Alberi abbattuti sul lungadige: sindaco e cittadini chiedono spiegazioni al Genio Civile

Il taglio dei vegetali che si trovavano sugli argini dell'Adige, lungo la strada che da Verona porta a Parona, ha attirato l'attenzione non solo dei veronesi più attenti alla salute dell'ambiente, ma anche del primo cittadino Federico Sboarina

La foto di un lettore dei lavori iniziati nel mese di aprile

Una richiesta di spiegazioni, nero su bianco, per conoscere i motivi per cui settimana scorsa il Genio Civile ha tagliato diversi alberi in lungadige Attiraglio, a Verona. mercoledì, il settore Ambiente del Comune ha scritto agli uffici regionali e al Ministero dell’Ambiente, per avere chiarimenti e l'entità dell’abbattimento di diverse piante lungo l’argine che collega Parona a Borgo Trento. Un’operazione di competenza del Genio Civile, comunicano da Palazzo Barbieri, che opera su autorizzazione della Regione quale responsabile dei corsi d’acqua, che non prevede alcun parere da parte del Comune. Ma che poteva essere concordata visto che l’Adige è un sito di interesse comunitario e zona speciale di conservazione. Oltre al fatto che il regolamento comunale prevede la sospensione del taglio degli alberi da marzo a luglio, periodo di nidificazione.

«Il Genio Civile opera in autonomia per la manutenzione idraulica dei corsi d’acqua, preservandone lo scorrimento ed evitando problemi e pericoli, come può essere la caduta di uno o più alberi - spiega l’assessore all’Ambiente Ilaria Segala -. Ci sembra però corretto conoscere quanto meno le motivazioni che hanno portato al taglio delle piante, in modo da informare i cittadini e mettere in campo tutte quelle azioni che porteranno alla riforestazione della zona».

In precedenza parte della cittadinanza veronese aveva espresso il proprio parere negativo sull'abbattimento di alberi ad alto fusto. La scorsa estate a tenere banco fu il taglio dei pini marittimi in via Fra' Giocondo, zona Stadio, per il quale si erano mobilitate diverse associazioni, e ora anche i semplici cittadini protestano contro queste opere: ne sono esempio la segnalazione giunta al nostro giornale da parte di un lettore nei giorni scorsi, il quale ha immortalato i lavori e offerto una panoramica di com'era la zona in precedenza; in questi giorni invece Alessandra e Francesca hanno inviato una lettera al Genio Civile e al sindaco Sboarina, lamentandosi proprio di quanto fatto in lungadige Attiraglio. 

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«A febbraio 2020, durante una delle ultime uscite concesse alla cittadinanza, ho visto operai al lavoro con la ruspa nei pressi di Parona a sradicare completamente tutta la vegetazione che cresceva spontanea e che creava il naturale argine del nostro bellissimo fiume Adige. Questa pratica di soppressione totale della vegetazione era già iniziata anni fa nascosta dietro l'alibi della manutenzione degli arigini. Gli argini vanno manutenuti ma, come per tutte le cose, ci sono le giuste tecniche, le giuste valutazioni e i giusti periodi. E ci sono i professionisti e le persone competenti da contattare prima di procedere».
Nella loro missiva, le due cittadine descrivono l'opera come uno «scempio» arrivato fino a Parona, eseguito in un periodo in cui la popolazione non può assistere per le norme anticontagio e definito anche illegale. Nella lettera spiegano anche il perché ritengono questi lavori illegali. 
«La Direttiva Europea N. 2009/147/CE che vieta assolutamente i tagli di rami e alberi nel periodo della nidificazione degli uccelli e la Legge n. 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma, all'art. 21 lettera O e all'art. 31. Entrambe prevedono pesanti sanzioni per la distruzioni di uova e nidi nel periodo di nidificazione che inizia alla metà di marzo e prosegue fino a fine agosto».
Anche i cittadini vorrebbero dunque avere delle spiegazioni, preoccupati per la salute del proprio territorio. 

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