molti aspetti da chiarire sul reale funzionamento di questa applicazione per smartphone e, in particolare, la sua reale efficacia ai fini del contenimento del contagio. Alcune stime parlano di una reale efficacia di tale strumento solo se il 60/70% della popolazione ne faccia effettivamente utilizzo, di qui le ipotesi fantomatiche di rendere obbligatorio l'utilizzo della App. Il premier Conte nel suo intervento al Senato di ieri ha esplicitamente dichiarato che «l’utilizzo dell’applicazione sarà volontaria, non obbligatoria», ma cosa non meno importante, ha poi anche aggiunto che «chi non vorrà scaricarla, non subirà limitazioni nei movimenti o altri pregiudizi». Sono dichiarazioni di grande rilievo perché come detto nelle scorse ore era stata ventilata l'ipotesi, non solo dell'obbligatorietà dell'utilizzo, cosa appunto impossibile da un punto di vista normativo, ma anche l'eventualità che, pur volontario, il download della App avrebbe garantito ai suoi utenti una maggiore libertà negli spostamenti rispetto a chi non avesse intenzione di installarla sul proprio cellulare. Le parole del primo ministro italiano Giuseppe Conte dovrebbero aver fatto chiarezza al riguardo. 

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