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Accessibilità ad internet veloce: Verona seconda in Veneto, ma il resto della regione resta indietro

Nella ricerca commissionata da Eolo all'università di Padova emergono le difficoltà delle aree bianche della regione, dove più del 90% della popolazione non ha accesso a internet a banda ultra larga

Da una ricerca commissionata da Eolo all'università di Padova emerge che in Veneto 284 comuni, oltre il 50% del totale, si trovano in aree bianche, ovvero dove più del 90% della popolazione non ha accesso ad internet a banda ultra larga. In queste aree le piccole unità produttive del settore industriale sono calate del 4,1% e gli addetti impiegati diminuiti del 3,4%. Non solo, al contrario del resto della regione, le aree bianche soffrono per il fenomeno dello spopolamento, registrando un calo della popolazione dello 0,4%. Infine, qui anche il Made in Italy tradizionale soffre particolarmente, registrando un calo del 5,9% degli occupati.

Il fenomeno del digital speed divide colpisce tutto il nostro paese, ed è un grave problema anche per una regione forte ed economicamente avanzata come il Veneto. Per supportare una crescita vigorosa del territorio, è necessario riuscire ad uniformare l'accesso ad internet veloce, portando la banda ultra larga anche nelle aree bianche - ha commentato Luca Spada, presidente e fondatore di Eolo - Le piccole e medie imprese, in primo luogo quelle della filiera del Made in Italy, soffrono perché non possono beneficiare appieno dei vantaggi delle piattaforme e dei servizi ad alto grado di innovazione. Tutto il settore del turismo in Italia, che nelle aree bianche conta il 28% delle strutture e il 25% dei posti letto, ha la necessità di poter sfruttare appieno le opportunità offerte da internet, sia per la gestione e promozione dell’attività, sia per offrire commodity oggi indispensabili ai clienti.

Eolo ha da poco lanciato il progetto benefico «Eolo Missione Comune» attraverso il quale donerà un milione di euro all'anno per tre anni a 300 piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti in Italia, selezionati attraverso una piattaforma partecipativa, con l'intento di bloccare il fenomeno dello spopolamento, valorizzando queste realtà accompagnandole nel percorso di digitalizzazione diventando così vere e proprie "smart cities".

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