Anniversario della battaglia di Nikolajewka, omaggiati due reduci

La battaglia risale al 26 gennaio 1943, quando tanti soldati italiani, in condizioni estreme e dopo il crollo del fronte sul fiume Don, riuscirono a rompere l'accerchiamento dell'esercito sovietico e a ritirarsi

La consegna degli attestati ai reduci Ambrosi e Pippa

Si è svolta ieri, 1 febbraio, la cerimonia di commemorazione del 77esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka, una delle pagine più dolorose, ma anche più eroiche della storia. La battaglia risale al 26 gennaio 1943, quando tanti soldati italiani, in condizioni estreme e dopo il crollo del fronte sul fiume Don, riuscirono a rompere l'accerchiamento dell'esercito sovietico e a ritirarsi, uscendo dalla morsa dell'Armata Rossa.

Davanti al monumento nazionale dedicato ai caduti di tutte le patrie nella campagna di Russia, numerose autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e d'arma, la sezione Ana di Verona, le delegazioni estere e circa un centinaio di studenti provenienti dagli istituti scolastici di Soave e San Bonifacio hanno ricordato gli oltre 40mila caduti che combatterono valorosamente nei pressi dell'allora città russa di Nikolajewka, oggi Livenka, ai confini con l'Ucraina.

La cerimonia ha avuto inizio con una sfilata, partita dal municipio di Soave e con la deposizione di una corona all'Isola della Memoria, proseguendo poi con la resa degli onori ai caduti di Germania, Italia, Romania, Russia e Ungheria, nazioni coinvolte in quella cruenta battaglia. A sugellare il toccante momento, la cerimonia dell'alza bandiera con il sottofondo dei cinque inni nazionali e l'accensione della lampada votiva ai piedi del monumento che riproduce il sottopasso ferroviario di Nikolajewka, teatro dell'eccidio e punto d'inizio della storica ritirata.
I partecipanti si sono poi ritrovati all'auditorium della Cantina Rocca Sveva di Soave per leggere alcuni passi delle testimonianze di chi quella guerra l'ha vissuta davvero. Dopo i saluti iniziali del senatore Gastone Savio, fra i promotori del pellegrinaggio, del sindaco di Soave Gaetano Tebaldi, del vicepresidente del consiglio regionale del Veneto Massimo Giorgetti, del governatore distrettuale 2060 del Rotary Stefano Campanella e del presidente di Assoarma di Verona Roberto Pellegrini, è stata la volta degli studenti dell'istituto Dal Cero e del liceo Guarini, che hanno letto alcuni passi delle straordinarie testimonianze dei reduci di quella sanguinosa guerra:

… Eravamo allo sbaraglio, senza vestiti, senza mangiare, con 45-47 gradi sotto lo zero. Nevicava, quanta neve, sotto ogni mucchio c'era un morto…tutti i giorni moriva qualcuno…
Nel lungo viaggio verso casa, ci fu anche chi fu costretto a rubare ai morti stivali e indumenti: i nostri non bastavano a respingere il freddo della steppa…

In una sala gremita, avvolta da un surreale e rispettoso silenzio, infine, le toccanti parole del generale di corpo d'armata Giuseppenicola Tota, comandante delle forze operative terrestri di supporto che si è rivolto ai proprio ai giovani studenti, esortandoli a studiare la storia, a difendere le nostre tradizioni e a cantare il nostro Inno: «Mameli aveva 20 anni quando compose i versi del Canto degli Italiani - ha sottolineato commosso il Generale Tota - e morì poco dopo difendendo la repubblica romana, sono stati i giovani a volere fortemente l'unità d'Italia. Cantare l'inno non è, e non deve essere una moda, ma è sentirsi insieme figli nonni, padri, madri, è sentirsi una sola cosa perché rappresenta la nostra identità nazionale nella quale sono racchiuse tutte le nostre tradizioni. La nostra patria, rappresenta una sintesi meravigliosa di unità. Vi auguro di avere coscienza di quei valori che vale la pena difendere. Vale certamente la pena battersi per un amico, perché l’amicizia è dovere di responsabilità, vale certamente la pena difendere e battersi per un’idea. Siate custodi di questi valori».
Il generale Tota, con un inaspettato fuori programma, ha quindi invitato sul palco i giovani studenti intonando insieme a loro il Canto degli Italiani, cantato a gran voce e con un'emozione quasi palpabile da tutti i partecipanti alla manifestazione.

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Piena di commozione, infine, anche la consegna degli attestati di riconoscenza e benemerenza concessi dall'amministrazione comunale ai due reduci testimoni viventi di quei drammatici episodi della nostra storia: Marino Ambrosi e Giuseppe Pippa, rispettivamente classe 1920 e 1922, che hanno voluto fortemente presenziare all'intera cerimonia.

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