Terrorismo, si indaga anche a Verona. Zaia: "Stop alle moschee e sermoni in italiano"

Il presidente della Regione è contrario alla costruzione di nuove moschee almeno fino a quando non verrà fatta chiarezza in merito alle indagini condotte dalla Procura di Venezia. Gli inquirenti monitorano alcuni sospetti jihadisti anche nella provincia veronese

Il presidente della giunta regionale del Veneto, Luca Zaia, chiede che non venga dato il permesso di apertura di nuove moschee finché non sarà fatta chiarezza dalle indagini sulle cellule islamiche. “Sono assolutamente contrario alla costruzione di nuove moschee in Veneto, finché non saranno chiariti tutti i problemi che ci sono in questo momento”.

Le indagini partite dalla procura di Venezia su possibili jihadisti sono estese a tutta la Regione, compresa la provincia di Verona. Gli inquirenti stanno monitorando le posizioni di alcune persone sospettate di essere vicini o di appartenere a frange estremiste.

Zaia ha anche annunciato che la prossima settimana avrà un incontro con gli imam moderati del Veneto.

“Alcuni di questi predicatori - ha fatto sapere Zaia - li ho già incontrati nei giorni scorsi e a loro ho detto chiaramente che i sermoni vanno fatti in italiano, per un motivo di trasparenza. Il presidente della Regione ha manifestato solidarietà con gli imam moderati che sono stati fatti oggetto di attacchi da parte dei fondamentalisti che”, ha puntualizzato Zaia, “sono presenti anche in Veneto”. Ritornando al tema delle moschee, Zaia ha osservato che i cittadini veneti non fanno nessun problema se nel loro territorio apre un tempio buddhista, “lo fanno, invece, davanti ad una richiesta di aprire una moschea, perché temono appunto il fondamentalismo e - secondo Zaia - il rapporto con questo fenomeno non è stato ancora chiarito”.

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