"Adrian" una serie di polemiche, La Paglia: «Sessista». L'Ass. Briani difende il sindaco

Continuano le critiche alla serie tv di Adriano Celentano, duro commento della consigliera Dem: «L'amministrazione deve chiedere scusa alla città». Replica l'Ass. alla Cultura Briani: «L'andamento dello show non ha nulla a che vedere col sindaco e la sua amministrazione»

«Sono soltanto un orologiaio che ha cantato una canzone» - ph Facebook "Adrian - la serie"

In attesa di comprendere se "Adrian" andrà in scena o meno al Teatro Camploy di Verona, non domani, ma almeno il prossimo lunedì 4 marzo, data per la quale il portale geticket.it ancora consente l'acquisto dei biglietti, in città cresce la polemica. Urge dunque provare a fare un po' di chiarezza. In primis, le condizioni di salute di Adriano Celentano: il «malanno» che ha fermato per oltre due settimane la messa in onda dello show, inutile nasconderlo, è stato da moltissimmi, soprattutto sul web, inteso quale scusa per mascherare l'insuccesso, vero o presunto che sia, dello show. Atteggiamento piuttosto ignobile da parte degli internauti, trattandosi della salute di una persona, ma purtroppo non così infrequente da apparire incomprensibile in quest'epoca di malfidenze, egoismi e superbie generalizzate. In realtà pare che Adriano Celentano sia stato davvero male, così almeno documenterebbero le fotografie pubblicate dalla rivista "Oggi" che ritraggono il "Molleggiato" all'uscita di una clinica. In ogni caso, è evidente che non sia questo il punto essenziale.

Al netto dunque di ogni malizia, il tema "Adrian" resta spinoso sotto molti altri aspetti che non mancano di coinvolgere anche le differenti fazioni politiche locali. La debita premessa da fare, è che di artisti come Adriano Celentano, in Italia, nel mondo e su altri pianeti, probabilmente ce ne vorrebbero molti di più. Altra riflessione, è che quando un artista crea qualcosa che riscuote un ammasso di critiche e censure, i casi sono due: o effettivamente ha toppato, oppure è andato troppo avanti lasciandosi indietro tutti gli altri, la massa che produce l'ammasso di critiche. La seconda ipotesi, di diritto, dovrebbe essere sempre tenuta in considerazione. Cosa molto difficile, poiché implica, da parte nostra, noi spettatori tuttologi e un po' arroganti che dal comodo divano di casa giudichiamo tutto e tutti, l'ammissione di non essere sempre e necesariamente pronti a recepire un'opera che, forse, saremo in grado di apprezzare tra anni, oppure mai e, allora, potrebbe essere qualcun altro a farlo. Giusto per fare un po' i qualunquisti anche noi, non è proprio detto che l'enorme ed attualissimo successo di pubblico riscosso dai "ferragnez" sia garanzia di qualità...

Tenendo dunque a mente le parole di Gaston Gallimard, quello della nota casa editrice francese che nel 1912 rifiutò la pubblicazione della prima parte della sua imponente opera a un certo (allora semi-sconosciuto) Marcel Proust, vale a dire «questo rifiuto rimarrà il più grave errore commesso dalla NRF e uno dei più cocenti rimorsi della mia vita», proviamo ora ad addentrarci nell'agone politico scaligero. Sì, perché intorno ad "Adrian - La serie" e le sue tribolate vicende, è naturalmente scoppiato anche un vero e proprio caso politico. Le parole con cui il sindaco di Verona Federico Sboarina annunciò il progetto mesi addietro, furono colme di entusiamo: «Il Camploy e il quartiere di Veronetta - disse al tempo il primo cittadino scaligero - avranno una visibilità nazionale mai avuta e soprattutto grazie allo spettacolo di Celentano ci sarà una valorizzazione del contesto urbano. Il progetto di Celentano, infatti, è artistico-sociale, nel senso che non sarà unicamente all'interno del teatro ma anche in esterno, per raccontare le caratteristiche del quartiere».

È andata davvero così? Lecito dubitarne, altrettanto lecito continuare a difendere la scelta, esponendosi però alle inevitabili critiche. Ci aveva pensato inizialmente il consigliere regionale Stefano Casali ad invocare a gran voce la «restituzione del Teatro Camploy alle compagnie amatoriali», dichiarando il «fallimento» dello show di Celentano e, poco dopo, anche l'ex sindaco Flavio Tosi aveva deciso di attaccare direttamente Federico Sboarina per la scelta. Nelle ultime ore è stata la consigliera Dem a Palazzo Barbieri Elisa La Paglia a voler intervenire sull'argomento: «Se a questa amministrazione fosse rimasto un briciolo di onestà intellettuale, - ha dichiarato l'esponente Pd - chiederebbe scusa alla città e in particolare a chi vive e opera a Veronetta per avere stravolto la vita di un quartiere e delle compagnie teatrali veronesi per consentire un show televisivo annunciato come la soluzione a tutte le criticità del quartiere. Non solo Adrian non lascerà nulla alla città e a Veronetta, ma rischia di connotarla negativamente a causa delle polemiche infurianti sul palese e immotivato disimpegno del suo protagonista, l’egocentrico Celentano, e sui contenuti sessisti veicolati del cartone animato da cui lo stesso disegnatore Manara ha preso le distanze. È precisa responsabilità del primo cittadino, - ha poi concluso la sua requisitoria Elisa La Paglia - aver usato l’autorità della propria carica per far passare per culturale una iniziativa che con la cultura e la promozione culturale della città non ha e non aveva nulla a che fare. Questo al solo scopo di giustificare lo sfratto di decine di compagnie amatoriali e professionali che legittimamente utilizzavano il Camploy».

A queste ed altre critiche ricevute dall'amministrazione comunale veronese, ha provato a dare risposta l'assessore alla Cultura Francesca Briani: «C'è mai stato qualcuno che ha dato la colpa al sindaco di Sanremo quando il Festival ha calato gli ascolti? Oppure è colpa del sindaco di Milano se qualche grande concerto non è sold out? La risposta è ovvia. Così come è ovvio che l'andamento del progetto artistico di Celentano, - ha spiegato l'Ass. Briani - non ha nulla a che vedere con il sindaco e la sua amministrazione. Da amministratori ci siamo preoccupati di fare il nostro mestiere, e cioè affittare un nostro teatro, portare il massimo rispetto alle compagnie veronesi che non hanno perso una serata e sono state collocate su palcoscenici altrettanto adeguati e soprattutto in maniera completamente gratuita. Il contenuto multirazziale del progetto in coinvolgimento del quartiere è un tema lanciato dalla stessa produzione nell'annunciare lo spettacolo per il quale è stato ritenuto adeguato proprio il nostro Camploy, inutile adesso far finta che sia un'invenzione del sindaco Sboarina. Detto che dal punto di vista amministrativo nessuno può dire nulla sulla gestione, - ha poi concluso l'assessore alla Cultura Briani - chiedo ai consiglieri comunali tanto acuti di trovarmi un sindaco che avrebbe detto "no" alla proposta di avere una star come Celentano nella propria città che andava in prima serata per un mese e mezzo su Mediaset. Concludo, dicendo che è solo polemica sterile».

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