Sabato, 16 Ottobre 2021
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Afghanistan, One Bridge to Idomeni organizza presidio di solidarietà in Piazza Dante

L'appuntamento è per le 17.30 di questo pomeriggio. La onlus veronese lancia anche un appello perché le istanze di tutela dei diritti umani vengano prese in carico anche dalle istituzioni con la collaborazione della società civile

La onlus veronese One Bridge to Idomeni organizza un presidio in Piazza Dante per le 17.30 di questo pomeriggio, 23 agosto, in solidarietà con il popolo afghano. E con l'occasione lancia un appello perché le istanze di tutela dei diritti umani vengano prese in carico anche dalle istituzioni veronesi con la collaborazione della società civile. «Le notizie e le immagini che provengono dall’Afghanistan e dalle persone in fuga dopo la rapida avanzata dei talebani coinvolgono e spaventano - hanno commentato i rappresentanti di One Bridge to Idomeni - Gli effetti delle campagne militari dell'Occidente vengono ancora una volta pagati a caro prezzo dalle popolazioni civili che per vent'anni le hanno subite. Non possiamo permetterci che la sofferenza delle persone in fuga dagli effetti di questa guerra rimanga ignorata».

Nell'Unione Europea, ha spiegato la onlus, dopo quella siriana è quella afgana la nazionalità con il maggior numero di richieste d'asilo. «Eppure, la possibilità di poter richiedere asilo viene spesso ostacolata tramite respingimenti violenti ai confini esterni dell'Ue: in Grecia, Croazia, Slovenia le persone che hanno percorso a piedi la cosiddetta "rotta balcanica" vengono rimandate indietro dalle polizie di frontiera coattivamente, a volte rimettendoci la vita - hanno raccontato da One Bridge to Idomeni - Come nel caso di Madina Husseini, una bambina afghana di sei anni travolta da un treno nel novembre del 2018 mentre tentava di attraversare il confine tra Serbia e Croazia. Si badi bene: ad oggi non esistono vie legali o sicure per una persona di nazionalità afghana per poter chiedere asilo in Ue. Il passaporto afghano è l'ultimo per valenza nel mondo, preceduto da Iraq, Siria e Pakistan. Per questi motivi, promuoviamo un appello per l'apertura di corridoi umanitari sicuri per le persone in fuga, che non debbano mettere la loro vita doppiamente in pericolo per l'immobilismo dell’Occidente, dopo il suo scellerato interventismo. Chiediamo che vengano sospesi i decreti di espulsione e rimpatri; che si possa procedere ad un rapido riesame delle richieste d'asilo rigettate; che si possa procedere celermente con le procedure di ricongiungimento familiare; che a livello europeo si superi il criterio di inammissibilità derivante dal principio del paese terzo sicuro (Turchia) applicato in Grecia; che vengano tutelate le persone che hanno collaborato con le forze occidentali e tutelate le donne che adesso rischiano le più grandi ripercussioni a causa delle libertà conquistate. In supporto ai cittadini afghani, proponiamo anche all’amministrazione comunale di Verona di valutare l'adozione di una delibera di giunta per considerare politiche di accoglienza equa e diffusa e per chiedere alle istituzioni nazionali ed europee una modifica delle leggi che regolano l'immigrazione verso l'Unione Europea».

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