Agsm, Croce in piazza e le opposizioni attaccano il sindaco Sboarina

Il leader di Verona Pulita ha spostato la polemica tra le gente, mentre Bertucco e il Partito Democratico si preoccupano del futuro della partecipata, alla luce degli ultimi accordi firmati

Michele Croce - Foto di repertorio

La situazione di Agsm continua a tenere banco nella discussione politica veronese. Dopo le dimissioni del CdA, la conseguente fine della presidenza di Michele Croce e l'accordo non vincolante siglato con A2A e Aim Vicenza, finalizzato «all'avvio dello studio di un percorso congiunto volto a valutare la possibile acquisizione degli asset del gruppo Ascopiave nel settore della vendita del gas e dell'energia elettrica nonché la costituzione di una partnership nel settore della distribuzione gas», il leader di Verona Pulita domenica è tornato in piazza Brà con un gazebo, per sottoporre un questionario ai cittadini, ma anche fornire informazioni si quanto avvenuto negli ultimi giorni. 

Come riportato da L'Arena, Michele Croce afferma che la propria "caduta" sia stata frutto «di un gioco di Palazzo», in quanto non avrebbe «mai accettato lo spostamento dell'azienda verso l'incorporazione con il colosso milanese A2A». Il leader di Verona Pulita avrebbe preferito prima siglare un'alleanza con Aim e la stessa Ascopiave, per poi guardare ad ovest ed evitare di essere «fagocitato». «L’azienda, nel 2017, ha redistribuito sul territorio 129 milioni, la prima nel Triveneto sotto questo profilo. Tutto ciò non sarà più possibile se il “cuore” operativo dovesse spostarsi a Milano, dove verrebbero fagocitati affari, forniture e crediti». 

Un accordo che ha trovato anche le critiche delle opposizioni. Per Michele Bertucco, consigliere di Sinistra e Verona in Comune, questa mossa, per la quale viene attribuita la "colpa" al sindaco Sboarina, sarebbe solo l'ennesimo tentativo della Lega di cosituire un polo lombardo delle multiutility, stroncando così l'autonomia e la crescita della partecipata veronese. Bertucco inoltre definisce Sboarina il "servitore di due padroni". 

Ma quale ulteriore passo verso l’aggregazione, con la dichiarazione d’intenti con Ascopiave, Sboarina veste i panni di Arlecchino servitore di due padroni: da una parte la linea della vecchia liga veneta che voleva un polo veneto delle multiutility (finora seguita da tutte le amministrazioni comunali); dall’altra la linea della nuova Lega (Nord), a trazione lombarda che vuole la grande multiutility del Nord.
Questo strabismo del Sindaco smentisce tutto quanto da lui dichiarato negli ultimi mesi a proposito della volontà di far crescere Agsm per farla diventare punto di riferimento per il Veneto. Da sempre le amministrazioni veronesi si sono tenute lontano tanto da A2A, colosso che ci mangerebbe in un sol boccone, quanto da Ascopiave, azienda sbranata dalle faide leghiste.
Evidentemente non è Sboarina che decide le alleanze di Agsm, ma via Bellerio e il sottosegretario leghista Giorgetti da cui recentemente Sboarina è andato a consulto.
Il Sindaco dica chiaramente cosa intende fare e la smetta con questa farsa che dura da un anno e mezzo. Dopo avere annunciato almeno due due diligence non abbiamo ancora visto una sola valutazione sulle fusioni in gioco. Così facendo, muovendosi senza un progetto dichiarato e probabilmente agli ordini di altri, Sboarina gioca con il destino di centinaia di lavoratori di Agsm.

Anche il segretario cittadino del Partito Democratico, Luigi Ugoli, e quello provinciale Maurizio Facincani, insieme ai consiglieri Elisa La Paglia, Stefano Vallani e Federico Benini, sono intervenuti sulla vicenda, auspicado che Agsm non faccia la stessa "fine dell’aeroporto Catullo". 

Agsm ed Aim devono andare a vedere le carte di Asco Piave ma devono farlo con una strategia e una visione comune che toccherebbe a Verona costruire. Invece, ancora pochi giorni, fa il Sindaco ha nuovamente brillato per inconsistenza e impalpabilità di idee e di contenuti. Non ha voluto prendersi la responsabilità della defenestrazione di Croce e ha voluto restare sottotraccia anche sulle mosse che il gruppo sta compiendo.
Il vero rischio è che si ripeta l’enorme errore dell’aeroporto Catullo, che ha fatto entrare dalla porta di servizio un socio ingombrante come Save senza sapere che cosa avrebbe fatto il giorno dopo, e peraltro senza risolvere tutti i suoi problemi, ragion per cui oggi si trova a subire tutte le decisioni di Venezia.
Ad oggi Agsm è priva di un presidente e, di fatto, anche di un direttore generale. E’ senza un piano industriale, al collasso in un settore delicatissimo come quello dei rifiuti, discretamente indebitata: cosa potrebbe mai mettere nel piatto dell’operazione con Asco Piave se non quote di proprie società? Ecco, dobbiamo evitare che, dopo Save, anche le strategie del mercato dell’energia e dei rifiuti vengano dettate da altri per ragioni politiche. Chiediamo allora che la prossima presidenza Agsm sia nominata sulla base di precisi indirizzi da parte del Consiglio comunale e con una selezione che premi la professionalità e non solo la fedeltà politica.

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