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Crisanti sul coronavirus: «Carica virale bassa, ma non sono un virologo»

Il professore di microbiologia e microbiologia clinica all'università di Padova è stato ospite del programma Un Giorno da Pecora di Rai Radio 1

 

«Colgo l'occasione per fare chiarezza: non son un virologo, faccio un outing. Mi hanno attribuito questa qualifica ma la smentisco». A parlare è Andrea Crisanti, professore di microbiologia e microbiologia clinica all'università di Padova, ospitato ieri, 25 giugno, nel programma Un Giorno da Pecora di Rai Radio 1.

Diverse le domande poste dai conduttori del programma.
Quando la definivano virologo lei cosa pensava?
«Mi sentivo un po' a disagio».
Durante il picco dei contagi lei ha contratto il virus?
«No, anzi faccio una piccola confessione. Durante il periodo più acuto dell'epidemia avevo una bellissima sensazione: mi svegliavo la mattina e mi sentivo bene. Vedevo persone che stavano male e ho avuto un po' d'ansia, inutile negarlo. I medici sono un po' ipocondriaci e mi ci metto anche io».
Ha detto di odiare le interviste. Come mai?
«Faccio un po' fatica, non mi rivedo mai, per dire, e non ho nessun social, sono asocial».
Almeno ha la tv?
«Sì, ma fino a 15 anni fa avevo solo una piccola tv in bianco e nero. Abitavamo in Inghilterra e la maestra di mio figlio, allora piccolo, ci disse che lui non sapeva nemmeno il nome della regina e ci chiese se avessimo la tv. Da quel momento abbiamo dovuto comprarne una a colori».
Ora però è una star televisiva, come gran parte dei virologi. Le hanno mai chiesto un selfie?
«Sì, un paio di volte, e l'ho fatto volentieri, perché era una manifestazione di stima».
Se si potesse, fare il tampone a tutti sarebbe una soluzione ideale?
«No, il tampone va fatto a persone a rischio, non a tutti».
Ad un certo punto si è fatto anche il suo nome come candidato governatore del Veneto in competizione con Zaia.
«È stata una battuta fatta dal candidato dell'opposizione, io non ci penso proprio».
Secondo alcuni medici il virus si sarebbe indebolita poiché la sua carica virale è molto bassa. Lei cosa ne pensa?
«Sicuramente la carica virale è molto bassa per risultato del lockdown e delle condizioni climatiche. Ma questo non vuol dire che il virus non possa lo stesso causare dei focolai, basti vedere quanto accaduto in Germania. È sufficiente che ci siano un sovraffollamento e delle condizioni di trasmissione ideali ed il virus si diffonde».
Un conto è la diffusione del virus, però, ed un conto la sua pericolosità.
«La pericolosità dipende in qualche modo anche dalla diffusione. Da questa, purtroppo, dipende la carica virale».
Se dal primo luglio saranno riaperte a tutti le nostre frontiere, come dovremmo comportarci con coloro che arrivano, ad esempio, dal Brasile o dalla Cina?
«Una volta arrivati in aeroporto dovrebbero scaricare una app, non Immuni, in cui c'è il tracciamento continuo dei loro spostamenti. E poi farei anche un tampone in aeroporto, così che se risultassero positivi li si potrebbe mettere in isolamento».
Attuerebbe questo protocollo solo con chi proviene da questi due stati? «Da quelle zone in cui c'è l'epidemia in corso».

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