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Ospedale di Negrar: parte la ricerca degli anticorpi anti Covid-19 sugli operatori

L’indagine rientra in uno studio clinico per stabilire la distribuzione del virus (prevalenza) tra i dipendenti asintomatici del Sacro Cuore

L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria ha avviato per gli operatori dell’ospedale di Negrar i test sierologici anti SARS-CoV-2 per la ricerca degli anticorpi. L’indagine rientra nello studio clinico promosso dallo stesso Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico per stabilire la distribuzione del virus (prevalenza) tra i dipendenti asintomatici e per valutare l’accuratezza diagnostica di test rapidi per lo screening dei soggetti asintomatici.

Gli operatori sono così chiamati a sottoporsi al tampone, per individuare un’eventuale infezione in atto, e a un prelievo di sangue per verificare, anche nei negativi al tampone, se sono venuti in contatto con la malattia e se hanno sviluppato gli anticorpi che garantirebbero la “patente di immunità”.

«Il condizionale è d’obbligo perché essendo un virus nuovo non sappiamo se la presenza delle IgG specifiche sia espressione di un’effettiva immunità e tanto meno se questa sia temporanea o permanente - spiega Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia e professore associato all’Università di Verona -. Tuttavia è uno studio che permetterà di stimare la prevalenza dell’infezione, in corso o recente, in un luogo di cura. Un dato molto importante perché si potrà dedurre quanto il virus circola o ha circolato nel personale dell’ospedale esposto a diversi gradi di rischio di infezione in base alle mansioni svolte».

Verranno utilizzati per la ricerca degli anticorpi anche i test rapidi, entrati recentemente nella diagnostica anti Covid-19 e non ancora validati dalla comunità scientifica. I risultati ottenuti – disponibili nell’arco di minuti rispetto alle ore della metodica tradizionale - verranno confrontati con quelli rilevati dal test ELISA (Enzyme Linked Immunosorbent Assay), una metodica classica in campo sierologico, per stabilirne l’accuratezza diagnostica.

«Il test ELISA consente la rilevazione di anticorpi IgA e IgG anti SARS-CoV-2. Questi anticorpi compaiono in circolo con tempistiche diverse dopo che il soggetto ha contratto l’infezione - spiega il dottor Antonio Conti, direttore del Laboratorio di Analisi Cliniche -. Gli anticorpi anti SARS-CoV2 IgA evidenziano la fase acuta della malattia, mentre gli anticorpi IgG sono espressione della risposta secondaria del sistema immunitario, più tardiva. Il test è complementare alla ricerca dell’RNA virale con il tampone, in quanto quest’ultimo fotografa la presenza di malattia in quel momento, mentre l’esame sierologico ne descrive l’andamento e può essere utile nell’identificare sia le persone che sono venute a contatto con il virus che le persone teoricamente immuni».

L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per le Malattie infettive e tropicali “Sacro Cuore Don Calabria” fin dall’inizio dell’epidemia è stato impegnato su due fronti: quello dell’assistenza – con 100 posti Covid di cui 14 di terapia intensiva e 12 di semintensiva – e quello della ricerca scientifica. Sono infatti stati avviati diversi studi clinici, promossi dallo stesso Istituto o in collaborazione con altri enti. Ulteriori studi sono in fase di approvazione da parte della autorità competenti. Tra gli studi in corso uno sull’accuratezza di diversi test rapidi per la diagnosi in persone che giungono in pronto soccorso con sintomi riconducibili al Covid-19.

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