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La lettera del piccolo Alex: il grazie ai donatori e l'invito ad aiutare gli altri bimbi

Dopo il rientro a casa Alex ha lanciato un nuovo appello: «Non mi stancherò mai di ringraziarvi per l’amore sconfinato della vostra scelta coscienziosa di iscrivervi al registro dei donatori di midollo osseo, che sta donando a tanti altri bambini, e malati, un’altra occasione»

Il piccolo Alex con la madre - ph Facebook Alessandro Maria

Il piccolo "grande" Alex, il bimbo affetto dalla nascita da Linfoistiocitosi Emofagocitica (una malattia genetica rarissima che colpisce solo lo 0.002% dei bambini e che non lascia speranze di vita senza trapianto di midollo osseo in tempi rapidissimi), è tornato insieme ai familiari, tramite la pagina social a lui dedicata, a ringraziare quanti fino ad ora lo avevano sostenuto.

Il bimbo che ora è potuto rientrare coi genitori dopo il ricovero all'ospedale Bambin Gesù di Roma e l'efficace intervento di trapianto di midollo osseo, si trova finalmente a casa nella Londra dove il padre, veronese originario di Lazise, e la madre, da tempo vivono.

All'interno di una toccante lettera aperta si può leggere, oltre ai ringraziamenti, anche il caloroso invito rivolto a tutti i potenziali donatori di midollo osseo, affinché possano essere fornite nuove speranze a quei bimbi che, proprio come Alex, necessitano di un aiuto per poter sopravvivere. Proprio nelle scorse settimane si è ad esempio diffusa la notizia di una nuova famiglia, quella del bimbo milanese Gabriele, anche lui affetto da una rarissima malattia, alla ricerca di un possibile donatore compatibile di midollo osseo.

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Alex:

«Ciao a tutti,

Scusate se non vi ho aggiornato per un po’ di tempo ma con mamma e papà, assieme a tutti i medici ed infermieri che mi hanno premurosamente curato in questo periodo, abbiamo deciso di essere concentrati sulla mia ripresa senza permetterci alcuna forma di distrazione. Non è stato semplice, sono stato lontano da tutto e da tutti, ma adesso che il catetere venoso centrale, collegato al mio cuoricino per permettere l’infusione dei farmaci oltre che delle cellule staminali di papà, è stato tolto ed abbiamo avuto conferma dagli ultimi esami che le cellule del mio papà hanno completamente sostituito quelle mie malate, posso finalmente intraprendere una nuova avventura: vivere come i bimbi delle mia età.

Ho combattuto come un guerriero, mi sono aggrappato alla vita con tutte le mie forze, così come giorno dopo giorno lo stanno facendo tanti altri bambini e malati che impavidi stanno combattendo battaglie estenuanti. Credo di essere stato anche un po’ fortunato, ho incontrato medici formidabili, sono stato curato in un centro d’eccellenza, e sono guarito; ma inevitabilmente il mio pensiero va a tutti quei bimbi, meno fortunati di me, che purtroppo non ce l’hanno fatta. E le mie preghiere rivolte ai loro genitori affinché possano trovare la forza di andare avanti.

Il mio non vuole essere un addio, ma un arrivederci, promettendovi che mamma e papà vi terranno aggiornati, anche perché ci sono tanti altri malati, tra cui numerosi bimbi come me, e che meritano parimenti la vostra attenzione ed il vostro aiuto. Non mi stancherò mai di ringraziarvi per l’amore sconfinato della vostra scelta coscienziosa di iscrivervi al registro dei donatori di midollo osseo, che sta donando a tanti altri bambini, e malati, un’altra occasione. Vi prego, non lasciate infrangere questo maremoto sullo scoglio dell’indifferenza, ma sostenete la sua onda d’urto per alimentare le speranze di guarigione di altri malati, molti in età pediatrica come me. Io sono riuscito a compiere due anni perché papà mi ha donato le sue cellule staminali emopoietiche, e mi ha pure raccontato che è stato davvero molto semplice. Poi i medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno fatto la magia e mi hanno salvato. Ed oggi sono qua a confessarvi che è di gran lunga più pauroso aver bisogno di un trapianto di cellule staminali emopoietiche non avendo un donatore compatibile disponibile, rispetto alla paura di un ago o di un intervento in anestesia locale per il prelievo delle cellule staminali. 

Quindi non aspettate, uno di voi potrebbe esser il super eroe di qualcuno bisognoso di aiuto, così come il mio papà lo è stato e lo è per me! Non vivete col rimpianto di non averlo fatto, però dall’altro lato non perdete troppo tempo perché non è bello far aspettare i propri gemelli “genetici”... e sopratutto non vi tirate indietro qualora abbiate la gioia di essere chiamati a donare! Voi siete stati e resterete l’emozione più bella ed indescrivibile della mia vita». 

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